Intervista al Lucca Underground Movement. Dentro il nuovo centro lucchese di arte e cultura sotterranea

Il 7 maggio 2016, lo Spazio Lum (Lucca Underground Movement) ha inaugurato la sua prima mostra d’arte contemporanea in Via del Pavone, nel centro storico lucchese. Lo spazio si articola in due ampie stanze, dove vengono esposte foto, disegni e video, passando anche per esibizioni musicali, letture, body painting e molto altro. Abbiamo intervistato Nicol Claroni, una delle curatrici dello spazio espositivo, per conoscere meglio questa novità del panorama lucchese.

(Tutte le foto sono tratte dalla pagina facebook dello Spazio Lum).

– Sapreste descrivere brevemente a chi non lo conosce cosa è il Lum? Di cosa si occupa? Chi siete?

Il Lum è innanzitutto un movimento, un modo di pensare e fare le cose. Ci siamo organizzati come un’associazione culturale, ma solo per seguire uno schema che ci portasse ad una formalizzazione. Il Lum è un gruppo di ragazzi che lavorano insieme per creare degli eventi legati all’arte, eventi che non siano solo fini a se stessi, ma punti di scambio e d’incontro per artisti e persone del settore. Per quanto riguarda l’ambito, è sicuramente arte contemporanea, intrattenimento, musica e performance. Il linguaggio cerca di seguire quello underground: anche se non si può definire underground nei termini precisi, certamente la tendenza e i contenuti sono quelli.

– Cosa significa di preciso “underground”?

Underground è una definizione che nasce in un preciso momento storico, nella seconda metà del ‘900 a Londra. Era un modo di definire una vera e propria cultura, e il termine deriva anche dai luoghi in cui si riunivano gli artisti, cioè sotto terra, nelle cantine. Underground fa riferimento a qualsiasi cosa che vada contro i valori della società del tempo, quella nella quale il movimento vive. Noi non possiamo dire di “andare contro”, perché nei gusti incontriamo sicuramente quelli di molti, ma abbiamo un approccio simile a quello underground nelle forme e nei modi di organizzare.

Il LUM si propone non solo come spazio espositivo, ma anche come luogo di aggregazione giovanile. In quale modo, secondo te ed in base all’esperienza avuta dalla nascita del LUM ad oggi, interagiscono queste due sfere? Come punto di aggregazione si rivolge genericamente alla popolazione lucchese o pensate ci sia una particolare fascia, generazionale o sociale che sia, che può essere più interessata alle vostre attività? Anche se non vi rivolgete a un pubblico particolare, che tipo di persone siete riusciti ad attrarre?

Speriamo assolutamente che il Lum riesca ad essere uno spazio di aggregazione. Penso che, più che dei target, ci siano degli ambiti di aggregazione: c’è innanzitutto quella tra gli organizzatori, che è una cosa da non sottovalutare, poiché alla fine siamo quasi un collettivo di artisti e professionisti del settore. Quindi c’è già uno scambio di competenza a quel livello che è veramente una bella esperienza, arricchente, soprattutto per gli autodidatti e per chi non ha studiato arte, poiché è un modo diverso di arricchire le proprie conoscenze. E questo è un primo livello di aggregazione. Poi c’è la parte in cui ti apri alla società, quindi ci sono gli interessati occasionali, le persone che gravitano fisse intorno allo spazio, e speri di incontrare più gente possibile. Noi ci apriamo a chiunque, alle scuole, alle famiglie.

– Come si è formato il gruppo di ragazzi che sta dietro al Lum? Cosa sta alla base?

Si è formato per caso. Tutto nasce da me e un’altra ragazza quando abbiamo fatto un’esperienza a Pisa con il Pum (Pisa Underground Movement). Tornata a Lucca , insieme a lei ed altre due ragazze, abbiamo deciso di partecipare ad un bando della fondazione Caritas per le imprese culturali sul territorio. Anche se non l’abbiamo vinto, tramite contatti, ho trovato un ragazzo che si è offerto di darci gratuitamente lo spazio in Via del Pavone. Tutto il resto delle spese lo autofinanziamo con le attività del Lum.

– Il festival del fumetto indipendente Borda!Fest si propone di dare voce a forme di espressione che non trovano spazio all’interno delle logiche di mercato che regolano l’evento lucchese dei Comics. Cosa pensate di questa manifestazione? Esiste un parallelismo con il Lum? Ad esempio dare visibilità a forme artistiche che non trovano spazio nelle numerose mostre organizzate nel centro storico. Nel caso esista o non esista questo parallelismo, quali sono le caratteristiche che differenziano il Lum da un normale spazio espositivo, privato o pubblico che sia?
Avete pensato di rapportavi con questa realtà?

Supportiamo qualsiasi tipo di organizzazione che fa eventi di cultura nel modo in cui lo fa il Borda, che ha gli stessi intenti del Lum. La differenza può essere nel modo, perché noi ci occupiamo di arte contemporanea, anche se abbiamo esposto dei fumetti durante la prima collettiva. Mi riferisco a C.a.c.c.a., che io ho conosciuto personalmente proprio al Borda, facendo un giro al mercato del Carmine. Ci rapporteremmo con molto piacere al Borda!Fest.

Per quanto riguarda la differenza fra il Lum e altri spazi espositivi, è diversa la provenienza delle opere che esponiamo perché stiamo dando voce a persone emergenti: artisti che non lavorano ai livelli di quelli più conosciuti e pagati, ma che magari hanno la stessa esperienza e lo stesso gusto. Oltre a dare spazio a tutte queste persone, c’è in più, secondo me, l’interazione, il tipo di accoglienza che trovi, l’atmosfera. Inoltre l’artista è sempre presente all’esposizione e gli artisti sono spesso ragazzi giovani. Ci tengo a sottolineare che non ci mettiamo in opposizione agli spazi comunali, ,ma c’è bensì una convivenza.

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– Quali criteri applicate per scegliere gli artisti che possono esporre? E in una realtà ristretta come quella di Lucca, quanto influiscono le conoscenze personali ai fini della selezione? Esiste un’attività artistica sommersa a livello locale? Possiede un valore e, se sì, di quale tipo? Secondo voi esistono attività istituzionali e non presenti sul territorio che la valorizzano?

Le conoscenze contano tantissimo: il lavoro del curatore è un lavoro assolutamente personale, l’artista lo conosci, credi in quello che fa, ti piace quello che fa e quindi decidi di seguirlo, di valorizzarlo il più possibile. Con l’artista c’è un rapporto di rispetto molto forte, a mio parere davvero interessante: proprio questa è una parte del progetto che mi piace tanto. Tanti artisti sono nostri amici che conosciamo negli anni e, quando poi è partito il progetto, li abbiamo fatti esporre. Ma ci sono anche tanti ragazzi che si propongono e dopodichè noi riusciamo a mettere insieme quello che fanno e creiamo degli eventi che abbiano anche un po’ di coerenza.

– Per la tua esperienza fino adesso, esiste un’attività artistica sommersa a Lucca? Se sì, che valore ha?

Sì, secondo me esiste un’attività artistica sommersa, anche perché l’arte è fatta di esperienza, è fatta di tutti i giorni, ed è questa forse la differenza dell’underground: è arte quotidiana, fatta da persone che non lo fanno per vivere, ma vivono per farlo, cioè si alzano la mattina e fanno un disegno perché è il loro modo di comunicare e di vivere. I ragazzi così ci sono e ci sono sempre, ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Queste sono cose in cui credo tantissimo, altrimenti non farei questo tipo di attività che comunque leva tanto tempo e tante energie, ma io ci credo molto nelle persone, nel loro linguaggio, nel loro modo di esprimerlo, insomma, credo nell’arte come mezzo di comunicazione.

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– Per la tua conoscenza, esistono altri posti o eventi a Lucca che danno spazio ad artisti emergenti?

Il Borda sicuramente in primo luogo, poi anche il Foro Boario ha spesso ospitato eventi artistici di varie associazioni, anche se sporadici. Ma lo spazio aggregativo di tipo sociale, il centro vero e proprio non c’è; manca quel punto d’incontro che crei una connessione tra le persone a livello artistico. C’è stato negli anni ’70 col “Tram delle mille finestre”, un’esperienza bellissima in cui venne occupata tutta Villa Bottini a scopi artistici. L’hanno tenuta un anno, l’hanno levata a un privato che successivamente l’ha donata al comune, ed è tra l’altro così che abbiamo Villa Bottini. Con queste persone poi faremo una mostra sicuramente. Insomma, secondo me, esiste il tessuto a Lucca ma manca lo spazio. A ottobre finirà quest’esperienza del Lum, ma vogliamo raccogliere un po’ le forze e, verso novembre, dicembre, iniziare a chiedere uno spazio al comune con tutto un progetto dietro, faremo una scaletta di eventi che proporremo e speriamo ci diano uno spazio.

– Una delle esposizioni, “Mujeres: Arte y Vida”, è stata una collettiva formata interamente da donne: a tuo parere, esistono un’arte femminile e un’arte maschile? Esiste una discriminazione di genere in ambito artistico? Nel corso del novecento è successo che oggetti di popolazioni “primitive”, ad esempio africane (che hanno pure ispirato artisti quali Gauguin e Picasso), sono stati considerati di valore artistico solamente perché opere di uomini “esotici”, considerati più vicini alla natura e in un certo senso più sensibili. C’è il rischio che qualcosa di simile possa accadere con opere d’arte femminili? Cioè che il reale valore sia offuscato dalla sovrastruttura costruita intorno alle opere stesse, influenzato dal fatto che siano prodotte da un genere che si sta emancipando e quindi attraverso ad una fascinazione simile a quella sviluppatasi intorno all’esotismo delle opere “primitive”?
Uno stereotipo di genere è che le donne siano più sensibili degli uomini. Esiste un fondo di verità in questo? Se sì, questa sensibilità come può influenzare il risultato artistico?

Non credo esista un’arte femminile ed una maschile perché l’arte è uno dei pochissimi linguaggi umani e quindi universali che ci sono rimasti. Credo ci sia semplicemente un modo diverso di raccontare l’arte. L’arte è una genericità, poi si sceglie il media, il linguaggio con cui esprimere il proprio punto di vista e da lì io credo si possano poi vedere delle comunanze e delle differenze. Nel caso della nostra mostra è stata una scelta voluta anche dal caso (c’è la spiegazione nel pezzo curatoriale) poiché si erano proposte dapprima solo donne , si vede c’era stata una risposta emotiva più forte nelle ragazze, magari un po’ più impulsive. Poi, un secondo momento si sono proposti anche un sacco di ragazzi.

Penso che il rischio di cui parli esista e credo sia una possibilità che è radicata in un’esperienza storica diffusa e dimostrata. L’emancipazione nasce da rivendicazioni e se ci sono state delle rivendicazioni vuol dire che negli anni sono esistite delle mancanze, volute vuoi dalla società vuoi dallo stato, in cui un genere non si è trovato rappresentato o abbastanza riconosciuto e rispettato, e anche a livello giuridico ci sono state tante mancanze fino agli anni ’70. Questo vuol dire che se un individuo viene fuori per la sua tradizione, per la comunicazione di valori, di regole sociali, da una tradizione di sottomissione, è ovvio che il suo lavoro sarà diverso, come sarà diverso anche il suo modo di vivere e di approcciare la vita.

– Esiste, secondo la tua esperienza, non solo al Lum, una discriminazione di genere nel campo dell’arte?

Nella mia personale esperienza, no. Io penso di essermi sempre sentita rispettata come artisti maschi.

– Per molte persone risulta sempre più difficile distinguere cosa sia arte, cosa non lo sia e cosa sia spazzatura. E’ possibile stabilire un criterio di distinzione o non possiamo evitare di cadere nel relativismo? E se secondo voi esiste, qual è?
Sempre parlando di evoluzione del concetto di arte, quali sono secondo voi forme di espressione artistica nuove, innovative e/o più promettenti?

E’ una domanda molto complessa. Io sicuramente credo tanto nella specifica tecnica, cioè esistono delle regole tecniche, dei requisiti essenziali dell’opera per cui si può chiamare tale un’opera d’arte. Conta il linguaggio usato dall’artista, però oltre a questo credo che molto dipenda dal gusto, da proiezioni personali, sociali; ci sono tanti fattori nella valutazione di un’opera d’arte.

Innovative sono state sicuramente le proiezioni di video arte: è stato proiettato anche un video molto riconosciuto nel panorama artistico di uno dei nostri ragazzi. Oggi invece, ad esempio, c’è una scultura con filamenti fatti con la penna 3d, che è una tecnica usata ancora pochissimo.

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– Qual è l’utilità dell’arte? A cosa serve sviluppare una sensibilità artistica? Abbiamo già parlato di arte di genere. A proposito di questo, l’arte può avere un ruolo politico (in senso ampio e non)? Se sì in che modo?

Ho avuto esperienza politica, ho fatto politica universitaria per un paio di semestri a Pisa, che è anche dove ho iniziato a fare foto. Sicuramente credo che nell’arte ci sia un modo di comunicare immediato e universale ed è un mezzo poco promosso e poco riconosciuto a livello politico da tutte le amministrazioni. Perchè un popolo che sa di arte e che si interessa di cultura è un popolo attivo, è un popolo concentrato, è un popolo umano, che avverte le cose. L’arte ci aiuta ad essere umani, ad avere un contatto continuo con la vita e con gli altri. Il fatto che tu ti metti lì a osservare una cosa fatta da un’altra persona, per condividerla poi con gli altri è forse la base di come ci comportiamo. In politica questo è un mezzo sottovalutato anche se ha una potenza comunicativa enorme. E’ anche vero però che l’arte rifugge tanto di quel clientelismo tipico della politica, perché l’arte deve essere libera totalmente e quindi forse in questo senso con la politica può entrare in contrasto perché ha una logica di partito, una logica di gruppo, una linea da seguire.

– L’arte è prima di tutto individuale quindi?

Sì, è molto individuale. Poi ci sono lavori collettivi, però esiste sempre quell’impronta personale che dà l’artista senza la quale non c’è arte, perché l’arte va insieme all’artista che crea.

– Vuoi aggiungere qualcos’altro?

Che c’è stata un’ottima accoglienza anche in una città come Lucca, che magari può essere provinciale, bigotta. Invece c’è stata un’accoglienza molto rispettosa, a parte qualche piccola lamentela per i rumori, ma quella è una storia vecchia come il tempo e veramente non ci interessa, non vogliamo neanche commentarla perché sono cose che succedono nel nostro lavoro. C’è stata una buona risposta e ne siamo felici perché vogliamo comunicare anche un modo di fare le cose, un modo di pensare diverso e far capire alle persone: “Guarda, non ci hai mai pensato, ma forse hai bisogno di una cosa di questo genere e ora ce l’hai.”

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