A Firenze scende in piazza il NO sociale. Nonostante le violenze della polizia il corteo sfila per la città

Ieri a Firenze, nonostante gli assurdi divieti di manifestazione imposti dalla questura su direttiva del ministro Alfano (a causa della “presenza in città di importanti esponenti del governo”) migliaia di persone si sono conquistati il diritto a manifestare scontrandosi con la polizia a più riprese ed uscendo da Piazza San Marco dove erano stati inizialmente confinati. Tantissime le realtà cittadine presenti, oltre a delegazioni provenienti da altre città toscane e dal resto d’Italia, che hanno preso la parola al microfono (per ascoltare gli interventi visita la pagina Firenze dice No).

Mentre alla Leopolda andava in scena il teatrino renziano (con il sindaco Nardella che ha il coraggio di accusare i manifestanti di voler sfasciare Firenze, dopo che era stato loro impedito di manifestare liberamente; ma qualcuno per una volta ha rotto il monologo del potere, accusando il PD renziano di fascismo), lungo le strade di Firenze è scesa in piazza l’Italia degna, l’Italia che dice NO ogni giorno, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei picchetti antisfratto, e che ieri si è conquistata il diritto a manifestare nonostante i manganelli e i lacrimogeni dei pretoriani di Renzi. Quell’Italia che ha capito da tempo, che meno siamo governati, meno siamo governabili, e più si aprono per noi prospettive di riscatto e di liberazione. Quell’Italia che voterà convintamente NO al referendum costituzionale del 4 dicembre e che scenderà nuovamente in piazza a Roma il 27 novembre per una grande manifestazione nazionale delle lotte sociali (anche da Lucca partirà un pullman per questo importante appuntamento).

Condividiamo di seguito il comunicato sulla giornata di ieri scritto dagli organizzatori del corteo:

In più di 5.000 persone oggi a Firenze abbiamo messo in pratica quanto abbiamo ripetuto nelle scorse giornate: la legittimità a esprimere dissenso e le ragioni del NO al referendum nonostante divieti, vergognose imposizioni, attacchi e intimidazioni indegne.

In tutti i modi si è cercato di impedire che si potessero rappresentare le ragioni di chi si oppone a questo governo e alle conseguenze di una riforma costituzionale che sa di autoritarismo e di ulteriore accentramento del potere nelle mani di pochi.

Avevamo detto che non avremmo accettato lo scandaloso divieto di manifestare imposto dalla questura, che non saremmo stati confinati in piazza San Marco, ma che saremmo andati a portare le ragioni del NO fin sotto la Leopolda, dove Renzi e suoi figuranti del Partito Democratico come al solito si rintanavano lontani dalla società reale.

Ci siamo presi sin da subito piazza San Marco in migliaia rendendo immediatamente chiaro che il tentativo di impedirci spazi di espressione e partecipazione avrebbe provocato una giusta e legittima risposta. La polizia si è comportata come la guardia privata di Renzi, assumendosi la responsabilità politica di mettere a tacere il dissenso per conto del premier.

Tanti fiorentini sono scesi oggi in piazza accanto a delegazioni dei tanti NO che costellano l’Italia resistenze territoriali contro le nocività e le devastazioni, comitati contro le grandi opere inutili, studenti, precari, vittime del Jobs Act hanno costruito oggi una grande giornata: la giornata in cui la Leopolda del Sì non ha potuto impedire che le ragioni del NO venissero comunicate a tutto il paese da un fiume in piena di dissenso e dignità!

La reazione della polizia alla richiesta di cominciare una manifestazione verso la Leopolda dimostra gli spazi di democrazia che concede il sedicente Partito “democratico”.

Cariche, lacrimogeni, fermi si sono riversati sulle migliaia di partecipanti ma nulla è riuscito a fermare la nostra capacità di comunicare a tutto il paese che il governo Renzi è il governo dell’austerità, dell’attacco ai diritti, dell’impoverimento generale. E che per questo va sfiduciato in ogni modo, nelle piazze e nelle urne, il 4 dicembre.

Quello che è successo oggi è inaccettabile: una gestione dell’ordine pubblico tesa a impedire quegli stessi diritti civili e sociali che Renzi finge di difendere nei suoi teatrini a reti unificate. Durante le cariche è stato fermato Francesco, un ragazzo che si trova tutt’ora in stato di fermo. Ci sono stati anche diversi feriti dal momento in cui la polizia non ha smesso di inscenare provocazioni a margine del corteo.

C’è una parte del paese che sta alzando la testa, che non si beve più le baggianate di Renzi e che sa che bisogna riconquistarsi diritti e dignità tutti insieme, come successo oggi.

Torneremo in piazza il 27 Novembre a Roma, per una nuova grande giornata di mobilitazione popolare di massa ad una settimana dal voto sul referendum!

Lascia un commento

commenti

Shares