Uso medico della cannabis, una strada ancora in salita

Nel precedente articolo su Cannabis e sostanze psicotrope, abbiamo affrontato i temi legati alla repressione degli usi e soprattutto dell’autoproduzione. Come previsto, il balletto della legge proposta dall’intergruppo autodefinitosi #Cannabislegale continua le danze, tra un rinvio in commissione ed un altro, la presentazione di qualche migliaio di emendamenti e un voto che slitterà almeno di qualche mese.

Il consiglio che ci sentiamo di dare è di non credere ad una sola parola che esca dalla bocca dei politici o dei cosiddetti giornalisti “main stream”.
I parlamentari non hanno la minima intenzione di cambiare sostanzialmente la situazione e dal canto loro sembra che i giornalisti non possiedano né le competenze nè la volontà di raccontare la realtà senza doverci ricamare e condire con bugie e/o false speranze.
Potremmo pubblicare un elenco infinito e noiosissimo di bufale e follie scritte e dette sulla Cannabis, ma preferiamo farvi sorridere riproponendo, per chi non lo avesse visto, il divertentissimo servizio andato in onda sul TG3.  

Dopo questo breve aggiornamento sulla situazione riguardante il dibattito pubblico e politico sulla cannabis, vorremmo invece approfondire l’argomento riguardante l’uso terapeutico della Cannabis e dei cannabinoidi.

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Distinguere l’uso ludico da quello terapeutico in ambito legislativo è complicato e contraddittorio: la stessa molecola può essere definita droga o medicina a seconda dei casi (se ho un’indicazione terapeutica è medicina, se ne sono sprovvisto è droga). Questo è il risultato di un uso strumentale, comunicativo e legale, delle politiche riguardanti gli stupefacenti: dividere i “buoni” dai “cattivi” attraverso la demonizzazione di certe sostanze è una strategia che viene usata da decenni (da almeno 30 anni) per isolare i movimenti antiproibizionisti che si pongono in maniera conflittuale rispetto alle politiche di repressione dello Stato.

Per non soccombere a questa strategia, è necessario fin da subito chiarire un concetto che permetta di sgomberare il campo da ogni equivoco: qualunque sia la molecola psicoattiva decidiamo di assumere, dalla caffeina all’alcool, da un ansiolitico a una “droga pesante”, persino assumendo una  semplice tisana di passiflora e camomilla, stiamo compiendo una scelta terapeutica (perlomeno autoterapeutica). La morfina ad esempio, come la Cannabis, è considerata sia farmaco che sostanza stupefacente.  Assumere Cannabis è quindi sempre, ed in ogni caso, una scelta che ha necessariamente degli effetti sulla psiche e sul corpo. Nessuno vuole negare questo.

Sempre più persone, pur essendo prive di prescrizioni mediche, usano Cannabis per rilassarsi, dormire meglio, stimolare l’appetito e (perché no!?) passare una serata in compagnia senza la necessità, presente in molte categorie sociali, di assumere alcolici.
Pochissimi italiani non hanno conoscenti che fanno uso regolare di Cannabis: alcuni di questi lo fanno solo alla sera dopo il lavoro, alcuni fumano soltanto nel week-end, altri lo fanno prima e dopo i pasti, ognuno di questi si ritiene in grado di decidere se e quando smettere, autoregolandosi meglio di come potrebbe imporgli qualunque medico forense.
Al dì la di un cieco bigottismo, bisogna guardare in faccia la realtà, e la nostra realtà ci dice che (secondo le statistiche) il 32% degli italiani ha dichiarato di aver fatto uso di Cannabis almeno una volta nella vita.
Un altro aspetto che non possiamo nascondere è che moltissimi giovani passano le serate in locali di ogni genere assumendo alcool. Dal punto di vista legale sono certamente meno perseguibili, ma dal punto di vista medico, stanno assumendo molecole che nel medio-lungo periodo saranno devastanti. L’alcool provoca circa 25.000 morti l’anno solo in Italia. Secondo le statistiche di tutte le droghe è in assoluto la più diffusa e la più mortale.

Dai dati facilmente reperibili sul web, oltre che a quelli che vi abbiamo indicato via link, è palese che la regolamentazione delle sostanze non segue una logica che pone al centro la difesa della salute del cittadino. Senza stare a citare esempi (sono evidenti e discusse in ogni ambiente le scelte legislative su alcool, tabacco e Cannabis), è evidente che qualsiasi legge riguardante questi tipi di regolamentazione è imperniata di interessi politici, ideologici ed economici.

Nonostante la Cannabis come sostanza sia stata sfavorita e demonizzata da decenni, si stanno aprendo nuove possibilità, anche in un paese solitamente lento e arretrato a livello legislativo come il nostro (anche se, come vedremo, con un’alternanza di passi avanti e passi indietro).

Innanzitutto vorremmo chiarire come si può avere una prescrizione medica, qualora una persona soffrisse di una delle patologie sotto elencate:

  • Dolore talamico
  • Anoressia e disturbi dell’alimentazione di origine nervosa
  • Glaucoma
  • Nausea e vomito post operatori o causati da chemioterapia

Per queste 4 condizioni, la Cannabis è un farmaco di prima scelta, poiché nessun altro farmaco allopatico è in grado (a parità di effetti collaterali) di avere risultati simili a quelli ottenuti da questa.

La Legge Turco del 2007, che tratta delle possibilità terapeutiche della Canapa ad alto contenuto di principio attivo, prevede che il proprio medico di base (o un qualunque medico) compili un modulo per l’importazione, con il quale (in teoria) il paziente dovrebbe recarsi in una farmacia pubblica ospedaliera, inviare la richiesta ai produttori olandesi e aspettare la consegna, equivalente a 3 mesi di terapia. Il costo dell’”erba” olandese si aggira, per il paziente, intorno agli 8 euro e mezzo al grammo. Più o meno il prezzo di mercato attuale, ma con la sicurezza di un prodotto sterile, controllato e stabile nel tempo. Dal 2007 ad oggi, però, la situazione è peggiorata: il ministro della salute Lorenzin (governo Letta e riconfermata da Renzi) è riuscita di fatto a svuotare, rendendo inapplicata e inapplicabile, la legge Turco. Attualmente l’unica possibilità di comperare Cannabis legale è attraverso le farmacie private, con costi che sono decisamente vergognosi (la media è oltre 30 euro al grammo) e le Regioni hanno imposto limiti talmente rigidi per l’erogazione gratuita da essere praticamente impossibile rientrare tra i pochi che hanno la possibilità di non dover pagare la terapia.

In Toscana, giusto per dare un’idea, sono state approvate solo queste 4 condizioni per concedere la gratuità del farmaco, dimenticandosi di almeno altre 20 patologie nelle quali la terapia che prevede l’uso di Cannabis potrebbe cambiare la qualità della vita dei malati:

  • Sindrome di Gilles de la Tourette (tic multipli e coprolalia, riguarda meno dello 0,02% della popolazione adulta);
  • dolore cronico di origine neurologica resistente ai farmaci specifici e agli oppioidi. (le persone che hanno un dolore così acuto che non risponde neppure agli oppiacei, molto difficilmente potrà rispondere ai cannabinoidi, a meno che la persona sia priva di recettori per gli oppiacei; statisticamente però è un dato assolutamente trascurabile. In medicina normalmente si dovrebbe iniziare da farmaci meno pericolosi anche se meno efficaci, ma in Toscana si è deciso di fare il contrario);
  • dolore oncologico refrattario a morfina, utilizzabile in associazione ad altri analgesici (vale la stessa osservazione di prima, ma per lo meno in caso di cancro è permesso l’utilizzo di cannabis associato con oppiacei al bisogno);
  • spasticità secondaria a sclerosi multipla e altri gravi malattie neurodegenerative.

http://www.epicentro.iss.it/farmaci/pdf/seminario2014/Firenzuoli.pdf

In tutti gli altri casi, rivolgendosi alla farmacia ospedaliera pubblica rischiate di ricevere letterine dal direttore sanitario come questa (la lettera è vera, i cognomi e i nomi sono invece di fantasia): 

Gent.mo Sig. Sebastiani,

con riferimento alla richiesta di acquisto all’estero del prodotto Bedrocan, Le comunico che il prodotto è attualmente disponibile in Italia, e acquistabile presso le farmacie territoriali sotto forma di preparazione galenica, su presentazione di ricetta medica, secondo la normativa in vigore.

Pertanto le strutture pubbliche sanitarie non sono più autorizzate ad espletare le procedure di importazione di detto prodotto, così come avviene per tutti i farmaci, una volta resi disponibili in Italia, come riportato anche sul modulo di importazione.

Per quanto riguarda la fornitura in corso, sarà nostra cura contattarla al ricevimento del prodotto importato, mentre per le future necessità La invitiamo a rivolgersi al Suo medico curante al fine di avviare le procedure di approvvigionamento presso una delle farmacie sul territorio.

Cordiali saluti,

Lorenzo Tomei

Dr. Lorenzo Tomei

Direttore Dipartimento del Farmaco

Direttore S.C. Farmaceutica Territoriale

Responsabile Farmacovigilanza

Azienda USL 2 Lucca

 

Ricevere una lettera di questo tipo significa che se prima un paziente doveva sostenere una spesa mensile di 250 euro, si troverà a doverne spendere quasi 1000. Sicuramente è un ottimo affare per le farmacie, ma per la maggioranza dei pazienti significa invece la fine della continuità terapeutica stabilita e garantita dalla legge, invano.

Avere una prescrizione medica, significa ovviamente non essere perseguibili dalla legge, qualora si venisse “scoperti” dalle forze dell’ordine con una quantità di sostanza che possa essere giustificata dall’indicazione del medico. Teoricamente oltre alla indicazione medica si dovrebbe girare con la bolla o lo scontrino di acquisto, ma nella stragrande maggioranza dei casi, è sufficiente mostrare la ricetta del proprio medico per far sì di essere lasciati in pace dai nostri tutori della legge,anche se non mancano le solite ridicole e grottesche eccezioni.

Alcuni studi mostrano come i farmaci benzodiazepinici e gli ansiolitici (che creano fortissima dipendenza e danni epatici molto gravi anche nel medio periodo) possono essere gradualmente sostituiti dall’uso di Cannabis con ottime possibilità di successo.

Sfortunatamente allo stato attuale i medici sanno poco e nulla dell’uso medico della Canapa, vi invitiamo quindi ad informarvi autonomamente e vi consigliamo di scegliere un medico disponibile ad ascoltare e, se lo ritiene giusto, di prescrivere la quantità che ritiene opportune.

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Per molti detrattori della “sacra pianta”, l’uso terapeutico di Cannabis, altro non sarebbe che un modo per far entrare dalla finestra ciò che non si riesce a far passare dalla porta (la legalizzazione). I proibizionisti mostrano così di essere stupidi due volte: in primo luogo perché si oppongono alla realtà aiutando di fatto le associazioni criminali nel lucrare per miliardi di euro, in secondo luogo perché ormai sono migliaia le pubblicazioni scientifiche che dimostrano, non solo la limitatissima pericolosità, ma l’assoluto beneficio di questa pianta in moltissime condizioni patologiche, siano esse fisiche o psicologiche. Sono oramai migliaia le storie che ne provano l’efficacia

Sostenendo le nostre posizioni non vogliamo assolutamente dire che fumare Cannabis faccia bene a tutti e che tutti dovrebbero farlo, lo sconsigliamo anzi ai minori, il cui sistema endocannabinoide è ancora in formazione, ma anche solo a chi questa sostanza provoca effetti sgradevoli. Legalizzare non è un sinonimo di incitamento al consumo. Infatti è possibile, anche se non è mai stato dimostrato con pubblicazioni scientifiche, che in alcune persone la Cannabis possa provocare anche la cosiddetta “crisi a-motivazionale”, mentre altre persone sperimentano esperienze “paranoiche” dopo l’uso. Nel caso facciate parte di questa categoria di persone, il consiglio non può che essere quello di smettere di usare Cannabis. In ogni caso, qualunque sia la brutta esperienza provata, sarà sempre di carattere transitorio e finirà entro poche ore.

Nonostante i possibili effetti indesiderati, la Cannabis risulta estremamente efficace nel trattare patologie infiammatorie croniche come il morbo di Chron,  colite ulcerosa, colon irritabile, enteropatia da glutine, molti studi dimostrano l’efficacia anche nel trattamento e nella cura di alcuni tipi di tumore, nell’epilessia, nel morbo di Alzheimer e Parkinson e in altre decine di patologie, tra le quali molte riguardanti il tono dell’umore e il benessere psicologico.                                                   

Per concludere segnaliamo  inoltre che è da poco disponibile un numero di telefono dedicato alle informazioni mediche e legali sulla Canapa. L’osservatorio antiproibizionista Canapisa Crew ha infatti presentato pochi giorni fa, in un’iniziativa dedicata ai temi dell’uso medico e ricreativo della Canapa, il nuovo numero di telefono: 3703002016. L’osservatorio si avvarrà delle competenze del Dr. Fabrizio Cinquini, medico chirurgo, uno dei massimi esperti nazionali di uso medico dei cannabinoidi e dell’Avvocato Francesco Gentile. L’obiettivo di questo numero di telefono è dare risposte concrete  a chi si dovesse trovare in difficoltà nell’avere una prescrizione medica o nel caso di problemi legati alla repressione legale.                

Concludendo rinnoviamo l’invito a coloro che si sentono vittime di questa paradossale situazione legislativa di mettersi in contatto con il numero di telefono sopra indicato, cercheremo di fornirvi tutte le informazioni e i contatti che possano esservi utili.

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