Paolo Del Debbio: dalla parte della gente, per la gente?

A pochi giorni dall’apertura di questo sito, non possiamo non confrontarci con un nostro concittadino, un giornalista che da anni riscuote un notevole successo a livello nazionale.
Il suo prodotto meglio riuscito è probabilmente Quinta Colonna, il famoso talk show che va in onda ogni lunedì alle 20.30 su Rete 4, mantenendo uno share medio che si avvicina al 7%, corrispondente a più di 1 milione e mezzo di telespettatori. 
E’ un talk show particolare: Del Debbio usa un linguaggio semplice, diretto, spesso quasi vernacolare; si prende confidenze con gli spettatori che raramente altri conduttori hanno il coraggio di prendersi; fa battute, scherza, fa sorridere pubblico e ospiti, mette a proprio agio.

I suoi prodotti sono di largo consumo, rivolti a un pubblico stanco dei dibattiti noiosi e ripetitivi sul sesso degli angeli e anche delle donne che ormai affollano i palazzi del potere avendo ottenuto la «parità dei fessi», nel senso che le signore impegnate in politica, se sono somare, lo sono nella stessa misura dei colleghi maschi. Del Debbio se ne infischia dell’Italicum e delle conseguenze del medesimo; preferisce occuparsi dell’immondizia che insozza le città e dei rom che, oltre a insozzare, rubano; s’interessa con passione ai problemi di chi cerca lavoro, al punto da trovargliene spesso uno. Insomma si dà da fare e porta a casa risultati superiori a quelli del guru di sinistra Michele Santoro, ed è tutto dire” (Si legga anche qui).

Insomma, un’informazione vicina alla gente comune, comprensibile, che sa colpire il cuore dell’uomo della strada. Quinta Colonna è una è una melodia che colpisce il ventre degli spettatori, Del Debbio il suo magistrale direttore d’orchestra: non esistono botte e risposta, confronti tra ospiti (se non nei rari casi in cui la situazione sfugge di mano, dove un ospite (o più) “urla” contro un altro che sta esponendo la propria opinione, perché indignato dalle “fesserie” che questo sta dicendo). Il conduttore decide a chi dare la parola, zittisce chi interviene e, prima che possa scatenarsi un chiassoso dibattito, manda un servizio, oppure la pubblicità.

Questo fa sì che non ci sia la possibilità di smontare con sofismi le opinioni degli altri: ognuno può dire la propria senza rischiare di essere umiliato dalle confutazioni altrui, cosicché gli ospiti, chi per strategia, chi per indole, costruiscono monologhi basati, più che su una argomentazione seria ma faticosa da seguire, su slogan e retorica.
In questo talk show non intervengono solo gli oratori di professione (politici, giornalisti e altri azzeccagarbugli vari), ma anche persone qualunque che, spesso in collegamento in diretta, si confrontano con chi siede sugli scranni del potere e dell’informazione.
Questo è il primo miracolo che avviene nello studio di Quinta Colonna: 
le persone comuni interpellate non sanno parlare il “politichese”, perciò i soloni sono costretti a scendere sul terreno dei comuni mortali, assumendo il linguaggio che tutti sanno utilizzare e soprattutto comprendere, il linguaggio da bar.

Gli unici che purtroppo non possono adeguarsi a questo linguaggio sono molte volte i rappresentanti delle comunità musulmane, o perché non sanno esprimersi bene in italiano, oppure perché, come Saif Abouabid(ospite di molte puntate), tentano di mantenere una certa seriosità con argomentazioni troppo alte e lineari (non che parli come un professore, diciamo che cerca di applicare buon senso e ragionevolezza) rispetto al livello popolare del programma.
Tuttavia Del Debbio mantiene la sua liberalità e scherza con tutti, permettendo a ognuno di esprimersi in completa libertà.

Ecco tre clip che mostrano il rapporto tra conduttore e ospiti:

1)Saif Abouabid viene cacciato perché, come ogni altro ospite, deve lasciar esprimere liberamente gli altri, anche quando reputa che dicano fesserie. (Da notare come sia basso il livello del microfono di Saif, cosa che stranamente accade in svariate puntate e che ha reso difficile ascoltare qualche suo discorso, a causa dei commenti e di quelle situazioni citate sopra, nelle quali altri hanno “urlato contro” quelle che reputavano le fesserie del rappresentante dei musulmani. Il basso volume faceva sì che ogni parola detta da un altro ospite sovrastasse la sua bassa voce, impedendo la comprensione allo spettatore del povero Saif) Video.

2) Qui Del Debbio scherza con un simpatico Imam. (“Io son toscano, siam furbi anche noi” Cit. Del Debbio)

3)Del Debbio difende questa signora musulmana dalle interruzioni degli altri ospiti, permettendole di esprimersi.
Video a 2:55:00

Nonostante l’abilità del nostro concittadino nel far esprimere democraticamente ogni invitato, il programma riesce a colpire al cuore lo spettatore anche in altri modi. Uno di questi è l’uso di titoli didascalici che si susseguono durante la trasmissione, con la funzione di riassumere e contestualizzare l’ambito della discussione o del servizio giornalistico mostrato.

Prendiamo come esempio l’elenco di quelli che compaiono in una puntata scelta casualmente, quella del 4 aprile. Ecco i titoli in ordine di comparsa (Le ripetizioni presenti non sono un errore, ma c’è semplicemente la riproposizione dei soliti titoli)

Puntata del 4 aprile.

Prima Parte: Intervista a Giorgia Meloni e successivamente a Roberto Maroni (Durata circa 45 minuti)

  • La politica del malaffare: favori al fidanzato del ministro?
  • Furti e rapine: Roma Capitale dell’insicurezza
  • Ecco la mia risposta se divento sindaco: Giorgia Meloni
  • Sarò una mamma sindaco: Giorgia Meloni
  • Attentati a Bruxelles: le lacrime del ministro Mogherini
  • Immigrati: nuovi sbarchi e scontri al Brennero
  • Allarme immigrazione – Nuovi sbarchi e scontri al Brennero
  • A Bergamo sulle tracce del kossovaro (sic!) col mitra
  • Terrorismo – Più controlli nelle moschee: il presidente Maroni
  • Terrorismo – Ecco la mia legge anti-moschee: il presidente Maroni
  • Allarme immigrazione – Nuovi sbarchi e scontri al Brennero


Seconda Parte: Talk show con diversi ospiti in studio

  • Che pensione avrò? – Arriva dall’INPS la busta arancione
  • Pensioni troppo basse: tutta colpa della Fornero?
  • Salvini sbarca nel paese della Fornero
  • Pensioni troppo basse: tutta colpa della Fornero?
  • Poveri Pensionati: tutti in coda dalle 4 del mattino
  • I pensionati ricchi debbono aiutare i più poveri?
  • Baby pensioni – Ci sono andata a 35 anni ma oggi lavoro
  • Scandalo baby pensioni: Ecco i più noti d’Italia
  • Che pensione avrò? – Arriva dall’INPS la busta arancione
  • A 75 anni per la prima volta pensionati in piazza
  • Baby pensioni – Ci sono andata a 35 anni ma oggi lavoro
  • I pensionati ricchi debbono aiutare i più poveri?
  • Pensioni troppo basse: tutta colpa della Fornero?
  • Ho 53 anni. Sono malata. A maggio mi sfrattano
  • Rossella, 53 anni: nessun lavoro e una misera pensione
  • A Salerno il complice dei terroristi di Bruxelles
  • Allarme terrorismo: cellule dell’Isis anche in Italia
  • Le nostre città stanno diventando islamiche?
  • Brescia, la base islamica d’Italia
  • Allarme terrorismo: cellule dell’Isis anche in Italia
  • Il cuore di Roma parla islamico
  • Moschee, kebab, mercati: siamo in mano agli islamici?
  • Allarme terrorismo: perché l’Isis ci ha dichiarato guerra?
  • Ho sposato un Imam e mi sono convertita
  • Moschee, kebab, mercati: siamo in mano agli islamici?
  • Le nostre città stanno diventando islamiche?

La prima cosa che è interessante notare, è probabilmente più evidente nella parte dedicata all’Islam.
Si tratta del “
doppio messaggio”: se nello studio si respira spesso un aria pacata, tranquilla e per certi versi tollerante, i titoli quasi sempre ci consigliano una situazione allarmante.
Quindi, spingendoci un poco oltre, possiamo sospettare che uno dei punti di forza del programma sia proprio questa dicotomia tra “allarme” (titoli, servizi giornalistici ecc.) e “familiarità” (espressioni colloquiali, battute ecc.), che, una volta proposti contempornaeamente, generano nello spettatore uno stato di partecipazione, che si esplica
 nella creazione di un “Noi”, collettivo (Io-spettatore + Del Debbio + la gente comune intervistata + gli altri spettatori o anche, generalizzando, tutti i membri del popolo italiano) contro “Loro”, i cattivi (a volte impersonati dai politici, a volte dai “furbetti”, dagli islamici, dagli immigrati, dagli “speculatori” (termine usato durante la trasmissione da Paolo Barnard), ecc.).

Altro aspetto curioso è la quantità di titoli: poco meno di 40 per circa 195 minuti di trasmissione. Facendo un semplice calcolo notiamo che il titolo mediamente cambia meno di ogni 5 minuti. Anche se i titoletti non sono completamente sovrapponibili al contenuto dei discorsi fatti dagli ospiti, riescono a spiegare, pure a chi non ha potuto vedere il programma, l’andamento accelerato delle tematiche: mantengono un vago tema generale, ma variano i punti focali velocemente, non permettendo una conversazione dialettica tra i presenti: in altre parole non si rende possibile un confronto tra punti di vista diversi, favorendo una successione di monologhi. (come ho già spiegato, può accadere che ci sia un confronto verbale, ma questo spesso accade quando Del Debbio non riesce a contenere un ospite che non può più trattenersi di fronte alle affermazioni di un altro invitato e, per questa ragione, reagisce interrompendolo e “urlandogli”addosso)

Ci sarebbe molto da dire sull’uso di strategie comunicative di Quinta Colonna, ma per soffermarci su ogni singolo aspetto ci vorrebbe un testo ben più lungo (e forse anche più noioso e faticoso) di un articolo online.
Sintetizzando possiamo racchiudere queste strategie in questo: (gli esempi verranno presi dalla puntata del 4 aprile)

– lo sfruttamento dell’ingenuità di certi ospiti per costruire un clima semplificato di Noi (vittime) contro Loro (carnefici). Ne sono esempio gli interventi dei pensionati da Faenza (1:10:40) oppure la penosa storia della povera “Rossella, 53 anni: nessun lavoro e una misera pensione” (da vedere! 1:52:05).

– l’uso di personaggi stereotipati. L’imam non viene presentato per nome, ma semplicemente come “l’imam”. Naima Ennaji (2:55:00) non è altro che la figura della donna islamica (buona). Paola Nava di “Baby pensioni – Ci sono andata a 35 anni ma oggi lavoro” (1:18:30), rappresenta la baby pensionata (buona), che si è resa conto che la sua pensione anticipata è causa di sofferenze altrui.
E in fondo Naima e Paola sono proprio questo, persone qualunque. (provate a cercare su internet questi nomi, non troverete niente)

– Il camuffamento del genere televisivo al quale appartiene Quinta Colonna: si presenta come un programma di dibattito e d’informazione, ma, se analizzato, è facile comprendere quanto gli strumenti comunicativi che utilizza possono essere compresi nella definizione di “intrattenimento emotivo”, che lo rende più facilmente accostabile ai famosi programmi che mimano processi in tribunale (come Forum e Verdetto Finale) piuttosto che a programmi di dibattito/informazione. I tratti in comune con questi pseudo-tribunali televisivi sono molti, primo fra tutti l’orizzontalità del valore delle opinioni (tutti parlano, tutti ne hanno ugual diritto).

Un altro tipo di parallelismo curioso che possiamo fare è tra lo stile comunicativo di questo programma (molto amato dagli anziani) e la comunicazione del social network (piattaforma, anche (purtroppo) d’informazione, utilizzata dai giovani). Per evitare di dilungarmi userò un sintetico elenco.

  • Appiattimento e orizzontalizzazione delle opinioni (ognuno vale uno!).
  • Uso di slogan e retoriche.
  • Comunicazione lampo e poco approfondita.


Per concludere la parte di analisi riporto una parte di una vecchia intervista di Del Debbio riguardo al suo programma su Rete 4:

Facciamo parlare i cittadini che non ne possono più di ragionamenti complicati, di sofismi, di giochini parlamentari, ma vogliono risposte semplici a domande semplici. Se questo è giornalismo di Serie B, allora aspiro a farne uno di Serie C… Chi viene da me deve confrontarsi con le persone, e molti politici lo temono”

“Risposte semplici a domande semplici”, ecco la ricetta vincente del nostro concittadino. Purtroppo la realtà è colta raramente da domande semplici ed è anche più difficilmente spiegabile con semplici risposte. Ma niente è impossibile: basta far passare un programma di demagogia e intrattenimento emotivo per uno d’informazione. Del Debbio dà alla gente quello che vuole: la possibilità di spegnere il cervello e lasciarsi cullare da favole, spesso pure inquietanti.

 

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