Il Summer Festival come specchio della città. Lucca ad uso e consumo di ricchi e potenti.

Questa settimana è giunta al termine la diciannovesima edizione del Summer Festival, l’unica kermesse musicale lucchese che da quasi vent’anni monopolizza il Luglio lucchese. Anche quest’anno si è distinta per una programmazione a metà tra lo stantio e il pop, senza scommesse, senza intenzione di aprirsi a proposte o a circuiti più di nicchia.

Da Tom Jones a Lionel Richie passando per Simply Red, con l’unica eccezione positiva di Vinicio Capossela e la serata per talenti lucchesi, il ‘Summer’ è un festival che ospita sopratutto artisti del circuito mainstream straniero, spesso in declino, che non producono nuovi inediti da decenni e spesso legati ad altre “epoche” musicali, difatti l’obbiettivo commerciale è quasi esclusivamente un pubblico di mezza età, che assicura ricavi migliori.
Costante, come molti ospiti, sono da sempre i biglietti costosissimi, adatti sopratutto alle tasche di lucchesi facoltosi o ricchi turisti. Sì, perché questo festival ha da sempre fatto dell’esclusività il suo marchio di fabbrica: i biglietti non scendono mai sotto i 40 euro (compresi posti in piedi), viene data precedenza ai posti a sedere e la piccola piazza viene sempre più ampiamente lottizzata con palchi centrali per i più facoltosi e addirittura una tribuna VIP che con cifre che vanno dai 180 euro in sù, garantisce buffet, open bar, parcheggio esclusivo. Un vero festival elitario con biglietti VIP per notabili, commercianti, imprenditori e volti noti della borghesia cittadina (politici compresi).

Uno scenario classista ottocentesco che ricalca la struttura sociale lucchese e il suo modo di pensare, che non ha eguali nei molti festival italiani, spesso caratterizzati da prezzi più accessibili e sicuramente non unicamente votati ad attirare ricchi turisti (si veda “Ferrara sotto le stelle”, “Ypsigrock” di Palermo).

Mimmo D’Alessandro, creatore e direttore del festival, come si evince dalle sue interviste, è un personaggio egocentrico e arrogante che ogni anno tiene banco sui quotidiani locali con le sue richieste, le sue lamentele e le sue idee. Periodicamente provoca il politico di turno, dileggia chiunque osa muovere critiche al suo festival (nel 2014 vietò la presenza alle sue conferenze stampa al sito LoSchermo.it perché colpevoli di averlo criticato) e minaccia l’abbandono della città quando non si sente adeguatamente sostenuto. Peccato però che proprio il festival sia l’unica realtà in città a ricevere un ingente sostegno economico e a ricevere vari privilegi, in nome dell’indotto e dei ricavi derivanti nel commercio. Da anni riesce ad ottenere moltissimi sconti e finanziamenti nel territorio, è stato calcolato che nel 2015 ha ricevuto 95mila euro tra beni e servizi dal Comune di Lucca, più uno sconto dell’80% sul suolo pubblico (e su questo si attendono i risultati di un’indagine della magistratura e Corte dei Conti per danno erariale iniziata nel Settembre 2015). Una cifra importante e inedita, sopratutto da un Comune che millanta miseria quando si tratta di creare lavoro e implementare politiche sociali e culturali. Un Comune che chiude le porte in faccia ai giovani, alla musica indipendente, alle associazioni, ma non ai ricchi imprenditori.

A Lucca la politica culturale è difatti ferma da sempre, in particolare quella musicale. D’altronde come è possibile fare musica nel centro storico senza strutture economicamente accessibili, con ordinanze repressive e con frequenti multe ai musicisti di strada?

Ma di questi problemi la giunta Tambellini non si è occupata, ben attenta invece a tutelare gli interessi di un imprenditore e a foraggiare il suo festival in nome del commercio e del turismo.

Proprio Confcommercio è, non a caso, tra i massimi sostenitori delle idee di D’Alessandro, in particolare albergatori, ristoratori e tra i più ricchi commercianti del centro, mentre altri commercianti hanno duramente criticato l’organizzazione del Festival che monopolizza la piazza per due mesi e blocca l’accesso libero agli spazi pubblici e ai locali antistanti.

Non c’è dubbio che il festival abbia ricadute sulle economia cittadina ma sicuramente sappiamo che sono i soliti noti ad arricchirsi, lasciando miseri stipendi all’esercito di lavoratori stagionali, precari, giovani hostess o manovali addetti al palco. In Italia si continua ad investire nei grandi eventi, convinti che ci siano ricadute reali per il PIL, ma in realtà, come ad EXPO 2015, si foraggiano pochi imprenditori sfruttando giovani volontari o precari pagati a voucher. A Lucca la strategia è la stessa, così enti pubblici e privati sono al servizio di un unico ricco imprenditore, a cui vengono lasciate le chiavi della città.

Questa Giunta è, come in molti casi, soggiogata da interessi e poteri ben più grandi.

Il Sindaco Tambellini non ha mai digerito la sbruffonaggine dell’imprenditore partenopeo, tant’è che tra i due c’è sempre stato un latente scontro e non si sono risparmiate critiche e attacchi per mezzo stampa. Ma il buon Mimmo, a differenza del Sindaco, ha sempre avuto alle sue spalle il potere economico per dire quello che gli pareva. Nella primavera del 2014 il Sindaco fu duramente attaccato da alcuni commercianti locali per il divieto di esporre banner del Summer Festival sugli spalti delle mura, piazzati senza nessuna autorizzazione per decisione di D’Alessandro. Dopo quell’attacco e la scorsa estate di critiche e ripensamenti, quest’anno al Sindaco sono arrivati i complimenti per l’impegno messo, quindi per aver, finalmente, piegato la schiena alle sue richieste. Così la Giunta, vicina alla scadenza elettorale del 2017, si è arresa all’ennesimo imprenditore, come spesso in passato si era arresa di fronte agli interessi di Confcommercio, Fondazioni Bancarie o costruttori.

Questa capitolazione della giunta PD ai poteri forti è essenzialmente la causa del suo fallimento, sopratutto per la totale assenza di furbizia politica. Il Partito Democratico è ovunque partito della classe dirigente ma l’area di Tambellini pur avendo, presto o tardi, capitolato ad interessi importanti, non è riuscita ad avere la simpatia di certi personaggi utili a governare la città, tra cui proprio Mimmo D’Alessandro, tenuto in altissima considerazione dal mondo imprenditoriale. A Lucca chi ha la simpatia di D’Alessandro ha più chance di governare, avendo dalla sua buona parte dei quotidiani locali (La Nazione in primis ma anche la televisione NoiTv) e delle istituzioni del centro storico. Sicuramente c’è chi ha questo concetto ben chiaro, come il Senatore PD Andrea Marcucci, renziano di ferro e principale avversario politico di Tambellini, nonché proprietario di aziende e della principale televisione locale. Nel Marzo scorso per la prima volta la conferenza stampa di presentazione di un edizione del Summer venne spostata, senza informare il Sindaco, da Palazzo Orsetti, sede del Comune, al resort del Ciocco (proprietà della famiglia Marcucci appunto, in qualità di nuovo partner commerciale del Festival). Uno sgarro che potrebbe anticipare il posizionamento elettorale dei renziani, le alleanze già assicurate in città e sopratutto che sottolinea quale sia la considerazione e il rispetto che D’Alessandro nutre per il Sindaco. In questo senso aver abiurato l’intero programma del 2012 (in diversi punti progressista), spostato la maggioranza in consiglio verso il centro ed aver tutelato solamente gli interessi dei soliti noti, non ha rafforzato la Giunta ma l’ha resa estremamente debole sia a ‘sinistra’ che a ‘destra’, senza alleanze e senza sostenitori. Oggi il Sindaco, dopo esser riuscito nell’impresa di scontentare tutte le fazioni politiche, compreso il suo partito, cerca di recuperare il tempo perduto in vista delle elezioni rincorrendo la destra su varie tematiche e cercando il favore di imprenditori e commercianti.

Il Summer Festival è uno dei punti cruciali della politica lucchese, chi si mette contro D’Alessandro e i più noti commercianti, a Lucca, ha ben poche possibilità di essere benvoluto da media e opinione pubblica. Il Festival è considerato da molti una panacea alla crisi e in pochissimi si sono permessi di criticarlo, ma in realtà è l’ennesimo grande evento che produce ingenti guadagni per pochi. Quale vantaggio ottengono la maggior parte dei cittadini? Chi guadagna dalla presenza di questo festival? Sono domande a cui un’amministrazione comunale dovrebbe rispondere. Chi finanzia il festival ottiene qualche ricavo per il bene pubblico? Il cittadino che letteralmente finanzia il Festival con oltre 100 mila euro annuali dovrebbe chiedersi come potrebbero esser meglio impiegate quelle risorse in un città dall’inesistente politica culturale. Un finanziamento e un supporto comunale che oltre ad essere illegittimo vista la natura privatistica e imprenditoriale del festival è anche ingiusto e incoerente sopratutto quando il resto dell’anno il centro storico è caratterizzato da orari stringenti, assenza di musica nei locali e per le strade, e assenza di risorse per progetti culturali indipendenti e creati dal basso.

Questo festival rappresenta evidentemente le dinamiche politiche e i rapporti di forza tra politica, cittadini e impresa nella nostra città. A Lucca risorse e spazi sono interamente al servizio di ciò che produce profitti privati. Basti pensare che l’idea di D’Alessandro di spostare la statua principale di Piazza Grande è stata solo blandamente criticata, a dimostrazione del fatto che l’impresario può permettersi di ridisegnare l’estetica cittadina a suo uso e consumo e monopolizzare la città a fronte del suo potere economico. La città è al servizio di pochi e questa politica in nome della crisi ha messo il centro storico all’asta del migliore offerente, che siano Lucca Comics&Games (e le aziende cinematografiche collegate) che sia il Summer Festival o il Festival del Volontariato, della Crescita e le passerelle di Matteo Renzi. Una città al servizio di ricchi e potenti, che schiaccia il mondo di sotto lasciando briciole di cultura, pochissima ricchezza e assenza di spazi.

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