Il precedente di Gorino e l’antirazzismo da costruire

Un punto di vista sui fatti di Gorino e su come attrezzarci politicamente per disinnescare e contrastare il ripresentarsi di situazioni che le forze di estrema destra puntano a suscitare per cavalcare la paura e l’odio da loro fomentato contro i migranti. Un rischio che, dopo il precedente di Gorino, non può essere sottovalutato, specie in un territorio come quello di Lucca dove il discorso pubblico sull’immigrazione è completamente egemonizzato dalle forze di destra.

Andiamo ai fatti: martedì scorso a Gorino, piccolo paese della Provincia di Ferrara, dodici donne migranti e otto bambini sono stati duramente respinti degli abitanti, che hanno eretto barricate e blocchi stradali per impedire l’arrivo dei rifugiati, i quali avrebbero dovuto insediarsi in un ostello che era stato temporaneamente requisito dal prefetto di Ferrara, dopo che la sua disponibilità era stata negata con la scusa di un inesistente afflusso di clienti. La determinazione degli abitanti, che si sono contraddistinti per una durezza e un rifiuto dell’ospitalità del tutto ingiustificato, repellente e inumano (di fronte a 12 donne e otto bambini, viene francamente da dirlo, senza paura di passare per buonisti), alla fine ha prevalso. Le forze dell’ordine e il prefetto si sono piegati e i profughi sono stati rimandati indietro. Il premier Matteo Renzi, dal canto suo, invece di prendere nettamente le distanze da un simile e espresso “comprensione nei confronti di una parte della popolazione molto stanca e preoccupata”.

Ce ne sarebbero anche qui molte da dire sui due pesi e due misure delle istituzioni, su come di fronte a una protesta razzista lo Stato si cala le braghe mentre di fronte a una protesta di studenti e lavoratori non si risparmino i lacrimogeni e le manganellate. Ma noi, che lo Stato non è e non sarà mai amico degli interessi delle classi popolari, lo sappiamo già. Lasciamo l’illusione democratica agli ultimi inutili brandelli della “sinistra”. Perché come è stato giustamente detto, di contro a chi vorrebbe scaricare la colpa di quanto è successo soltanto sugli abitanti del paese, a Gorino abbiamo visto un razzismo di Stato

Come si può pretendere che i deliri razzisti dei vari Salvini, Borghezio e dell’accozzaglia di forze neofasciste che tutti i giorni fomentano paura e odio irrazionale contro i migranti, ingigantiti da programmi Tv come Quinta Colonna (ne avevamo già parlato qui) non producano risultati del genere? In un paese davvero democratico e in cui venisse applicata la Costituzione (visto che siamo in tema in queste settimane) queste forze non dovrebbero avere né diritto di parola, né spazi né il modo di agire indisturbate, ma, come sappiamo, sono invece istituzionalmente legittimate e lasciate libere di spargere il loro veleno.

La reazione degli abitanti di Gorino è il frutto maturo della propaganda allarmistica e razzista alla Salvini. Nell’assenza di legami sociali solidali si annidano come parassiti tutti gli egoismi e gli individualismi che proliferano in una società capitalistica: paura dell’altro, difesa della “purezza” della propria identità culturale e territoriale da ogni “contaminazione”. Un mix perverso in cui le forze politiche più retrograde sguazzano e cercano di radicarsi. Non a caso, a dispetto delle narrazioni tossiche che parlano di una protesta spontanea degli abitanti del piccolo paesino sul delta del Po’, ad animare la mobilitazione sono stati esponenti della destra locale, come il leghista di lungo corso Nicola Lodi.   

Di fronte a simili tristi episodi, dobbiamo interrogarci su come intervenire, su tutti i piani, per disinnescare il razzismo e tutti gli ingredienti sociali e culturali che lo creano. Bisogna sicuramente ricordare, poiché siamo un popolo che non ha mai brillato per lunga memoria, che siamo un paese di migranti che a milioni sono andati a giro per il mondo a cercare migliori condizioni di vita per sfamare le loro famiglie, per sfuggire a povertà, disoccupazione e persecuzioni politiche. La stessa cosa che stanno facendo oggi coloro che si mettono in viaggio attraverso il Mediterraneo, l’hanno probabilmente fatta anche i nonni e i bisnonni degli abitanti di Gorino. L’immigrato è una persona come noi, con una sua storia, una persona spesso spaventata che ha bisogno di aiuto. Come saremo anche noi se fossimo costretti a spostarci dall’altra parte del mondo, in un paese che non conosciamo, con le nostre famiglie divise o, peggio, con delle persone a noi care che sono morte. Queste persone meritano solidarietà, ascolto e accoglienza, non di diventare la valvola di sfogo di frustrazioni e di un insicurezza sociale che certo non hanno prodotto loro, ma che vengono invece dalle politiche neoliberiste portate avanti dall’Unione Europea, dalle grandi aziende, dalle banche, dai governanti loro servi.

Ci teniamo però ad aggiungere che derubricare il razzismo a semplice ignoranza culturale, come fa certa sinistra che da tempo, appena sente l’odore delle classi popolari, si tappa il naso disgustata, è un grave errore che fa solo il gioco delle destre. O si capisce che il razzismo e la guerra tra poveri crescono laddove non ci sono lotte del basso contro l’alto, dove non si è capaci di indicare un altro, il vero nemico responsabile di una condizione generale di impoverimento e di insicurezza sociale, e ci si assume il compito impegnativo di direzionare il conflitto contro di lui, o il rifiuto del razzismo rimarrà confinato ai ceti medi benestanti, del tutto inefficace a disinnescare la divisione etnica fra i subalterni, quella divisione che il sistema capitalistico costruisce e su cui si regge.

Quello su cui dobbiamo porre attenzione e che dovremmo fare alla svelta, è dunque come attrezzarci, come antifascisti e antirazzisti, per essere pronti a intervenire nel caso situazioni del genere dovessero verificarsi nei nostri territori, per non recitare l’inutile ruolo di testimonianza di indignati facebookiani.

A Lucca, come nel resto d’Italia, ci sono due discorsi entrambi nemici agli interessi reali delle classi popolari, il razzismo becero delle destre (con Casa Pound in prima fila) e il pietismo di quella “sinistra” subalterna al PD (a sua volta subalterno alla destra). Apparentemente distanti, questi due discorsi in realtà sono accomunati dal non lasciare alcun diritto di parola ai migranti, alle loro volontà e desideri. La descrizione dei migranti come corpi perennemente bisognosi di assistenza (un assistenza che poi dovrebbero sentirsi in dovere di restituire tramite lo sfruttamento del loro lavoro gratuito) nega loro qualsiasi libertà e autonomia e impedisce loro la presa di parola. Provate a farvi questa semplice domanda: quante volte avete sentito sui giornali e la televisione, a proposito del fenomeno immigrazione, le vomitate razziste delle destre o i sermoni pietistici della “sinistra”? E quante volte invece avete sentito, in carne e ossa, senza filtri, la voce dei migranti?

Ecco quello che dovrebbero fare tutte quelle realtà e quelli individui che si riconoscono nell’antirazzismo: ascoltare i migranti e i richiedenti asilo, conoscerli, stringere con loro relazioni di fiducia e di amicizia politica; trattarli su un piano di parità. Per trovarsi domani fianco a fianco nella stessa lotta contro i nostri comuni nemici: il fascismo, il capitalismo e ogni luogo dove la voce dell’oppressore è più forte di quella dell’oppresso.

Se c’è un modo di evitare altre Gorino, e di dare un significato pratico, un’efficacia reale allo slogan “Restiamo umani”, è soltanto questo. 

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