Uno sguardo sul sindacalismo di base a Lucca. Intervista all’USB

Tra le trasformazioni più rilevanti del nostro tempo, che hanno determinato l’arretramento pesantissimo del movimento operaio in Occidente negli ultimi decenni, c’è sicuramente l’abbandono più completo, da parte dei sindacati confederali, di qualsiasi progettualità e disponibilità a praticare il conflitto di classe come strumento di avanzamento delle condizioni dei lavoratori. Gli effetti di questo colpevole abbandono (che sarebbe più corretto chiamare tradimento) sono sotto gli occhi di tutti. Questo abbandono, allo stesso tempo, ha creato un vuoto che nel dramma della crisi e dei processi di ristrutturazione capitalistica che si sono dati in Italia e in Europa (compressione dei salari, aumento dell’orario lavorativo, limitazione del diritto di sciopero ecc.), ha posto la necessità di una ricostituzione dal basso di un sindacalismo nuovamente e autenticamente conflittuale.

Per quanto queste nuove esperienze di autorganizzazione fatichino a trovare forme più solide di unità e a volte non siano riconducibili alla forma-sindacato (per restare vicino a noi, basti pensare al comitato Io sono la sanità pubblica, nato pochi mesi fa a Viareggio), è a loro che dobbiamo quel poco (o tanto, vista la situazione?) di reale conflitto sui luoghi di lavoro che è tornato a manifestarsi in Italia in questi anni. Pensiamo in particolare alle lotte dei facchini della logistica tra Lombardia ed Emilia-Romagna, quelle stesse lotte di cui è stato protagonista Abd Elsalam, professore in Egitto e facchino in Italia, iscritto all’USB (Unione Sindacale di Base), ucciso dai padroni durante un picchetto a Piacenza poche settimane fa, mentre stava difendendo i diritti di tutti i lavoratori. O anche ai picchetti delle operaie H&M dello scorso agosto.

Abbiamo perciò deciso di intervistare alcuni compagni dell’USB di Lucca per dare voce e spazio a chi non ha rinunciato a praticare il sindacalismo di classe. Nell’intervista partiremo dalla situazione generale e nazionale del sindacalismo di base per poi arrivare al contesto lucchese.

Partiamo dalla domanda più semplice. Come e quando nasce l’Usb? Quali sono le sue principali rivendicazioni?

L’Unione Sindacale di Base nasce nel 2010 dalla fusione di sindacati di base che avevano esperienza decennale nella rappresentanza e nella lotta per la difesa dei diritti della classe lavoratrice, includendo da sempre anche i disoccupati, i precari e i migranti. Fa proprie anche le lotte per la casa, avendo costituito ASIA-Usb (asia.usb.it), associazione inquilini e assegnatari, che promuove interventi in difesa degli sfrattati e si impegna per leggi eque che garantiscano un alloggio decente a tutti , oltre che per l’ambiente e per i beni comuni.

Quali sono i punti programmatici, di metodo e di sostanza, che più vi differenziano dai sindacati confederali? Perché, ad esempio, un lavoratore per migliorare le proprie condizioni dovrebbe rivolgersi all’USB invece che alla Cgil?

Bella domanda… i lavoratori che si rivolgono a USB necessitano di essere difesi e/o rappresentati con empatia,  reale partecipazione e passione da parte del sindacato. Molti singoli cittadini si rivolgono alle nostre sedi perché sfruttati in aziende o in cooperative  dove il proprietario o il consiglio di amministrazione si identificano con la figura  del  padre/padrone e li considerano alla stregua di servi della gleba. Altri lasciano i sindacati confederati perché delusi da un atteggiamento di concertato compromesso, consapevoli di non essere rappresentati e di essere privati del percorso democratico decisionale. Tutti o sono rifiutati o rigettano i sindacati confederati.

Per quanto l’offensiva contro i diritti dei lavoratori conquistati nel Novecento e in particolar modo tra anni ’60 e ’70 risalga almeno all’abolizione della scala mobile, negli ultimi anni questa offensiva ha sicuramente subito un’accelerazione, di cui il Jobs Act è l’ultimo pesantissimo tassello. La crisi occupazionale rende inoltre i lavoratori più deboli e ricattabili e li mette in concorrenza tra loro. Quali sono i margini di azione e di contro-offensiva in questo contesto?

Azione fondamentale è quella di riappropriarci del conflitto per mantenere tutele e diritti non ancora smantellati e acquisirne di nuovi, rovesciando i tavoli quando necessario e contrattando, ma non concertando, il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita. Dobbiamo connettere le lotte nei luoghi di lavoro, sul territorio e nel sociale per contrastare la frammentazione dei lavoratori, causata dall’operato di aziende e governi.

Un altro dei provvedimenti che hanno avuto degli effetti assai pesanti per il sindacato è l’approvazione ad inizio 2014 del testo unico sulla rappresentanza sindacale. Che effetti ha avuto questa legge sul diritto al dissenso e all’organizzazione dei lavoratori in fabbrica?

Un effetto devastante, che ha legalizzato quel processo di accentramento della rappresentanza sindacale nelle mani dei sindacati confederati, che notoriamente sono legati alla concertazione, che ha privato i lavoratori in difficoltà delle reti di minima sicurezza per sopravvivere in caso di licenziamento, che ha destabilizzato ulteriormente il mercato del lavoro e permesso agli industriali disonesti di approfittare di forti risparmi sul costo del lavoro, aggirando la legge a scapito della classe lavoratrice.

Il 20 marzo 2014 USB ha depositato ricorso contro l’accordo del 10 gennaio, siglato da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. Fra i motivi alla base del ricorso, la frode alla legge 300/70 (in particolare art. 19) perché l’accordo era sostenuto da motivi illeciti (la realizzazione di un accordo ad excludendum dei possibili competitori sindacali) e perché contrario a norme sia di rango ordinario (gli art. 19 e 15 dello Statuto dei Lavoratori e tutta la disciplina codicistica dell’arbitrato), sia di rango costituzionale (art. 2,3, 21, 24, 39, 40, 111 Cost.). L’USB si è inoltre riferito alla sentenza della Corte costituzionale (n° 231 del 2013), antecedente all’accordo oggetto del ricorso, che aveva sancito i principi guida della democrazia sindacale, affermando come l’esclusione dalla titolarità dei diritti sindacali di “un soggetto maggiormente rappresentativo a livello aziendale o comunque significativamente rappresentativo…viene inevitabilmente in collisione con i precetti di cui agli artt. 2, 3 e 39 della Costituzione”.

Ma…il 23 maggio 2015 il consiglio nazionale confederale USB con soli 3 voti contrari a fronte della sentenza emessa dal Tribunale di Roma che ha rigettato il ricorso legale, “…prendendo atto della pressante richiesta di migliaia di lavoratori, iscritti e delegati USB di non abbandonare il presidio sindacale nelle fabbriche e nei posti di lavoro, è costretto a dare formale adesione all’accordo del 10 gennaio…”, sia per poter concorrere ai rinnovi delle RSU aziendali e smettere di essere respinti, che per sostenere che la rappresentanza di quei lavoratori che si vogliono staccare dai sindacati confederati. Con la legittimazione della Magistratura, si è registrata questa pesante sconfitta nel mondo del lavoro. La decisione è stata da molti richiesta, da altri avversata, fino ad arrivare a una dolorosa scissione all’interno di USB. La sede di Lucca ha espresso il suo dissenso alla decisione presa a maggioranza dal consiglio nazionale, ma ha deciso di non aderire alla scissione, essendo contraria alla frammentazione di USB,  dopo lo sforzo aggregativo perseguito per anni che aveva portato alla sua costituzione del 2010.

Veniamo al  diritto di sciopero. Un diritto garantito dalla costituzione (art.40) e che tuttavia, per la vaghezza con cui è formulato (“si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”), lo rende di fatto molto aggirabile. Pensiamo ad esempio alle limitazioni che riguardano il settore pubblico o a quello dei “servizi pubblici essenziali”. in questo contesto, nella sua forma regolamentata e preannunciata, lo sciopero è ancora un’arma capace di fare male al padrone? O serve invece il concorso di altre modalità (scioperi selvaggi, picchetti davanti alle fabbriche per non far entrare i crumiri ecc.)?

La limitazione della forza dello sciopero come mezzo di contrapposizione agli interessi del capitale è stata causata dei sindacati confederati che nel 1977, con la svolta dell’Eur, accettarono la pratica della concertazione, riducendo il lavoratore da attore sociale e cittadino portatore di valori a una variabile della produzione, che sottostesse alle esigenze del capitale. Inoltre settorializzare i lavoratori in categorie ha reso ancora più debole la forza dello sciopero.

Cosa fare? USB,  comprendendo che la frammentazione aziendale costituiva una debolezza, ha operato per costituire un sindacato territoriale, che pur riconoscendo l’importanza di mantenere le radici nelle aziende, in cui si esprime maggiormente il conflitto capitale/lavoro, aggreghi disoccupati, precari, immigrati, facendo dei loro bisogni, lavoro, casa, sanità, scuola, servizi pubblici un manifesto comune. La concretizzazione di questo percorso si esplicita negli obbiettivi promossi dallo sciopero nazionale del 21 ottobre.

L’arma dello sciopero seppure indebolita rimane ancora l’unico mezzo per imporre la propria forza nelle rivendicazioni.

Qual è la situazione del sindacalismo di classe oggi in Italia? Quali sono i principali fronti di lotta su cui questi sono attivi? Accennavamo nell’introduzione alla logistica…

Il sindacalismo di classe in Italia si esprime in piccole formazioni sindacali che continuano a mantenersi divise con le loro specificità. USB sta rafforzando la propria presenza in vari settori, dal metalmeccanico alla logistica, al pubblico (sanità, trasporti, ecc.), entrando nelle vertenze territoriali.

Ci sono molte divisioni fra le diverse sigle, e questo riduce fortemente la solidarietà e la capacità conflittuale dei lavoratori. Come è possibile superare queste divisioni secondo voi?

USB ha perseguito un percorso unitario con altri sindacati di base, riuscito solo in parte.  Le divisioni si possono superare rinunciando ai personalismi e guardando al bene comune.

Parliamo adesso di Lucca. In quali settori siete maggiormente presenti e pensate ci siano più margini di conflittualità?

Lucca rappresenta una piazza difficile al cambiamento per la sua natura conservatrice. L’USB lucchese con fatica e impegno si è consolidato nel pubblico impiego (sanità, inps, inail) e recentemente nel settore privato, metalmeccanico, cartario e cooperativo.

In questi anni come USB avete appoggiato e partecipato ai cortei e alle mobilitazioni promosse  a Lucca da quella composizione studentesca e precaria che è scesa più volte in città contro il Jobs Act, la Buona Scuola e in generale le politiche del governo Renzi. Perché secondo voi è importante che il sindacato si interfacci e dialoghi con quel mondo del non-lavoro e del lavoro precario e saltuario non inquadrato nella forma sindacale classica?

Proprio nell’intento di realizzare l’unità di classe, tenendo conto che le necessità dell’individuo non si esauriscono nel lavoro, ma in tutti gli aspetti della vita, determinati dalla legge del profitto.

Da poche settimane è nato a Lucca un collettivo di lotta per la casa. Come guardate a questo nuovo soggetto? A Livorno ad esempio l’Usb è particolarmente attivo su questo fronte di lotta.

ASIA-Usb (asia.usb.it), associazione inquilini e assegnatari,  è attiva in molte città dove il problema dell’abitare è più cogente, Roma, Bologna, Livorno. A Lucca finora non si è strutturato un gruppo di impegno in questo campo per mancanza di partecipazione. Vediamo positivamente la nascita del collettivo Lotta per la casa.

Gettando uno sguardo complessivo sul mondo del lavoro nel territorio lucchese ci sembra che i terreni di lotta non manchino, dalla scuola, alla grande distribuzione, al trasporto pubblico,  alla sanità. Potrebbero esserci i margini per un primo embrione di coordinamento cittadino che unisca i lavoratori attorno a delle rivendicazioni comuni, al di là delle differenze di categoria e di appartenenza sindacale, sul modello del Coordinamento lavoratori e lavoratrici livornesi. Come USB sareste disponibili a farvi promotori insieme ai Cobas di un percorso di questo tipo?

Tenendo presente i 40 anni di storia dei comitati e del sindacalismo di base,  non siamo disponibili alla costituzione di altre formazioni,  ma solo al tanto auspicato  sindacato unico di base e di classe.

Un’ultima domanda. Per il 21 e 22 ottobre l’USB ha convocato una giornata di sciopero e una di mobilitazione nazionale in funzione del NO al referendum costituzionale del prossimo dicembre. Perché come sindacato ritenete importante la vittoria del NO? Come USB Lucca avete in programma di organizzare qualcosa in quella due giorni?

Il 21 ottobre è stato indetto lo sciopero generale per la difesa dei diritti del lavoro e dello stato sociale, per difendere ed applicare la Costituzione del 1948, per dire basta al governo Renzi e al massacro sociale. Il 22 ottobre si è organizzato il NO RENZI DAY, manifestazione nazionale a Roma per dire NO alla Controriforma Costituzionale ed a tutti i suoi autori.

USB Lucca ha sollecitato i suoi iscritti ad esprimere delle proposte, anche con la  possibilità di aderire a manifestazioni vicine di maggiore impatto sociale.

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