Prescrizione per il processo contro i Bulldog, alcune considerazioni

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di alcuni antifascisti sulla fine del processo per associazione a delinquere intentato contro il gruppo squadrista lucchese dei Bulldog, terminato la settimana scorsa  con la prescrizione per tutti i 14 imputati, nonostante le due sentenze precedenti si fossero concluse con delle condanne. Ricordiamo per l’occasione anche l’inchiesta da noi realizzata con la collaborazione di Lucca Antifascista, sui rapporti di solidarietà esistenti tra il nucleo squadrista ex forzanovista e il fascismo “presentabile” di Casa Pound.  >>>>> Tifo e squadrismo fascista. Un’inchiesta sui legami tra Casapound, la curva della Lucchese e “i fratelli reclusi”

 

 

La memoria dei vostri crimini non va in prescrizione, la nostra resistenza continua

 

Abbiamo aspettato diversi giorni prima di prendere parola sulla prescrizione al processo Bulldog. Per lasciar sbollire lo sdegno che abbiamo provato ricevendo questa notizia. Per misurare i tanti silenzi e le mancate prese di parola con cui è stata accolta.

Senza ombra di dubbio, scoprire che questo processo è finito senza condanne è qualcosa di molto amaro da mandare giù. Stiamo parlando di 76 anni di carcere, non di noccioline. 76 anni di carcere scampati dagli squadristi per un cavillo burocratico, dopo due sentenze di tribunale che avevano riconosciuto la colpevolezza dei 14 imputati per associazione a delinquere (per minacce, percosse, lesioni, danneggiamenti e altri reati), costituisce un fatto molto grave. Un fatto che, incredibilmente, è quasi passato sotto silenzio nella nostra città, nonostante non fossero poche le persone che attendevano giustizia per quella prolungata stagione di violenze verificatesi a Lucca, una stagione che ha visto lo scontro fisico sostituirsi a quello politico.

Parliamo di una stagione che ha visto il verificarsi di aggressioni con mazze e coltelli, di risse in 12 contro 1, macchine bruciate, appostamenti e agguati sotto casa: delle pratiche che purtroppo continuano ad accadere ancora oggi, per quanto ne vengano denunciate pubblicamente molte meno.

Il processo terminato pochi giorni fa con un pugno di mosche rappresenta quindi un boccone amaro non tanto per un sentimento giustizialista che non ci appartiene, o perché ci sentiamo traditi da una legge che è la stessa che reprime e condanna chi quotidianamente lotta in maniera autorganizzata per affermare il diritto alla casa, al lavoro, al reddito, contro la devastazione dei territori. Quello che brucia invece è il fatto che con questa “non sentenza” si vorrebbe cancellare dalla memoria anche quella stagione di violenze e di sofferenze fisiche e psicologiche che tante persone (soprattutto giovani) hanno vissuto nella nostra città, subendo a volte delle vere e proprie persecuzioni personali, mentre i giornali e le istituzioni riconducevano tutto questo alla categoria della “guerra tra bande”, praticando una colpevole equidistanza tra aggressori e aggrediti.

A fronte della gravità di quanto accaduto, colpisce l’assoluto silenzio, tanto delle istituzioni quanto delle associazioni presenti sul territorio, che soltanto poche settimane fa si erano così tanto allarmate per l’avanzata elettorale di Casa Pound. Siamo arrivati addirittura al paradosso per cui è stata solo Forza Nuova a prendere parola sui giornali nei giorni scorsi, salutando felicemente l’esito del processo e andando addirittura a capovolgere la realtà e la storia, facendo passare per vittime di una persecuzione della questura (??? Quella stessa questura che ha lasciato scappare all’estero gli stessi squadristi Andrea Palmeri e Adam Mossa, implicati nel processo Bulldog e già condannati per altri reati?) chi invece per anni ha fatto delle strade della nostra città un Far West per la caccia all’immigrato o alla “zecca”.

In una città in cui la xenofobia, il razzismo e la paura securitaria la fanno da padroni, nessuno ha avuto il coraggio di esporsi pubblicamente, dicendo che questi individui rappresentano un problema per la sicurezza e la libertà di movimento non solo dei militanti e dei simpatizzanti antifascisti, ma di tutti coloro che finiscono nelle loro antipatie, anche per motivi non politici.

Il silenzio del sindaco Tambellini e di tutti gli assessori e i consiglieri di maggioranza è un fatto assai grave che la dice lunga sul clima di sdoganamento del fascismo e di sottovalutazione della violenza squadrista da parte delle nostre istituzioni.

Quello che abbiamo davanti è un quadro sicuramente duro, reso ancora più difficile dal successo di Casa Pound alle ultime elezioni comunali, con Barsanti pronto a fare da sponda e da avvocato politico degli squadristi; ma dobbiamo avere la capacità di affrontare tutto ciò collettivamente, restando uniti e mettendoci al lavoro con ancora più impegno di prima al fine di costruire un contrasto sociale, culturale e militante a tutte le diverse forme di fascismo presenti sul nostro territorio: sia ai fascisti che sono in consiglio comunale sia a quelli, loro sodali e complici, che ci troviamo davanti nelle strade.

Non esistono ricette facili e soluzioni a breve termine che possiamo indicare. Non le hanno trovate in 15 anni diverse generazioni di antifascisti che hanno avuto a che fare col problema e non le abbiamo certo noi. è probabilmente sbagliato pensare che ci possa essere un’unica via, un unico modo di fare antifascismo, e che un unico percorso possa racchiudere in sé ed esprimere tutti questi livelli. Forse l’importante è accettare e rispettare la pluralità di questi piani, sapendo che nessuno di essi è autosufficiente. A tutti coloro che hanno provato sdegno e amarezza per questa sentenza, diciamo: rimaniamo uniti, trasformiamo l’indignazione in impegno, perché Lucca è fascista solo se ai fascisti decidiamo di regalarla.

 

Alcuni antifascisti lucchesi

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