Informare per sovvertire il presente. Appunti da una ricca giornata di confronto.

Sabato 9 Aprile si è tenuta presso la Biblioteca popolare di San Concordio(Lucca) la presentazione ufficiale de Il Tafferuglio – Cronache dal mondo di sotto. Erano presenti con noi Cristiano Armati di Red Star Press e alcuni redattori di Riscatto da Pisa e di Informazione Anticapitalista Dada-Viruz Project di Viareggio. Grazie soprattutto ai nostri ospiti, si è svolta una ricca e stimolante discussione sul ruolo dell’informazione di movimento a cui hanno assistito circa 50 persone che hanno riempito la sala della biblioteca.

Il punto centrale del dibattito ha riguardato il significato del titolo che abbiamo scelta per questa iniziativa: Informare per sovvertire il presente. Un titolo che indica uno scopo, una direzione, un obiettivo a cui un’informazione che si voglia partigiana deve mirare. Parlare della necessità di un’informazione di parte (che non sia, però, solo per la propria parte, laddove per propria parte sono da intendersi le cerchie strettamente militanti) significa dunque anche interrogarsi su cosa significa e può significare, per l’oggi e per l’avvenire, lavorare per sovvertire il presente.

Nonostante la fase che i movimenti e le lotte sociali in Italia vivono da alcuni anni a questa parte non sia delle più semplici e non manchi di contraddizioni, l’invito che abbiamo potuto trarre dai nostri ospiti è quello di non sottovalutare il potenziale insito nel mondo dei centri sociali italiani, un potenziale che deriva dalla ricchezza del patrimonio politico, culturale e umano che malgrado tutto ancora continua a vivere in questi luoghi. Un mondo che, per quanto complessivamente sembri vivere una fase di resistenza, continua a costituire una spina nel fianco per la governance delle città e che in più di una situazione, laddove l’azione politica metta al centro i bisogni fondamentali delle persone e sia disposta a sperimentare e a innovare le pratiche, ha delle notevoli potenzialità espansive. Ci siamo dunque interrogati sull’ambivalenza della parola resistenza, che può essere vista dunque non solo come arroccamento difensivo, ma anche come periodo di riorganizzazione delle forze in vista dell’attacco.

Da questo punto di vista l’incontro di ieri ha confermato l’importanza dell’informazione come strumento fondamentale al fine di costruire un immaginario, un immaginario che non risulti però calato dall’alto, frutto di un approccio libresco e ideologico alla realtà, ma che sappia invece imparare dalle battaglie concrete che mettono al centro la materialità dei bisogni. A più riprese i nostri ospiti hanno infatti sottolineato come coloro che fanno informazione non abbiano il compito di essere una guida per il movimento, di “dargli la linea”, ma debbano invece essere loro stessi movimento, parte di una comunità in lotta. Solo a partire da questa stretta connessione materiale con le vertenze che vengono condotte nei territori è possibile contribuire a dare loro continuità e capacità di narrazione, e far maturare le soggettività conflittuali nella loro coscienza di chi è il nemico.

Di fronte al silenzio o alla criminalizzazione che queste lotte subiscono nel momento in cui sfondano i margini di compatibilità degli assetti di potere, a qualunque livello questi siano situati, abbiamo convenuto che risulta fuori-luogo parlare di contro-informazione, un termine di cui occorre disfarsi. Oggi in molti casi si tratta davvero di dire la verità, una verità che è sempre di parte, perché nasce da uno specifico punto di osservazione, da dove la si interpreta e la si narra. Una verità che non deve avere paura di essere alle volte scandalosa e appannaggio di una minoranza, ma deve invece ricercare e lavorare pazientemente per decostruire e smontare tutti quei miti o quei tabù (come ad esempio quello della legalità, slegata da ogni riflessione sulla giustizia sociale e sulla natura del diritto come prodotto dei rapporti di forza tra le classi) che la visione del mondo veicolata dai maggiori media considera intoccabili.

Si è infine riflettuto sul differente utilizzo del digitale e del cartaceo, il primo forse più utile nell’immediato, il secondo invece più adatto a sedimentare e a portare a maturazione una riflessione politica su un avvenimento o una serie di avvenimenti. Un’indicazione pratica su cui avremo senza dubbio modo di riflettere in futuro.

In conclusione ringraziamo i nostri ospiti e il pubblico presente per gli utili spunti teorici e pratici che la discussione di ieri ci ha fornito. Mario Tronti diceva: “Ribellarsi è giusto ma bisogna farlo bene, saperlo fare bene, imparare a saperlo fare bene, e questo è il compito di una vita”. Per parte nostra, ci impegneremo a far sì che il nostro lavoro di produzione e diffusione di un’informazione e di una cultura antagonista possa contribuire a questo scopo.

Informiamo per sovvertire il presente.

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