Festival del volontariato, dello sfruttamento e della precarietà. Se Lucca diventa passerella di governo.

Si è aperto Giovedì 14 Aprile a Lucca il Festival del Volontariato 2016. Per quattro giorni la kermesse toccherà le tematiche legate alle città e al ruolo dei volontari e del terzo settore nella gestione della povertà, del disagio e della marginalità.

Quest’anno si conferma ancora la natura filo governativa del festival, vera e propria passerella di nomi illustri del governo Renzi, nonché momento di propaganda e di esposizione di tematiche legate alle politiche del Partito Democratico: in primis la rivoluzione del volontariato come nuova forma di ‘apprendistato’.

Chi ha frequentato questo festival con occhio critico anche negli anni precedenti è riuscito sicuramente a cogliere quella che è la natura propagandistica di questa manifestazione, che rimane sempre centrale negli appuntamenti di ministri e sottosegretari.

Nel 2014 lo stesso premier presenziò all’iniziativa e, mentre i movimenti sociali scendevano in piazza a Roma, diversi collettivi lucchesi e pisani lo contestavano proprio a Lucca, uniti con la piazza romana dallo stesso slogan: “una sola grande opera-casa,reddito, dignità”.

Uno slogan che risuona ancora oggi  proprio perché casa e reddito(quindi lavoro) sono le due tematiche su cui hanno battuto più forti le politiche neoliberiste del governo targato PD.

Probabilmente utile ricordare il forse dimenticato Piano Casa che prevede l’impossibilità di chiedere la residenza e di ottenere l’allaccio di acqua e luce per coloro che abitano in case occupate. Persone che hanno subito con maggior violenza l’urto della crisi, persone che hanno perso il lavoro, e che non disponendo più di un reddito hanno finito per non poter più pagare l’affitto: i tanti troppi casi di sfratto per morosità incolpevole. A queste persone, in nome della difesa degli interessi di proprietari e palazzinari, il governo ha dichiarato guerra, sgomberando centinaia di occupazioni abitative in tutta Italia. Più ricordato è invece il Jobs Act, che ha ulteriormente precarizzato e privato di diritti il lavoro, favorendo padroni e impresari, e inserendo meccanismi perversi come le tutele crescenti.

Proprio al mondo del lavoro si lega la tematica del volontariato, che EXPO 2015 ma anche questo Festival hanno sdoganato come nuovo passaggio obbligato per l’inserimento lavorativo dei giovani. Un modello che proprio a Milano è stato testato con i 16mila ‘volontari’ che a noi sembra più giusto chiamare ‘lavoratori senza reddito’. Il volontariato è diventato così una vera e propria ricetta anti-crisi, che da una parte riesce ad assolvere i compiti ‘sociali’ di Stato, Comuni e enti pubblici, dopo il passo indietro fatto nei confronti del welfare state dall’Italia e dall’Europa negli ultimi vent’anni, e dall’altra fornisce bassa manovalanza per le imprese in cerca di schiavi.

Stage formativi, senza rimborsi, senza salario, che promettono (senza garanzie) un alto valore formativo e una prossima entrata nel circuito lavorativo. Promesse continuamente disattese. Un mondo di estrema precarietà e povertà disegnato dai governi della ristrutturazione capitalista negli anni ’80 e proseguito con Treu, Biagi, Fornero, e che ora ha trovato la sua estrema sintesi nelle politiche del Partito Democratico e del governo Renzi. I risultati li vediamo nei tassi di disoccupazione e nelle statistiche del piano Garanzia Giovani, che lavoro non lo ha garantito proprio a nessuno(e ce lo dice pure la Stampa).

Senza soffermarci ulteriormente su quelle che sono le politiche disastrose di Renzi, è utile capire meglio il ruolo di narratore dell’ideologia governista di questo festival, di incubatore di idee neoliberiste e di ennesima fabbrica di consenso e propaganda.

Senza nulla togliere alle varie e virtuose realtà di associazionismo e volontariato che ci sono in Italia e sopratutto a Lucca, ci interessa svelare il ruolo che ha questo festival, e la strumentalizzazione che si fa dei volontari che impegnano parte della loro vita nella solidarietà ma spesso sopperiscono senza essere retribuiti a funzioni che l’amministrazione pubblica dovrebbe prendersi a carico.

Per demitizzare è opportuno e sufficiente analizzare il programma di questi giorni, che parla da sé.

Oggi Venerdì 15 doveva essere presente Giuliano Poletti a discutere delle “misure contro la povertà adottate dal Governo”(sic!), quasi inutile commentare. Sempre molto eclatante e senza vergogna è il potere quando ostenta la sua inadeguatezza, peccato che poi Poletti non si sia presentato e anche la contestazione che avevano preparato i compagni del collettivo Torpedo sia saltata. Siamo sicuri che ci sarà tempo e modi per rifarsi.

Mentre scriviamo, Stefano Boeri (architetto ed iscritto PD), l’assessore alla sicurezza di Milano Marco Granelli e Cosimo Chiarelli, Generale di brigata dei Carabinieri, discutono di sicurezza urbana (conclude Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali). Senza vergogna appunto. Forse dimenticano il ruolo di Prefettura, Questura e Comune nella gestione dell’emergenza abitativa e povertà a Milano, innumerevoli sono stati gli sgomberi nei quartieri popolari nel 2015(vedi qui) lasciando senza casa centinaia di famiglie costrette dalle mancanze del pubblico a occupare case sfitte e abbandonate. Fortunatamente il potere cittadino è intervenuto più volte a tutelare gli interessi dei palazzinari milanesi.

Domani mattina invece Luigi Bobba Sottosegretario Ministero del Lavoro e Stefania Giannini, Ministro della Pubblica Istruzione, discutono di partecipazione dei cittadini lasciando a Stefano Tabò Presidente CSVnet, il compito di illustrare la partecipazione giovanile e il volontariato nei grandi eventi, in particolare ad EXPO. Evidentemente o il direttivo del Festival ostenta un strana ironia oppure considerano 16 mila volontari ad un evento dal fatturato ultra-milionario, un esempio di partecipazione civica. Stessa storia vale per il Ministro Giannini di cui forse si dimentica il ruolo nel diffondere il volontariato(o lavoro gratis) nelle scuole, sotto la formula dell’alternanza scuola-lavoro, che abitua fin da subito gli studenti alla pratica dello sfruttamento.

Potremmo andare avanti in questo triste excursus, citando ad esempio l’ennesimo esule istriano come Armando Spinelli che martella la platea con la retorica anti-storica sulle foibe e la cacciata degli italiani, oppure potremmo citare l’importante contributo del Banco Popolare sia come sponsor sia nel discutere di sviluppo sostenibile(risaputo come gli investimenti bancari siano sempre etici e indirizzati al bene comune). Ma ci fermiamo perché crediamo che i fatti, se si vogliono correttamente interpretare, parlano da soli di un Festival che è più che altro kermesse di retorica governativa e neoliberal, e bassa propaganda renziana, di cui forse, siamo già altamente bombardati. 

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