Appello per la manifestazione nazionale in solidarietà al popolo kurdo

Sabato 24 settembre a Roma, si terrà una manifestazione nazionale in solidarietà al popolo kurdo, assediato da un doppio nemico, i terroristi dell’Isis e lo stato turco. Vi parteciperanno non solo le comunità curde residenti in Italia, ma anche tante realtà politiche e sociali che in questi anni hanno guardato con attenzione e fraterna solidarietà alla lotta per l’autodeterminazione di questo popolo e per il nuovo modello di società che (pur nel mezzo della guerra) sta cercando di costruire, un modello di società basato sul femminismo, l’uguaglianza, l’autogoverno.

Anche a Lucca sono state organizzate tante iniziative di approfondimento, cene e dibattiti che ci hanno permesso di conoscere e di sentire come a noi vicine le sorti di questo popolo. Adesso, nella situazione di estremo pericolo in cui si trova la rivoluzione democratica nel Rojava (Kurdistan siriano) è il momento di far sentire ancora una volta la nostra solidarietà.

La situazione del Kurdistan è di estrema rilevanza anche per lo scenario geopolitico in cui si colloca. è infatti in quella regione della superficie terrestre che si concentrano gran parte degli avvenimenti che succedono al giorno d’oggi. Mentre le potenze imperialiste (Francia, Usa, Russia, Turchia ecc.), con la scusa della lotta al terrorismo combattono una guerra per difendere i propri interessi geopolitici nell’area (basti pensare alle improbabili alleanze con le forze siriane cosiddette moderate, in realtà gruppi terroristi in tutto simili all’Isis), le milizie curde YPG e JPG combattono veramente per la propria terra, per la propria libertà, per il diritto ad autodeterminarsi. E, per farlo, stanno pagando un prezzo enorme in termini di vite e di città distrutte.

La lotta contro l’Isis è stata la causa scatenante (o almeno l’ultima) per poter intervenire ancora in maniera più accentuata nel Medio Oriente, andando ad innescare processi che vedono vecchi amici scontrarsi e antichi rivali riavvicinarsi, nel nome della formazione sul campo di poli di interesse strategico, ognuno per rafforzare il proprio imperialismo. Proprio per questo possiamo parlare di terza guerra mondiale: i principali attori del mondo sono coinvolti, cosi pure gli interessi di tutti.

In mezzo a questo scontro di portata enorme, e all’interno del quale ogni attore ha molteplici sfaccettature, la lotta dei kurdi si contraddistingue per essere una lotta nel nome della libertà. La lotta di un popolo che ha subito stermini e innescato un percorso di liberazione ben prima di tutto questo. Un percorso che vede nel confederalismo democratico una possibilità di rivoluzionare sostanzialmente qualsiasi forma di rappresentanza politica, nella centralità e nella piena partecipazione della donna ai processi decisionali (e all’autodifesa militare) un modello di emancipazione imprescindibile, nell’ecologia e nel consumo sostenibile le premesse per un rapporto più armonico tra l’uomo e il territorio.

Il popolo kurdo è anche il popolo che finora è riuscito a resistere meglio e con più determinazione all’esercito dell’Isis, liberando la città assediata di Kobane prima e infliggendogli ulteriori sconfitte in seguito. Una forza che dunque costituiva un elemento di disturbo per gli interessi imperialisti nella zona. Per questo motivo le sofferenze di questo popolo si sono particolarmente inasprite proprio nell’ultimo periodo. Infatti la Turchia di Erdogan, temendo che i successi dei curdi siriani potessero alimentare nuovamente la voglia di riscatto delle popolazioni che vivono nel Kurdistan turco, dopo il “fallito golpe” dello scorso luglio, ha invaso militarmente il territorio del Kurdistan siriano e ha ha esponenzialmente indurito le misure repressive nei confronti dei cittadini curdi residenti in Turchia. Oggi in Turchia, quella stessa Turchia a cui l’Unione Europea regala 3 miliardi per impedire il passaggio dei profughi, è una dittatura dove giornalisti, insegnanti, dipendenti pubblici vengono licenziati e incarcerati perché sgraditi al regime fascista di Erdogan.

In questa situazione, il nostro sostegno va e deve andare incondizionatamente a quei popoli che vedono lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo la causa principale della guerra, e che quindi nel combatterla e nel viverla cercano continuamente l’emancipazione. Per questo saremo in piazza a Roma questo sabato e invitiamo tutti coloro che condividono questo sentimento di vicinanza e di appoggio a fare altrettanto

I popoli in rivolta / scrivono la storia / con il Rojava / fino alla vittoria!

LUCCA SOLIDALE CON IL KURDISTAN

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