Carrefour annuncia licenziamenti, sciopero anche a Lucca

Torna ancora al centro delle polemiche il Carrefour, gigante della grande distribuzione che negli ultimi tempi si è contraddistinto in particolar modo per la determinazione nel voler allungare l’orario di lavoro dei dipendenti anche ai giorni festivi e alle ore notturne (consigliamo a questo proposito un’inchiesta apparsa su Internazionale e ripresa dal nostro sito l’anno scorso).

Questa volta la scintilla della protesta nasce dall’annuncio da parte dell’azienda di 500 esuberi e la chiusura di tre punti vendita sul territorio nazionale, con il conseguente licenziamento di altre 370 persone. Dei 500 esuberi programmati, 10 dovrebbero toccare proprio al punto vendita lucchese, di cui avevamo già intervistato alcune lavoratrici iscritte ai Cobas. Con la scusa di un calo di fatturato si vuole far pagare ai lavoratori e alle lavoratrici il prezzo di politiche aziendali evidentemente non redditizie nemmeno in base a criteri di mercato (come quella dell’apertura 24/24). Questo in un contesto in cui già si sta ricorrendo a contratti di solidarietà ed è in costante aumento il numero di lavoratori e lavoratrici pagati con voucher e contratti a chiamata.

Ripetendo una dinamica del resto molto frequente in un periodo di crisi e di contemporanea riduzione di diritti dei lavoratori tramite leggi filo-padronali come il Jobs Act, gli esuberi potrebbero quindi diventare una mossa puramente opportunistica, volta a far fuori una parte di forza lavoro che ancora gode di qualche tutela (e, magari, è pure sindacalizzata) per sostituirla in seguito con un’altra il cui costo sia minore. Dopo che l’azienda ha cercato di strappare il più possibile (domeniche non retribuite come giorni festivi, turni extra da fare gratis, minacce di mobilità con conseguente apertura del contratto di solidarietà tra i dipendenti) da chi ha ancora un contratto che offre qualche diritto, ha deciso di puntare più in alto e chiedere gli esuberi, allo scopo di ridurre progressivamente quella parte di lavoratori tutelati a favore di quelli più sfruttati.

Per la giornata di oggi, sabato 28 gennaio, i sindacati confederali hanno indetto uno sciopero, che prevede l’astensione dal lavoro per le  ultime due ore del turno, per chi volesse aderire. Già in passato, a Lucca come nel resto d’Italia, abbiamo visto i sindacati confederali svolgere il ruolo del pompieraggio organizzato smorzando o depotenziando la lotta. C’è dunque poco da aspettarsi da loro in termini di disponibilità al conflitto e di capacità di portare a casa risultati dignitosi. Resta da vedere come i Cobas decideranno di muoversi nella presente situazione e seguirne gli sviluppi.

Una cosa è certa. I lavoratori a rischio esubero avranno bisogno di tutta la solidarietà esterna allo stabilimento anche solo per immaginare una vertenza che non si risolva in una capitolazione alle richieste dell’azienda. Una solidarietà che deve venire in primo luogo da tutte quelle soggettività antagoniste e anticapitaliste che in questi anni hanno portato nelle piazze il conflitto e il rifiuto dell’austerity, ma che deve necessariamente puntare a coinvolgere anche altri lavoratori il cui livello di precarizzazione, flessibilità e ricattabilità ha raggiunto livello non più sopportabili, come quello delle lavoratrici delle pulizie delle Poste in appalto alla Global Service  e le lavoratrici delle pulizie Dussmann, che negli ultimi mesi hanno cominciato a mobilitarsi.

Episodi come quelli degli esuberi al Carrefour, così come la vertenza sviluppatasi attorno al licenziamento dei lavoratori SNAI a Porcari, potrebbero essere le avvisaglie di un nuovo tornante della crisi pronta a investire il territorio della nostra provincia, dove la recessione si è finora manifestata con tratti meno violenti e drammatici sul fronte occupazione rispetto ad altri territori.

è possibile cominciare a pensare a un comitato cittadino che ricomponga politicamente i lavoratori e le lavoratrici in lotta al di là delle singole vertenze, come successo ad esempio a Livorno? Buona parte delle possibilità di capovolgere gli attuali rapporti di forza tra lavoratori e imprese, a partire dalla vertenza Carrefour, dipendono forse da questo.

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