Contro confini, muri e frontiere, abbattiamo la fortezza europea. #overthefortress

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Da Idomeni in Grecia al confine con la Macedonia fino al Brennero si erigono muri e barriere di filo spinato per respingere i migranti. L’Unione Europea sta crollando sotto i colpi della paura e della xenofobia, il trattato di Schengen è sempre di più un pezzo di carta da cui molti governi europei vogliono liberarsi, e la questione migranti è la punta di diamante delle campagne elettorali delle compagini fasciste. Di fronte ai fatti degli ultimi giorni il disegno europeista dimostra ancora una volta la sua debolezza e la sua natura di mero accordo economico-commerciale, di unione di capitali, di struttura di sfruttamento e controllo sovranazionale. Per democrazia, welfare, diritti, e libertà di movimento non c’è più spazio all’interno dell’Unione Europea.

Davanti all’intensificarsi di dispositivi di controllo delle migrazioni e all’aumento della repressione i movimenti sociali dovrebbero riuscire a intrecciare le lotte e la solidarietà contro le frontiere, i respingimenti e l’arbitrio degli hotspots. Dobbiamo lottare per i diritti di movimento e l’abbattimento dei nuovi muri, perché la lotta dei migranti dell’Africa subsahariana, della Siria o del Pakistan, è la nostra lotta, contro questa Europa, contro la repressione e il controllo poliziesco.

Ciascuno è sempre straniero per qualcun altro. Il muro eretto al confine con l’Austria, come il blocco all’accesso al welfare in Gran Bretagna per 7 anni per i migranti economici provenienti perlopiù dai paesi del Sud Europa devastati dall’austerità, stabilito in un recente accordo europeo, ci dicono con chiarezza che il dispositivo dei confini è ben lontano dal riguardare solo gli “altri”. Anche per questo rilanciamo la campagna di crowdfunding di Melting Pot Europe, per il “No border Wi-fi” a Idomeni e la solidarietà attiva nelle frontiere chiuse della fortezza Europea e ci sentiamo di sottoscrivere pienamente queste righe:

“Le politiche europee e quelle dei singoli Stati si stanno allineando a destra costruendo un blocco avverso alle migrazioni forzate che, in questo momento, rappresenta l’essenza della governamentalità post-democratica europea. In questo mosaico di ipocrisia e di cinismo l’attenzione di tutti deve rimanere ben fissa sui corpi di chi, nonostante tutti i dispositivi militari e legislativi che ne vogliono ostacolare e bloccare l’arrivo, rivendica pieno accesso all’accoglienza e alla cittadinanza europea.”

Versione originale qui.

Di ritorno dalla straordinaria esperienza della “March #overthefortress”, nella quale 300 persone hanno portato una solidarietà attiva e concreta agli oltre 10.000 rifugiati bloccati a Idomeni, sul confine greco macedone, la campagna sociale e politica prolunga la sua permanenza al campo di Idomeni. Rimane con l’obiettivo di sostenere i diritti di coloro che in questo momento sono esclusi dalla possibilità di richiedere asilo e di proseguire il viaggio verso i territori europei.

Per fare questo gli attivisti e le attiviste di Overthefortress sono rimasti oltre la fine della marcia e hanno installato un punto corrente, luce e Wi-Fi. Questo piccolo luogo è diventato immediatamente un punto di incontro e di scambio. Insieme alla corrente e alla luce si è subito aggiunta la musica e quindi i balli e le danze.

Ma non solo: il Wi-Fi è fondamentale per la richiesta d’asilo perché l’unico modo per accedervi da Idomeni è una chiamata Skype ad un indirizzo del governo. E’ molto difficile riuscire a collegarsi perciò il punto Wi-Fi verrà potenziato con una parabola per garantire un segnale continuo e costante nel tentativo di forzare, finalmente, questa situazione.

Il progetto vuole coinvolgere i migranti nella gestione della nuova “info tenda” e verrà seguito da una presenza a staffetta. La permanenza al campo di attivisti e attiviste vuole nel contempo garantire un monitoraggio indipendente che racconti da un lato le ricadute che si avranno con l’attuazione del vergognoso accordo tra l’Unione europea e la Turchia, e dall’altro le storie, le speranze, le proteste di tutte quelle vite sospese alla frontiera. Questa presenza, infine, avrà il compito di verificare le priorità materiali delle persone per effettuare acquisti in loco o programmare viaggi dall’Italia di materiale utile per continuare a garantire un loro sostegno.

La campagna solidale #overthefortress, oltre a quanto sopradescritto, si pone questi altri obiettivi:

– raggiungere, monitorare e raccontare attraverso il sito Melting Pot Europa (www.meltingpot.org) la situazione nelle zone di confine interne ed esterne dell’Europa e nei luoghi dell’accoglienza emergenziale allargando il proprio raggio d’azione a tutto lo spazio europeo ed Euro-Mediterraneo;

– sostenere in tutti i modi possibili la libertà di movimento delle persone offrendo supporto con materiali informativi, informazioni legali, wi-fi, generi di prima necessità, donazioni ecc;

– connettersi con le realtà autorganizzate nazionali, europee e dell’area mediterranea che stanno operando nelle zone di confine per coordinare le attività e cooperare con loro;

– costruire con le organizzazioni presenti nelle zone di confine iniziative sociali e politiche che contrastino dal basso le attuali politiche europee di esclusione.

Per portare avanti queste progettualità la campagna #overthefortress promuove un crowdfunding: tutti i fondi raccolti verranno utilizzati per acquistare materiali utili, garantire la presenza dei volontari e noleggiare i mezzi di trasporto per raggiungere le zone di confine.

La staffetta solidale #overthefortress è iniziata lo scorso anno a fine estate: attivisti, studenti, volontari hanno raccolto fin da subito una proposta di solidarietà dal basso (indipendente ed autofinanziata) e hanno deciso di mettersi in cammino a fianco dei migranti e supportarli nelle loro pratiche di resistenza e violazione dei confini attraverso le frontiere interne ed esterne dell’Europa. La staffetta si è mossa lungo l’asse della rotta dei Balcani e le isole greche del Mar Egeo, fino all’Ungheria.
L’operato costante di monitoraggio, possibile anche grazie alla rete di contatti costruiti con realtà europee e singoli individui attivi nei luoghi di maggior flusso, ha verificato sul campo quali sono gli effetti nefasti delle politiche di securitarizzazione. Così come si è potuto valutare l’effetto negativo legato alle logiche discriminatorie con cui si decide di aprire dei confini o di chiuderli per periodi non prevedibili né programmabili, con l’immediato risultato di bloccare migliaia di persone in alcuni paesi che si trasformano in “
prigioni a cielo aperto”.
Nei paesi balcanici la staffetta si è misurata con la progressiva imposizione di un “corridoio” di transito militarizzato che ha, da un lato, potenziato il sistema di controllo sui migranti e reso “invisibile” ai cittadini il trasferimento da campo a campo, dall’altro ha normalizzato e marginalizzato il ruolo degli attivisti e volontari.
Considerando la situazione descritta, la decisione dell’Austria di blindare i propri confini “a monte” del corridoio e restringere il numero dei richiedenti asilo in ingresso e in transito nel proprio territorio, non solo sta inceppando il passaggio ma ha prodotto un immediato effetto domino nei paesi limitrofi fino alla Grecia. Sono migliaia i richiedenti asilo bloccati alle frontiere e costretti a vivere in strada o in accampamenti improvvisati.

La crisi di solidarietà di questa Europa e la messa in pratica di un articolato piano europeo contro i migranti è evidente: non è solo visibile sulla Balkan route o nelle zone della frontiera esterna del continente, ma è un sistema complesso fatto di hotspot e di accoglienza dell’emergenza, di interi territori di confine militarizzati, di forme discriminatorie di differenziazione all’accesso al diritto d’asilo, di norme nazionali sempre più severe e restringenti per la concessione della protezione ai rifugiati, di accordi cinici con gli Stati africani per il rimpatrio rapido dei “clandestini” e con la Turchia, alla quale, dopo il vergognoso accordo del 18 marzo, viene affidato il compito di nuovo guardiano d’Europa. Mentre si susseguono vertici straordinari ed annunci, e si aumentano le risorse per potenziare l’Agenzia Frontex e le missioni militari Sophia e Poseidon nel Mediterraneo e nell’Egeo, e anche la NATO scende in campo al largo delle coste libiche e turche nella “guerra ai migranti”, il numero dei naufragi e delle morti aumenta inesorabile. Solo nei primi due mesi dell’anno sono morte 410 persone, ma queste vittime non fanno più scalpore.
Questo piano è sotto gli occhi di tutti e mette in risalto quali sono i rapporti di forza e le tensioni tra i vari Stati dell’Unione da nord a sud, da est ad ovest, oltre a far emergere istinti e politiche nazionaliste e populiste che si riorganizzano potenziando le barriere con filo spinato, adottando ulteriori leggi restrittive e violente azioni, di matrice xenofoba, mirate contro i migranti. Le politiche europee e quelle dei singoli Stati si stanno allineando a destra costruendo un blocco avverso alle migrazioni forzate che, in questo momento, rappresenta l’essenza della governamentalità post-democratica europea.

In questo mosaico di ipocrisia e di cinismo l’attenzione di tutti deve rimanere ben fissa sui corpi di chi, nonostante tutti i dispositivi militari e legislativi che ne vogliono ostacolare e bloccare l’arrivo, rivendica pieno accesso all’accoglienza e alla cittadinanza europea. In questi mesi, se “dall’alto” le risposte alle spinte dei migranti sono state, appunto, di chiusura, egoismo ed esclusione, dal basso, invece, sono arrivate reazioni di ampia e diffusa solidarietà non scontate: dagli abitanti delle isole di frontiera o dei luoghi di confine, a gruppi e realtà organizzate, fino a singoli soggetti, molteplici ed eterogenee sono le modalità di supporto che producono un linguaggio universale dei diritti e della solidarietà che spaventa i leader europei. Non è un caso, infatti, che si voglia normare e ridurre l’intensità di questa “eccedenza solidale” politicizzata con segnali preoccupanti quali arresti, come nel caso dei vigili del fuoco spagnoli impegnati a salvare i naufraghi in mare al largo dell’isola di Lesbo o in quello delle attiviste italiane a Calais, e registri d’iscrizione nei quali saranno accreditate solo quelle grosse organizzazioni che garantiranno un apporto umanitario ma tendenzialmente acritico. Anche su questo aspetto sarà necessario aprire un campo di battaglia per non far ridurre le importanti esperienze di attivismo e solidarietà.

Cogliendo le trasformazioni che sono in atto, la staffetta solidale #overthfortress, non può che implementare la propria azione e strutturarsi in una campagna sociale e politica, aperta a tutti coloro che vogliono farne parte.

Per unirti alla staffetta o chiedere informazioni contattaci alla mail:overthefortress@meltingpot.org

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