Quell’antifascismo che fa rima con opportunismo

In un quadro politico in cui, di fatto, le differenze tra centro-sinistra e centro-destra sono ormai nulle, per dare una parvenza di competizione al gioco elettorale si inscenano delle finte battaglie attorno a quei “valori fondamentali” che la vittoria della parte avversa vedrebbe negati e calpestati. Uno di questi valori, di cui ci si ricorda solo in campagna elettorale e in maniera puramente strumentale, è l’antifascismo. Lo vediamo bene anche in queste settimane che precedono le elezioni comunali dell’11 giugno a Lucca.

La sezione lucchese dell’Anpi decide infatti di organizzare per sabato 27 maggio una giornata contro il fascismo. Subito il sindaco Tambellini e le liste che sostengono la ricandidatura a sindaco (Partito Democratico, Sinistra Con Tambellini, Lucca Civica, Generazione Lucca, Lucca per l’ambiente) esprimono sostegno all’iniziativa dell’Anpi, con un comunicato di questo tenore:

“È fondamentale tenere vivi i valori della Costituzione, nati dalla Resistenza e dalla lotta antifascista, soprattutto oggi in cui molti esponenti politici cavalcano l’odio e la paura delle persone, proponendo soluzioni facili ma illusorie, e incolpando le minoranze e le persone più deboli, e indifese, dei problemi che affliggono l’intera società.

Ancora più inquietante è il progressivo sdoganamento del termine fascismo al punto che chi si rifà a quella ideologia malata, non desta quasi più scandalo.

A tutto questo noi reagiamo con forza perché la nostra Costituzione ci ha permesso decenni di libertà, sicurezza, diritti e democrazia: non molleremo mai perché alla base della nostra azione politica c’è una forte appartenenza nella libertà, nella giustizia, nella solidarietà e nei pari diritti per tutti gli esseri umani.”

Ogni parola è una menzogna smentita dalla realtà, giacché il Pd (e chi decide di stringerci alleanze ne è oggettivamente complice) è la negazione vivente di tutti quei valori enunciati nelle ultime righe, valori che ogni provvedimento di legge degli ultimi anni, dal Piano Casa al Jobs Act fino al Decreto Minniti ha bellamente calpestato. Senza contare che sono proprio queste politiche le prime ad alimentare quel risentimento e quell’insofferenza sociale su cui i fascisti sguazzano, oltre a reprimere tutti i movimenti sociali che provano a contrastarle in un senso solidale e antirazzista. Così come è utile ricordare che quello stesso partito si apprestava, non più di sei mesi fa, a stravolgere con un referendum  quella Costituzione a cui oggi si torna a giurare fedeltà (e lo stesso Tambellini si era espresso a favore del Sì). Non che ci piaccia in particolar modo la Costituzione, come già abbiamo avuto modo di dire, ma insomma, anche all’opportunismo ci dovrebbe essere un limite.

Ma queste sono tutte cose già dette e scritte, e qualcuno potrebbe sempre dire che il Pd lucchese è diverso, che Tambellini è un’altra cosa. E invece è proprio sul tema dell’antifascismo che possiamo misurare quanto i suoi 5 anni di governo siano stati caratterizzati da una mancanza assoluta di coraggio, nel riconoscimento del problema prima ancora che nella (dunque inesistente) opera di contrasto. A Lucca fascismo è una parola che non si può nominare salvo in campagna elettorale. Quando ci si trova di fronte alla cosa, ci si nasconde dietro una generica condanna della violenza, come avvenuto anche a seguito dell’aggressione fascista verificatasi al caffè Ristretto in Via San Giorgio durante la Notte Bianca del 2013.

Non aggiungere alla parola violenza l’aggettivo fascista significa infatti chiudere gli occhi sulle caratteristiche peculiari di questa violenza, sulla cultura in cui si sviluppa, e sulle cause sociali che possono far maturare un consenso attorno ai bersagli che va a colpire. Oltre, immancabilmente, ad avallare la teoria degli opposti estremismi, isolando e delegittimando l’antifascismo inteso come pratica militante e lotta di strada che nella nostra città alcuni continuano a portare avanti, spesso pagando un prezzo alto per una scelta di coerenza e di coraggio messa in pratica nonostante il clima di menefreghismo e volemose tutti bene che a volte pare davvero la cifra caratteristica della “pace sociale” lucchese.

Ci sembra di poter dire che anche quanto visto nella nostra città va a confermare l’approfondita analisi apparsa di recente sul blog dei WuMing, dove si mette in luce come, nella narrazione mediatica che negli ultimi anni gli organi di informazione hanno fatto di episodi di violenza che vedono protagonisti noti esponenti di estrema destra (soprattutto Casa Pound), come ad esempio l’omicidio di Emmanuel a Fermo la scorsa estate, constatiamo la sistematica rimozione della parola fascismo. La Parola Che Non Deve Essere Nominata. Salvo a vanvera o per parlare di storia di epoche lontane, mai del presente che accade sotto casa. Dunque nessun problema a dichiararsi allegramente antifascisti mentre le città si riempiono di squadristi senza battere ciglio, e dopo aver derubricato ogni aggressione di stampo politico a rissa da strada. Il risultato di tutto ciò è il proliferare di “antifascisti” senza fascisti che, come si dice dalle nostre parti, cascano dal pero quando scoprono l’esistenza sul nostro territorio di un partito come CasaPound e del suo candidato sindaco Fabio Barsanti, fascista dichiarato.

Nessuna dichiarazione del sindaco invece sulle responsabilità della questura che si è fatta sfuggire all’estero due squadristi violenti come Andrea Palmeri e Adam Mossa, o sulla necessità di tenere maggiormente sotto controllo alcuni gruppi che popolano la curva della Lucchese e ne fanno un brodo di coltura di pensieri e pratiche fasciste tese all’odio e alla violenza contro il migrante e il diverso, né sul fatto che un gruppo come Blocco Studentesco affiliato a Casa Pound sia libero di candidarsi e di eleggere propri rappresentanti tra gli studenti nelle scuole. Né sul fatto che un militante di CPI venga trovato in possesso di un’arma da fuoco rubata, o che sul nostro territorio l’estrema destra organizzi eventi per aiutare i camerati reclusi o latitanti

Vale invece la pena di ricordare quanto dichiarato da Tambellini nel settembre 2016, a seguito di un gesto di imbrattamento della sede di Casa Pound compiuto da alcuni antifascisti. Tambellini in quel caso si affrettò a condannare l’azione, ritenendola grave e intollerabile nell’ambito di un gioco democratico di cui i fascisti possono benissimo far parte:

“Quanto accaduto alla sede di CasaPound è da condannare senza riserve e non può avere alcun tipo di giustificazione. Gesti violenti come questo, qualunque ne sia la motivazione o la matrice, sono inaccettabili”

Queste affermazioni, seguite dal consenso tacito o dichiarato di tutta la giunta PD, come denunciato con un comunicato anche da parte di Lucca Antifascista,  hanno di fatto prodotto una legittimazione politica dei partiti fascisti (di cui quella Costituzione a cui le liste che sostengono il Pd si richiamano, vieterebbe peraltro l’esistenza; ma pensa, si vede proprio che chi l’ha scritta non aveva letto Voltaire…), e dando quasi più risalto a un po’ di merda su una saracinesca che a più di 10 anni di squadrismo neofascista fatto di aggressioni, minacce e accoltellamenti.

Non meno ipocrite e ridicole sono le parole di Francesco Raspini, assessore alla sicurezza dell’attuale giunta PD, che a seguito della venuta di Salvini a Lucca lo scorso 1 giugno a sostegno del candidato di centro-destra Remo Santini, ne ha attaccato la contiguità ideologica rispetto a Casa Pound e la sua politica della ruspa. Chissà quanti lucchesi si ricordano che proprio lui, Raspini, alcuni mesi fa commentava lo sgombero di due senza tetto ringraziando la polizia municipale da lui diretta per il suo lavoro contro il degrado del territorio. Dette da Salvini simili dichiarazioni di odio e disprezzo verso i poveri suscitano almeno un po’ di indignazione e di scandalo da parte degli ultimi residui di società civile, se invece quelle stesse parole (e, soprattutto, i fatti che vorrebbero descrivere e le risposte repressive che vengono disposte) vengono da un esponente del centro-sinistra, tutto passa come normale. 

è per questo che in conclusione, possiamo tranquillamente affermare che anche a Lucca al PD e ai suoi alleati i fascisti fanno tutto sommato comodo, come avversari utili da giocare come spauracchio e che tuttavia fanno a buon diritto parte del gioco elettorale e di cui si possono, con meno clamore, pure mettere in pratica alcuni dei loro punti programmatici. Se il sindaco Tambellini e le liste che lo sostengono fossero davvero antifascisti, perché invece di proclami tardivi non hanno inserito nel regolamento che disciplina la concessione degli spazi comunali il divieto di fruirne per partiti e associazioni che più o meno esplicitamente si richiamano al fascismo? 

Ecco, con meno chiacchere e più fatti, l’antifascismo piddino (come quello di tutti i centro-sinistra neoliberali d’Europa, del resto) rimarrebbe comunque pieno di contraddizioni da attaccare, ma perlomeno potrebbe mettere sul tavolo qualcosa di reale e tangibile. Ma anche per fare ciò servirebbe un coraggio di cui Tambellini & Co sembrano del tutto privi. Nel frattempo, come dice il detto, una rielezione a sindaco val bene un proclama strumentale di antifascismo.

Lascia un commento

commenti

Shares