Migrazione e accoglienza. Come la destra detta l’agenda politica lucchese.

A Lucca di migranti non ne devono arrivare più”. Questo il commento dell’assessore al sociale Antonio Sichi, dopo l’ultimatum della Prefettura che invitava, soprattutto i comuni inadempienti, a dare disponibilità per l’accoglienza. Il botta e risposta tra Comuni e Prefetto continua da mesi ad occupare le pagine dei giornali con la stessa dinamica: i vari Sindaci si rifiutano di accogliere ancora o ribadiscono il ‘no’ a qualsiasi accoglienza, la prefettura, dal canto suo, minaccia ritorsioni senza riuscire ad imporre l’obbligo dell’accoglienza, quando in realtà sarebbe in suo potere fare(e aggiungiamo noi anche giusto difronte ai muri imposti da Sindaci impensieriti solo dalle ricadute elettorali).

La diatriba politica tipicamente pre-elettorale ha investito anche Altopascio, comune che ha sempre rifiutato i richiedenti asilo e dove domenica 5 Giugno ci sarà lo scontro tra la coalizione di Fratelli d’Italia-Lega Nord e il Partito Democratico. Altopascio ben rappresenta la situazione delle amministrative 2016, ovvero due poli contrapposti: PD contro le destre guidate dalle tematiche salviniane. In questo dualismo si inserisce il Movimento 5 Stelle, e una sinistra quasi inesistente. Qualsiasi siano gli attori in campo il programma è comunque dettato da Lega e alleati, che seppur mai maggioritari a livello nazionale, riusciranno probabilmente ad imporsi in molti comuni e a dettare l’agenda dell’opinione pubblica, ingigantendo la tematica migrazione fino a farla apparire una catastrofe nazionale collegata alla crisi economica che l’Europa attraversa da otto anni.

Anche nella Toscana targata PD e soprattutto nella città di Lucca si fa sentire l’eco dei media nazionali, come ad esempio quello del talk show Quinta Colonna diretto dal nostro concittadino Paolo Del Debbio, delle cui strategie discorsive ci eravamo già occupati. Continuamente e quotidianamente il dibattito dei giornali locali verte su sicurezza e migranti. A questo giro neanche il PD ha potuto far finta di nulla. La giunta Tambellini sembra difatti decisa a smarcarsi da una difesa totale dell’immigrazione rincorrendo la destra sul suo terreno, addirittura l’assessore Sichi, verso fine aprile, ha duramente attaccato e minacciato di espulsioni alcuni ragazzi di una casa di accoglienza di Sant’Anna, finiti sui giornali locali, colpevoli di aver bevuto birra in parco. La campagna elettorale per le amministrative 2017 pare così già iniziata.

Nel Comune di Lucca, per quanto in molti parlino di “invasione”, vivono all’incirca 148 migranti nelle tensostrutture della Croce Rossa e altri 142 in altre strutture di accoglienza affidate a varie cooperative o associazioni. Quindi circa 300 regolari richiedenti asilo politico su una popolazione di quasi 90mila abitanti, uno 0,33% che non pare proprio allarmante (sono meno di 600 in tutta la provincia).

Allarmante è invece la stima fatta dall’UNHCR, secondo cui nell’ultima settimana di Maggio, sarebbero oltre 700 i migranti morti nel Mediterraneo, sulla rotta verso l’Italia.

Allarmante è anche il sistema dell’accoglienza europeo, che negli hotspots greci respinge automaticamente chi proviene da paesi come la Nigeria considerandoli arbitrariamente come ‘migranti economici’, in barba ai diritti umani che l’Unione Europa sbandiera come valore fondante(si veda qui).

Allarmanti sono sicuramente i diritti violati quotidianamente nelle questure e prefetture italiane, le tendopoli sovraffollate, l’accaparramento di risorse pubbliche di alcune mega cooperative a danno dei migranti.

Quasi mai, in un contesto talvolta xenofobo come quello italiano, si affrontano le criticità dei diritti violati per le centinaia di migliaia di richiedenti asilo che sbarcano in Italia ogni anno.

Gli sbarchi del 2015, peraltro in calo rispetto al 2014 (- 9%), soprattutto dall’Eritrea, Nigeria e Somalia. Oltre che da questi paesi, a Lucca sono inoltre presenti migranti provenienti dell’Africa occidentale (Gambia, Guinea, Mali), e poi da Pakistan, Afghanistan e Bangladesh.

La principale struttura di prima accoglienza è la tendopoli di Via delle Tagliate gestita dalla Croce Rossa e costantemente sovraffollata (148 ospiti invece dei 70 previsti) dove si vive e convive con molte difficoltà tra cui il freddo invernale e la calura estiva, spesso per un periodo ben più lungo di quello di transito (72 ore) a cui sarebbe deputata la struttura.

Le strutture effettivamente predisposte per l’accoglienza (Cara) sparse sul territorio italiano sono poche, sovraffollate, spesso malgestite e senza servizi, e non riescono a contenere tutti i migranti in arrivo. Perciò le prefetture ricorrono da anni a bandi emergenziali. Paradossale il termine “emergenza” quando gli arrivi sono tendenzialmente prevedibili, e ci sarebbero fondi europei per dotarsi di strutture statali adeguate o affidarsi a cooperative competenti nel settore.

Invece, anche a Lucca, troppo spesso vengono selezionati privati, immobiliari e hotel per la prima accoglienza. Nessuna conoscenza specifica, pochissimi servizi richiesti nei bandi, e quindi una politica d’integrazione assente che non fa accoglienza ma si limita ad ospitare migranti e a garantirli vitto e alloggio, quando invece i famosi 33-35 euro a migrante dovrebbero coprire spese per corsi d’italiano, formazione, trasporti, servizi burocratici, spese mediche.

Le prefetture agiscono in conformità all’inefficiente sistema sociale italiano, ovvero per bandi emergenziali che spesso sono solo uno sperpero di soldi pubblici e un modo per far arricchire privati speculatori. Dovrebbero invece appaltare la gestione dell’accoglienza con bandi molto più stringenti in termini di diritti, doveri e rendicontazione, esclusivamente alle cooperative affidabili che hanno dimostrato(ed esistono nella provincia di Lucca) di sapere svolgere un lavoro di mediazione culturale e sostegno all’integrazione.

Spesso lo stesso Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ) non solo fa la seconda accoglienza prevista e auspicabile quando si cerca di fare integrazione, ma accoglie migranti appena sbarcati sul territorio nazionale. L’Italia ma anche l’Europa è quindi disorganizzata di fronte agli arrivi, la sua inefficienza diventa così funzionale agli spot delle destre populiste.

Inefficienza che si ripropone anche nella burocrazia delle questure, dei tribunali e delle prefetture. Le richieste d’asilo sono difatti valutate tramite colloquio ben oltre i termini previsti dalla legge (un mese), con attese snervanti di 6 mesi o anche un anno. Dopo il colloquio svolto da un solo membro di una commissione per legge composta da quattro membri(due appartenenti al ministero dell’Interno, un rappresentante del sistema delle autonomie e un rappresentante dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite) si attendono svariati mesi per il risultato. Positivo significa che al migrante è stato riconosciuto lo status di rifugiato (Permesso di soggiorno di 5 anni), la protezione sussidiaria (Permesso di soggiorno di 5 anni, o protezione umanitaria (Permesso di soggiorno di 2 anni) per svariati motivi di pericolo o salute tra cui, ma non solo, guerra o conflitti nei paesi d’origine. Al giudizio negativo è possibile appellarsi entro trenta giorni presso un tribunale ordinario e spesso i giudizi affrettati, arbitrari e parziali della commissione vengono ribaltati con riconoscimento di protezione. (Un approfondimento sulla procedura di richiesta disponibile qui)

Nell’inefficienza dello Stato, si creano dei limbi giuridici in cui i diritti latitano e si alimenta la marginalità sociale. Basti pensare al legame tra permesso di soggiorno e residenza, che nega il primo a coloro che non presentano una dichiarazione di ospitalità o residenza, escludendo così dal permesso chi è costretto a vivere per strada, creando un circolo vizioso di marginalità: difatti chi non ha permesso non potrà avere un lavoro, né trovare i soldi per un affitto. A meno che, come spesso succede, non venga assunto in nero da qualche padroncino, senza tutele e con un salario ribassato. Si determina così un abbassamento generale dei diritti e delle tutele della forza-lavoro italiana: una chiara dimostrazione di come la guerra tra poveri faccia piacere solo ai capitalisti.

Nonostante i muri, gli hotspots, le quote e l’aumento di consenso per le destre xenofobe, l’Unione Europea continua comunque ad accogliere un certo numero di migranti, sia per non entrare apertamente in conflitto con quelli che presenta come i propri valori fondativi di stampo umanitario, sia per rispondere alle esigenze di far ripartire l’accumulazione capitalistica erodendo ulteriormente la forza lavoro. Per lo ‘sviluppo economico’ è strategico invece avere un “esercito industriale di riserva” ovvero una manodopera da sfruttare per il capolarato contadino, per le industrie, per i servizi.

Le tensioni sociali intraclassiste, ovvero tra poveri europei e poveri di recente arrivo, sono funzionali ai vertici statali come valvola di sfogo di una crisi in realtà prodotta dal sistema finanziario globale, orientare la rabbia e il disagio sociale verso il migrante invece che verso la politica, i manager, i dirigenti bancari.

Si può quindi facilmente comprendere come la retorica della destra populista (rappresentata in Italia, come a Lucca, da un arco di partiti che va dalla Lega Nord a Fratelli d’Italia passando per Casa Pound), è anch’essa funzionale all’Europa imprenditoriale, fomentando la guerra tra poveri invece che la guerra tra il basso sfruttato e il vertice che ci governa e sfrutta, ed è poi sopratutto ipocrita visto che la manodopera straniera è usata anche tra i piccoli imprenditori del Nord Italia i cui interessi sono tutelati soprattutto dalla Lega.

Nell’ipocrisia liberal-democratica e nell’assenza di percorsi di lotta e di riappropriazione che rompano la narrazione securitaria e razzista della competizione tra gli ultimi e gli esclusi per accaparrarsi gli ultimi residui di un welfare pubblico ormai in via di esaurimento, si può capire bene perché anche nel nostro territorio, in particolare nelle periferie, questa retorica sia spesso vittoriosa, e il malcontento si limiti ad un odio cieco verso migranti e stranieri, invece di andare all’attacco dei centri di potere.

La campagna elettorale del 2017 è già iniziata, con un generale spostamento a destra del dibattito pubblico che trascina con sé anche il Partito Democratico. Il Sindaco Tambellini in particolare, prevista la disfatta imminente, tenta di rifarsi un volto davanti alla classe media lucchese, indirizzata verso un cambio di direzione e assorbita anch’essa dalla retorica anti-immigrazione.

Recentemente, in una discussione con il presidente della provincia Luca Menesini, Maurizio Marchetti (papabile candidato sindaco della destra a Lucca) ha dichiarato: “Noi non accogliamo migranti per tanti motivi. Certamente il più importante è che non vogliamo partecipare a questo business che genera profitti sulla pelle di queste persone […]. Perché noi abbiamo il dovere morale di occuparci prima dei nostri concittadini in difficoltà.”

Di doveri morali in realtà la politica sembra averne ben pochi, altrimenti non si guarderebbe con indifferenza alle migliaia di morti nel Mediterraneo. Il “prima gli italiani” è lo slogan ad effetto dietro cui una classe politica di impresentabili (quella di Forza Italia, ex AN, fascistume vario, quella stessa classe politica che ha governato il nostro territorio e il nostro paese per decenni contribuendo alla crisi, alla speculazione, alla disoccupazione, professando libero mercato, azzerando tutele lavorative, praticando la corruzione diffusa) cerca di presentarsi come unica forza di rottura.

Decostruire ideologicamente questa piattaforma è importante e necessario ma servirà a poco se non si riuscirà a contrapporgli un’altra possibilità di rottura, vera, di classe, che dalla scuola, alla sanità alla casa al lavoro riaffermi il principio del “Prima i poveri”. Un principio che però o riesce a concretizzarsi nelle pratiche di lotta e riappropriazione che incidano davvero sul piano della dignità e dei bisogni, o è destinato a perdere di fronte alla potenza di fuoco mediatica e politica della retorica securitaria e razzista.

Un’alleanza e un rilancio politico su questi temi da parte della soggettività sociali e politiche della sinistra radicale e antagonista lucchese si fa sempre più necessario, per evitare di consegnare l’antirazzismo all’inefficacia di un discorso solamente umanitario e pietistico.

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