La vicenda delle Madonne Bianche dal 2013 ad oggi. Lo scandalo di un parco pubblico abbandonato

Il parco delle Madonne Bianche è uno dei tanti progetti incompiuti della nostra città e da oltre 15 anni attende un futuro. Era nato come un parco per il quartiere di Sant’Alessio ma oggi è chiuso, con l’erba alta e uno stabile lasciato al disuso. Prima il Sindaco Fazzi, poi Favilla e ora Tambellini si sono distinti per il totale disinteresse verso aree dismesse, parchi abbandonati, industrie abbandonate. A meno che non spuntasse lo speculatore di turno, pronto ad investire ingenti somme con promesse di hotel, residence e piscine, a nessuno è mai importato delle centinaia di migliaia di metri quadri abbandonati della nostra città. Il parco delle Madonne Bianche è un tassello di questo deserto fatto di terra e cemento.

Nel Giugno 2013, dopo anni di abbandono e tentativi falliti di gestione privata, il collettivo Torpedo ha avviato un progetto di riqualificazione, ripulendo e autogestendo il parco. Durante quei mesi si sono susseguite innumerevoli iniziative: feste, concerti, assemblee, cineforum e dibattiti oltre alle normali attività del parco e tornei di calcetto, basket, e tennis. Sono stati anche mesi in cui è diventata evidente, anche per chi a sinistra la sosteneva, la natura della Giunta Tambellini che, incapace di fare un convenzione per la gestione popolare del parco, ha scelto di sgomberare nel Gennaio 2014 le persone che lo hanno restituito al quartiere.

Prima hanno imposto un cantiere GEAL(azienda idrica locale) tentando di rendere impraticabile il parco, un cantiere avviato nel Luglio 2013 che, a fronte degli 82 giorni di lavoro previsti, è durato fino al Febbraio 2015. Poi hanno chiuso ogni trattativa con l’assemblea di gestione del parco e infine mandato la polizia a sgomberare minacciando denunce.

L’unica proposta della Giunta è stata quella di un bando di affidamento per privati che richiedeva un importante investimento e una concessione decennale dello spazio, una proposta che evidentemente portava alla privatizzazione di un parco nato pubblico e costruito con le risorse del Comune, una proposta che non è mai andata a buon fine, non trovando mai un privato interessato.

Così il Comune, consapevole dell’insostenibilità economica per un privato di gestire il parco, e consapevole che gli unici interessati fossero giovani e famiglie della zona intenzionati ad autogestire il parco, ha continuato a tenere il parco chiuso, minacciando provvedimenti penali per chi tentasse una nuova ‘occupazione’.

La maggioranza che governa gli organi politici della città, epurata dagli elementi più a sinistra(come Rifondazione Comunista) ha evidentemente portato avanti una politica in linea con le politiche nazionali e locali del Partito Democratico, un partito che dalla socialdemocrazia del PCI ha fatto del neoliberismo la sua ideologia, convinti che l’iniziativa privata fosse la risposta ai bisogni della società. Così servizi, ospedali, scuole, mezzi di trasporto, imprese, vengono continuamente privatizzati lasciando i più poveri senza tutele. La medesima cosa avviene anche per le aree dismesse che non vengono riqualificate per essere restituite al pubblico ma attendono il compratore a cui viene data più o meno carta bianca sulla destinazione d’uso. Il parco delle Madonne Bianche, che il collettivo Torpedo aveva trasformato in una funzionante Polisportiva autogestita a costo zero per la comunità, attende un compratore che però non esiste. La giunta si è intestardita nel far rimane ogni spazio pubblico abbandonato chiuso per i suoi cittadini, proprio perché la classe politica, a forza di fare gli interessi di imprenditoria e banche, si è autoconvinta dell’impossibilità per il pubblico di gestire efficientemente ogni area del sociale e ogni spazio pubblico.

La realtà, dimostrata da innumerevoli esperienze virtuose, è che l’autogestione(ovvero la gestione democratica, assembleare e popolare degli spazi) funziona. Napoli ci dimostra che non solo può esistere (L’ex OPG occupato è l’ultimo e il più noto esempio) ma che può anche essere sostenuta da un’amministrazione comunale, come ha fatto il Sindaco Luigi De Magistris. Ovvio che probabilmente questo rimarrà un esempio solitario finché vivremo in un sistema economico che depreda, sfrutta e distrugge il territorio, ma questo non dovrebbe allontanare le comunità territoriali dall’idea di costruire continuativamente spazi di autogestione nelle piazze, nei parchi e negli immobili in disuso, siano essi pubblici o privati.

Questa è l’idea che ha mosso un gruppo di studenti e lavoratori nella seconda ‘occupazione’ dell’area delle Madonne Bianche. Un gruppo informale di ex occupanti, residenti locali e simpatizzanti della polisportiva autogestita recentemente sgomberata che hanno deciso di riqualificare lo spazio. Forti dell’esperienza maturata hanno lavorato le prime due settimane del Luglio 2014 rendendo il parco un posto realmente fruibile, vivo e gestito dal basso. Nonostante la buona volontà di settimane di duro lavoro anche questa volta la risposta del Comune è stata repressiva: all’indomani dell’inaugurazione, terminati i lavori, i vigili urbani hanno posto i sigilli su ordinanza diretta del Sindaco Tambellini che imputava la necessità di chiudere il parco a norme di sicurezza completamente inventate, legate alla presenza del cantiere. Un Sindaco che davanti al gruppo sopraggiunto in Comune è stato incapace, come è tutt’ora, di assumersi la responsabilità di avere chiuso uno spazio pubblico, incapace proprio di rinnegare parte delle sue promesse elettorali con cui aveva tentato di dimostrare la sua discontinuità con i Sindaci precedenti. Promesse elettorali, presto rinnegate, ma che nel 2012 erano presenti anche nel suo programma: “Interrompere il consumo di suolo e invertire la tendenza, con una programmazione volta al recupero delle aree dismesse e alla riqualificazione della qualità abitativa dei quartieri. Occorre preoccuparsi del recupero dei vecchi volumi abbandonati o temporaneamente dismessi, affinché possano utilmente assolvere alle nuove necessità di sviluppo e di utilizzazione funzionale[…] Un uso del territorio che tenga conto delle categorie ‘deboli’ e della necessità di creare spazi pubblici come luoghi di aggregazione sociale”.

Parole che sono rimaste sulla carta, ed oggi, quasi alla fine del suo mandato, possiamo ribadirlo con coscienza. Nulla è stato fatto per la riqualificazione se non svendere qualche spazio ai privati. Nulla è stato fatto per l’aggregazione sociale e giovanile, anzi le poche esperienze che si muovevano in tal senso sono state represse.

Oggi, nell’Agosto 2016 rimangono solo vuote parole come quelle dell’assessore Marchini che esattamente due anni fa prometteva l’ennesimo bando(mai uscito) per le Madonne Bianche, ovvero l’ennesimo provvedimento volto a cercare un compratore. Negli anni passati diversi imprenditori hanno visitato il parco, e il Comune ha atteso di fare il terzo bando(che ancora non è stato emesso) per farlo uscire quando ci sarebbe stato un interessato pronto, difatti se fosse uscito il bando e fosse andato a vuoto, come già accaduto due volte, il Comune sarebbe stato quasi costretto a dialogare con chi ha sempre creduto nella gestione dal basso.

Ma torniamo al 2014: quando è stato attuato il secondo sgombero, il gruppo formatosi si è subito mosso per contestare la scelta ingiustificata del Sindaco e nel Settembre dello stesso anno ha raccolto oltre 700 firme in 4 giorni che chiedevano inequivocabilmente di rendere l’area delle Madonne Bianche un parco pubblico libero e fruibile da chiunque. Anche in questo caso le richieste di un numero ingente di cittadini sono state ignorate ma il gruppo divenuto un collettivo sotto il nome di AreaDismessa55100(creato per monitorare la situazione degli immobili abbandonati) non ha smesso di credere nel progetto. Nel Marzo 2015 è stato effettuato un sondaggio cittadino per chiedere cosa volessero i residenti: il 90% ha scelto il parco pubblico autogestito. Le altre domande hanno evidenziato come gli studenti chiedessero all’80% spazi per giovani dove fare socialità, cultura e sport. La totalità dei pensionati intervistati invece chiedeva un parco pubblico autogestito, con priorità per la socialità. I disoccupati erano interessati sopratutto a sport, cultura e orti sociali. Questi dati, insieme ad alcune assemblee pubbliche nel quartiere, hanno costruito la base per il progetto che nel Maggio 2015 è stato spedito al Comune, un progetto che ribadiva come un parco pubblico potesse essere palestra di gestione popolare e spazio per attività ludiche, sportive e lavorative(come orti sociali e ciclofficina). A distanza di più di un anno il progetto, diffuso sulla stampa, presentato pubblicamente e protocollato, non ha ricevuto l’assenso ma nemmeno un timido parere, a riprova del fatto che non c’è nessun buon motivo che giustifichi l’indecenza e lo scandalo di un’area verde e sportiva pagata dalla cittadinanza e lasciata al degrado(quello vero, non quello millantato dai quotidiani locali quando si parla di scritte sui muri o migranti).

Dalla primavera del 2015 nulla è cambiato, il parco rimane chiuso e abbandonato e ora il Sindaco di Lucca ha il coraggio di ricandidarsi nonostante la sua giunta si sia comportata con estrema continuità rispetto alle precedenti di centro-destra, dimostrando lo stesso disprezzo per gli interessi dei più deboli e e la stesso riguardo verso le élites che detengono il potere economico in città.

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