Nasce anche a Lucca un movimento di lotta per la casa

Riprendiamo dalla sua pagina facebook il manifesto di nascita del Collettivo di Lotta per la Casa Lucca. Pensiamo che la nascita di questa nuova formazione politica possa fungere da positivo fattore di rilancio del conflitto di classe in città, a fronte di un dramma sociale che sempre più si imporrà all’ordine del giorno (ne avevamo parlato in questo articolo). Non possiamo dunque che fare gli auguri di buon lavoro a questa esperienza, con l’impegno a seguirne gli sviluppi e a darne spazio sul nostro sito. 

Le ragioni di una battaglia

Prima di mettere nero su bianco le nostre rivendicazioni riteniamo necessario, seppure in forma sommaria, illustrare le ragioni che ci hanno spinto a dare vita a un percorso di lotta sulla casa anche a Lucca. Apparteniamo a generazioni diverse e abbiamo alle spalle esperienze politiche diverse. A unirci è un bisogno e una comune visione del presente e del futuro.

A partire dal 2008 siamo entrati in una fase di crisi economica da cui non si vede via d’uscita, una crisi che ha determinato in molti paesi europei insicurezza sociale, perdita del lavoro, impoverimento, taglio del welfare, riduzione dei salari, aumento della precarietà e dello sfruttamento. Ancora una volta, i capitalisti fanno pagare ai popoli il costo delle loro crisi.
Altre crisi sistemiche si sono verificate nel corso dei secoli e storicamente sono state “risolte” o con la guerra o con politiche che ne hanno determinato il ripresentarsi in forme ancora più gravi. Noi crediamo che il capitalismo non può essere né moralizzato né riformato, in quanto sistema per sua stessa natura ingiusto, che ha come unico obiettivo il profitto di pochi sui molti. Da tutto ciò dipende lo sfruttamento del lavoro e dei lavoratori, sottoposti a nuovi e vecchi metodi di precarietà e ricatto. Dipende da ciò l’affermarsi della cultura del risultato e della competitività, mettendoci gli uni contro gli altri e producendo una sofferenza sociale non più sopportabile.

In Italia la disoccupazione è al 12 %, quella giovanile al 40 %, e ancora più grande è il numero degli sfiduciati che nemmeno provano più a cercare un lavoro che in ogni caso, nella sua forma precaria e sottopagata, non porta più al conseguimento dell’autonomia. In questo contesto, una volta perso il lavoro, una volta finiti i risparmi, sopravvivere può diventare una sfida assai dura. La prima conseguenza della perdita del lavoro, per coloro che non hanno una casa di proprietà, è proprio lo scivolare in una condizione di emergenza abitativa. Non si riesce più a pagare l’affitto, dunque si rischia lo sfratto, si rischia di finire per strada.

Per quanto l’emergenza abitativa, soprattutto nei contesti metropolitani, non sia un problema sociale che è nato con la crisi del 2008, negli ultimi anni si è sicuramente aggravato, come dimostrano l’impennata degli sfratti e l’aumento delle persone che entrano in graduatoria per l’accesso a una casa popolare. Ma come è aumentato il disagio abitativo, così è aumentata la resistenza degli inquilini e degli occupanti di case. Quando cresce il bisogno, cresce anche la disponibilità a trovare soluzioni collettive per soddisfarlo.

Negli ultimi anni in tutta Italia, soprattutto grazie al lavoro della rete Abitare nella crisi, si sono moltiplicati in tutta la penisola, dalle città più grandi a quelle più piccole, dei movimenti di lotta per la casa. Sportelli, collettivi, centri sociali dove ci si organizza per bloccare uno sfratto e occupare edifici pubblici o privati abbandonati, dando così una risposta concreta e immediata a un bisogno fondamentale dell’essere umano, quello ad avere un tetto sulla testa, quella risposta che dalle istituzioni non arriverà mai, o non arriverà mai in tempo.

La lotta per la casa non è solo una battaglia vertenziale, slegata da altre rivendicazioni. Ha a che fare con la lotta alla cementificazione (perché costruire ancora, quando in Italia ci sono 7 milioni di case sfitte, di cui 4000 a Lucca?), contro il degrado, l’abbandono e l’assenza di servizi nei quartieri popolari, per il diritto all’istruzione e alla salute (a cui si può accedere solo se si ha una residenza, ovvero una casa). La lotta per la casa è dunque una lotta dove è possibile aggregare e ricostituire quell’unità di classe, quel sentimento di solidarietà popolare e di mutualismo che la cultura capitalista ha distrutto, rendendoci tutti più deboli e più soli.

Per questo abbiamo deciso di scommettere su questa battaglia, anche sul nostro territorio.

Che cosa vogliamo

Blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi

Piano straordinario di finanziamento per l’emergenza casa

Utilizzo patrimonio pubblico e privato sfitto per progetti di edilizia residenziale pubblica

Blocco della cementificazione e delle nuove costruzioni

Blocco della privatizzazione del patrimonio pubblico

Libertà di movimento e residenza per tutti gli individui senza distinzione di etnia, sesso o provenienza

Limiti alla speculazione privata sugli affitti

Come ce lo prendiamo

Per riappropriarci di quello che ci spetta, di quella dignità e di quei diritti che il capitalismo ci nega in quanto soggetti sfruttati e impoveriti, scegliamo come metodo l’autorganizzazione, il mutuo soccorso, la solidarietà popolare. Non deleghiamo alle istituzioni il soddisfacimento di un bisogno che esse non sono state in grado di risolvere e che anzi hanno contribuito a creare. Non ci candidiamo alle elezioni, ci autorappresentiamo da soli. Quello che ci serve ce lo riprendiamo.

Vogliamo dare una risposta concreta e dal basso all’emergenza casa, alle centinaia di sfratti per morosità incolpevole, alla mancanza di case popolari, all’ingiustizia delle troppe case vuote e delle troppe famiglie senza casa.

Per ottenere questi risultati, pensiamo siano importanti e fondamentali tre principi:

1)Non c’è niente di cui vergognarsi a ritrovarsi in una situazione di difficoltà. Il ritrovarsi in una condizione di emergenza abitativa non è mai, nella stragrande maggioranza dei casi, una colpa dell’individuo. È una colpa della società in cui viviamo, dell’economia capitalista, del disinteresse delle istituzioni. Noi lo diciamo e lo gridiamo forte: nessuno deve stare zitto, nessuno deve sentirsi solo in questa battaglia.

2)Nella lotta per il diritto alla casa non ci sono distinzioni o precedenze che tengano. Nel bisogno siamo tutti uguali. Per questo ripudiamo tutto ciò che vorrebbe dividerci: il fascismo, il razzismo, il sessismo.

3)I proprietari non sono tutti uguali. Un palazzinaro che possiede quaranta appartamenti non è uguale a un muratore o a un insegnante che mettendo da parte i risparmi di tutta la vita ha comprato una seconda casa per dare un futuro ai propri figli. Nell’occupazione di appartamenti sfitti (pratica che riteniamo pienamente legittima se dettata dal bisogno) riteniamo giusto e importante andare a toccare gli edifici pubblici abbandonati e quelli dei grandi proprietari, non quelli dei piccoli.

Se ti trovi in una situazione di disagio abitativo
Se ti trovi sotto sfratto
Se non hai una casa
Se non ne puoi più di subire e di chinare la testa
Se hai voglia di lottare per la dignità della tua famiglia e dei tuoi figli

Contattaci tramite la nostra mail collettivocasa.lucca@inventati.org o tramite la nostra pagina facebook. Troverai delle persone disposte ad aiutarti.

Finché esisteranno troppe case senza famiglie e troppe famiglie senza casa, appoggeremo e difenderemo chi dal basso ha deciso di resistere e di riprendersi ciò che gli spetta.

Solo con la lotta e la solidarietà autorganizzata si conquista il diritto alla casa.
Lotteremo, l’otterremo, la terremo!

Collettivo di Lotta per la Casa Lucca

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