L’evasione fiscale e la legalità a senso unico dei padroni. Se il caso Tenucci ci dice chi sono i nostri nemici.

Nelle ultime tre settimane, a Lucca, tiene banco la spinosa questione di Umberto Tenucci e della chiusura del suoi negozi di abbigliamento, dovuta all’inchiesta per evasione fiscale di quasi 7 milioni di euro, e al conseguente sequestro dei suoi immobili e a un’ulteriore cartella da 900.000 euro.

Nessuno nella nostra redazione è mai stato nei lussuosi locali del suddetto negoziante, e neppure avremmo avuto interesse a seguire la vicenda di comune evasione (a cui siamo abituati) se non fosse stato per le particolarissime reazioni dei poteri forti del nostro territorio, che ci dicono chiaramente come ragiona e cosa vuole la classe imprenditoriale della nostra città.

Umberto Tenucci possiede sei negozi, da sempre vicino al centro-destra e alla vecchia classe democristiana lucchese, membro dell’organo di indirizzo di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (un colosso, settimo in Italia, che eroga sulla piana circa 30 milioni di euro ogni anno), ben vicino alla dirigenza del Banco Popolare tanto da aver avuto credito a sufficienza per coprire, negli ultimi anni, molti debiti. È inoltre membro del Rotary Club (l’organizzazione della borghesia internazionale, club di interessi o, c’è chi dice, setta massonica alla luce del sole), ex presidente di Confcommercio, e tuttora membro del consiglio direttivo. Un uomo che in una città di commercianti e imprenditori come Lucca, conta molto, ed è nelle posizioni giuste e strategiche per tutelare i propri interessi e condizionare la politica.

Peccato che anche ai più ricchi e potenti ogni tanto capiti di essere beccati. L’ultima cartella esattoriale di Equitalia è stata ‘estinta’ con il sequestro della merce, fatto che ha portato alla chiusura di tutti i negozi e al licenziamento dei commessi.
Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria, che non abbiamo certo gli strumenti per poter analizzare, ed esprimendo tutta la nostra solidarietà ai lavoratori colpiti dalla evidente malgestione e malafede del loro padrone, ci interessa soffermarci su alcuni punti.

Intorno a questa vicenda si è scritto molto. In pochissimo tempo tutto il gotha imprenditoriale cittadino ha sentito il dovere di esprimere solidarietà a un uomo colpevole di avere evaso una cifra milionaria (mica qualche scontrino). Addirittura il Sindaco Tambellini è stato attaccato per non essere stato celere nel difendere l’ennesimo imprenditore finito nelle mire del fisco, e alla fine pure lui si è espresso di malavoglia, costretto dalla necessità di non scontentare i commercianti.

C’è chi come Aldo Grandi, dal suo sito, noto sopratutto per essere spazio di offese gratuite, bufale e fascisterie scrive: “Peccato che in questo paese di merda gli evasori siano ben altri, quelli che ogni giorno spacciano, truffano, rubano, rapinano, stuprano e trovano sempre un partito politico, qualche autorità, un giudice, un sacerdote financo vestito di bianco, che si offrono per proteggerli e per assolverli dai loro peccati.”

Ovviamente Grandi difende Tenucci e punta il dito contro la microcriminalità (non lo dice ma per i suoi lettori è ovvio il collegamento ai migranti), che a quanto pare sarebbe colpevole dell’evasione fiscale, un pensiero nella testa di molti imprenditori. Peccato poi che proprio Confindustria (rapporto 2015) ci dice che l’evasione fiscale, che in Italia ammonta a 122 miliardi (7,5% del P.I.L), è costituita soprattutto dal sommerso nei servizi e nel commercio. Facile per l’imprenditoria e i suoi venditori di odio puntare il dito contro altri, contro l’abusivo o contro il migrante, ma la realtà è ben diversa.

Anche Confcommercio prosegue sulla stessa linea di Grandi, da sempre avversari delle attività low cost, doner kebab in primis. Nel comunicato pubblicato su Il Tirreno il 9 Aprile questi svicolano dal tema evasione per sottolineare come il centro storico stia morendo, come se la presunta crisi degli storici negozi di Lucca giustifichi o sia collegata alla maxi evasione. Nell’articolo si punta inoltre il dito contro le banche che non fanno credito (verissimo per molti, meno per personaggi ben inseriti come Tenucci che hanno sempre trovato il modo di accendere prestiti), contro le liberalizzazioni (it’s capitalism baby!), per la tradizione, e a favore del progetto (di Forza Italia) di rendere l’ex manifattura, bene comune di valore storico, un parcheggio multipiano.

Confcommercio non ci sorprende, un’organizzazione padronale che da sempre ha fatto propaganda a destra, detta la politica lucchese e del centro storico e condivide molti punti programmatici con portatori d’interessi protezionistici, tradizionalisti e anti-migranti come Salvini (per conferma si legga la Nazione Venerdì 22 Aprile). Non dimentichiamo le dichiarazioni del direttore di Confcommercio, Rodolfo Pasquini, contro abusivismo e accattonaggio, a suo giudizio le prime cause di degrado in centro e di crisi del settore. Ancora una volta i potentati economici non trovano di meglio che rifarsela con i più deboli, ma ne abbiamo già parlato su queste pagine.

Per noi invece l’evasione fiscale è una questione direttamente collegata allo sfruttamento, alla povertà e alla distribuzione della ricchezza. Lungi da noi ogni visione legalitaria, non ci appartiene la retorica scandalistica, grillina e giustizialista, e anzi capiamo perfettamente la problematicità della tassazione elevata, dell’arrivare a fine mese per il piccolo commerciante, del pagare un salario e vedere che il 50% se non di più è mangiato da tasse e contributi per una pensione che non arriverà.

Non siamo qui a difendere le prerogative statali o le leggi di un governo che tutela gli interessi solo del grande capitale, ma anche in un contesto di uno Stato ingiusto e da rivoluzionare, sappiamo che l’evasione, nonostante lo sperpero che si fa della fiscalità generale, concorre e spesso legittima il taglio del welfare, risorse realmente tolte a vari settore del sociale come l’edilizia residenziale pubblica o alla pubblica istruzione.

Questa evasione, di chi è ricco ed evade per avidità o per mantenere uno status, indigna chi vive al di sotto della povertà, costretto a subire le scelte e le politiche neoliberiste delle grandi strutture dell’impresa, del commercio e delle banche. Quelle stesse strutture che Umberto Tenucci rappresenta o ha rappresentato e che senza vergogna lo hanno difeso, ma che incoerentemente sono sempre state paladine della legalità, del rispetto della legge a tutti i costi. Ma ovviamente la legge è roba per i poveri, mica per loro.

Tutti i notabili e gli opinionisti di questa città hanno offeso i cosiddetti “avvoltoi”, che magari avevano osato pensare un “ben gli sta!”, da Remo Santini della Nazione, da cui non ci aspettavamo niente meno che un richiamo alla tradizione centenaria del negozio che chiude, ricalcando il comunicato di Confcommerico (qui), a politici come Piero Angelini, democristiano di lungo corso che chiede una seconda possibilità, o Marco Chiari (ex assessore giunta Favilla). Quelli stessi politicanti che poi chiedono pene esemplari per un accattone che a loro dire rovina il decoro urbano o attaccano l’accoglienza migranti che definiscono sperpero di denaro pubblico.


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In una città di grandi evasori (non dimentichiamoci di Roberto Natangelo, primo lucchese nei Panama Papers) e borghesi dalla legalità a senso unico, noi stiamo con gli avvoltoi, quelli che rivendicano una sana rabbia di classe, quelli che attendono un’occasione di riscatto verso gli sfruttatori. Stiamo dalla parte di quelli che stanno in basso e che dal basso vedono i ricchi fare quadrato per difendere i loro privilegi, confidando che fatti come questi fungano da ulteriore prova di quali siano i nemici, e da che parte della barricata sia giusto stare.

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