Un’assemblea antifascista può far nascere un movimento?

Dopo aver ascoltato le diverse voci che hanno riempito Piazza San Frediano durante l’assemblea pubblica promossa da Lucca Antifascista, possiamo dire che il tentativo di intercettare la sensazione di shock che in molti a Lucca hanno provato in seguito al successo elettorale di Casa Pound (per un punto di vista complessivo sul risultato delle urne rimandiamo al nostro editoriale), ha avuto successo. Più di cento le persone presenti, con vari interventi che si sono alternati al megafono.

Dopo l’intervento introduttivo è stata posta con forza la necessità di un contrasto politico al radicamento sociale dei fascisti (ad esempio rispetto al disagio abitativo), un contrasto che non può essere soltanto ideologico, ma deve concretizzarsi in pratiche reali di solidarietà  e puntare a organizzare il conflitto sociale in una direzione diversa rispetto a quella della guerra tra poveri. Un’altra questione di grande rilevanza che è stata posta è la necessità che gli insegnanti tornino ad assumersi la responsabilità di parlare nelle scuole di fascismo e di antifascismo, senza paura o ignavia, perché è proprio nelle scuole che i neofascisti, a Lucca come altrove, in un contesto complessivamente povero di mobilitazioni studentesche come eravamo abituati a vederle alcuni anni fa, stanno acquisendo parte del loro consenso.

Abbastanza generalizzata la critica all’amministrazione Tambellini (così come a quelle degli anni precedenti) per la sua completa inefficacia nel contrasto allo squadrismo fascista, visto il rifiuto in più occasioni di nominare il problema in quanto tale, invece di derubricare gli episodi di aggressioni fasciste alle categorie impolitiche della guerra tra bande e della violenza generica. Non sono mancati inoltre alcuni accenni di critica alle diverse forme di fascismo inteso come dominio dell’uomo sull’uomo nell’economia capitalistica contemporanea, così come alle politiche neoliberiste che creano quelle condizioni di disagio sociale, di risentimento e di senso di declassamento su cui i fascisti lucrano elettoralmente.

In conclusione un’assemblea composita e plurale, dove hanno trovato spazio tanto l’antifascismo militante che quello più istituzionale e costituzionale rappresentato dall’Anpi, senza però finire stritolata nel richiamo pressante a votare il centro sinistra al ballottaggio di domenica 25 giugno come unica (presunta) diga da ergere contro l’ascesa di CasaPound e delle altre formazioni della destra razzista (Fratelli d’Italia e Lega Nord) presenti nella coalizione di Remo Santini. L’assemblea si è sciolta dopo circa un’ora di dibattito, ripromettendosi di continuare a vedersi e a far crescere l’attenzione e la mobilitazione contro il fascismo a Lucca. Prossimo appuntamento giovedì 22 giugno in occasione della visita di Salvini. Per l’occasione è stato deciso di organizzare un corteo/street parade che attraversi le vie del centro.

Quello che però ci sembra più interessante e ricco di potenzialità nella piazza di ieri, è proprio la forma dell’assemblea pubblica in piazza. Qualcosa di del tutto inedito nel nostro territorio, una forma di deliberazione diretta e dal basso che può evocare l’idea di un’altra città che decide e impone la propria agenda di bisogni e rivendicazioni al di fuori della delega rappresentativa. Certo non mancano e non mancheranno le contraddizioni (a partire dalla necessità di fare i conti in maniera forse più esplicita non solo con la sostanziale non belligeranza del PD rispetto ai fascisti, ma anche con la sempre più opprimente repressione delle lotte e dell’aumento del controllo sociale su migranti e poveri inaugurate dal decreto Minniti), ma è forse proprio dalla capacità di portare a maturazione nel tempo queste contraddizioni che potrebbero crearsi le condizioni per lo sviluppo di un movimento di portata più ampia.

Si può arrivare, partendo dalla denuncia dello squadrismo e dalla necessità di dotarsi di forme di autodifesa collettiva nel muoversi in città, a sviluppare una critica più complessiva della repressione dei comportamenti e della chiusura di spazi di socialità giovanili (basti pensare alla presenza di una guardia giurata all’Agorà)?

Si può arrivare, partendo dalla necessità di un contrasto culturale al fascismo per quel che riguarda la sua visione dei ruoli dell’uomo e della donna nella società (tema questo assai importante e assente nel dibattito di ieri), a una maggiore politicizzazione del discorso femminista a Lucca?

Si può arrivare, partendo dal bisogno di un’opposizione efficace al radicamento sociale delle parole d’ordine fasciste e razziste, al potenziamento del conflitto di classe in città, a partire dalla lotta per la casa?

Può essere l’antifascismo il collante di una ricomposizione politica di diverse istanze di solidarietà, uguaglianza, antiliberismo, antirazzismo e antisessismo? Staremo a vedere. prossimo appuntamento la street parade di questo giovedì contro Salvini.

Sasso Nello Stagno

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