Appello per la ripresa di un impegno femminista a Lucca, verso il 25 novembre

Riceviamo e pubblichiamo l’appello di alcune compagne riunitesi di recente allo scopo di rilanciare un percorso femminista sul nostro territorio, indicando come primo appuntamento a cui partecipare la manifestazione nazionale di sabato 25 novembre a Roma, convocata dal coordinamento Non una di meno.

APPELLO PER LA RIPRESA DI UN IMPEGNO FEMMINISTA A LUCCA

“A Lucca un gruppo di donne diverse per generazione e  percorso politico ha deciso di incontrarsi lo scorso mercoledì, 8 novembre, dopo avere partecipato alle principali fasi del percorso politico, culturale e sociale di NON UNA DI MENO: la grande manifestazione del 26 novembre 2016, quattro assemblee nazionali e lo sciopero internazionale dell’8 marzo 2017.

Il movimento “Ni Una Menos” nasce nel 2015 in Argentina per dire basta ai femminicidi e alla violenza maschile sulle donne. Lo slogan coniato dal movimento è “Se non valiamo, allora non produciamo”. Nel nome l’obbiettivo del movimento che è di non lasciare più alcuna donna sola ad affrontare le violenze che questa società capitalista e neoliberista continua a perpetrare anche contro le donne. 

In Italia negli anni ’70 le lotte del movimento femminista nelle sue diverse declinazioni, nel contesto di un più generale movimento di classe, hanno conquistato alcuni obiettivi importanti. Fra questi la legge per il  divorzio (1970), la regolamentazione dell’aborto con la legge 194/1978, che nel 2018 compirà 40 anni,  la riforma del diritto di famiglia del 1975 e l’abrogazione nel 1981 dell’art. 58 della legge che prevedeva una pena mitigata in caso di diritto d’onore. La consapevolezza e l’identità maturate in quel ricco percorso di lotta non sono scomparse, ma hanno vissuto sotto traccia riemergendo in numerose mobilitazioni negli anni ’80, ’90 e più tardi nel movimento “Se Non Ora Quando” che nel 2011 promuoveva alcune mobilitazioni nazionali e territoriali.

Nell’estate del 2016, dopo l’ennesimo femminicidio  contro Sara di Pietrantonio, bruciata dall’ex-compagno stalker, il movimento femminista ha ripreso la mobilitazione aderendo al movimento internazionale Ni Una Menos e scendendo in piazza il 26 novembre per una grande manifestazione nazionale indetta dalla Rete IoDecido, da D.i.Re – Donne in rete contro la violenza (che riunisce i Centri Antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne sparsi sul territorio nazionale) e dall’Udi – Unione donne in Italia (storica associazione femminile nata tra il 1944 e il 1945 dall’esperienza dei Gruppi di Difesa della Donna).

Questo insieme di realtà diverse per storia e percorsi che include il femminismo storico, i collettivi femministi di nuova generazione e legati ai centri sociali, i collettivi trans femministi e queer e i centri anti-violenza si è posto l’obiettivo di predisporre un “Piano femminista contro la violenza maschile” che porti, tra le altre cose, alla rapida revisione del Piano straordinario nazionale antiviolenza adottato nel 2015 e assolutamente inadeguato.

Il movimento NUDM ha inoltre allo sciopero internazionale dell’ 8 marzo, sciopero che è stato sostenuto in Italia anche dai sindacati Usi, Slai Cobas, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Sgb e Flc-CGIL (scuola).

A Lucca in quei giorni il collettivo “Aspettando lotto”, in preparazione della giornata internazionale della donna del 8 marzo, ha promosso una tre giorni di incontri, dibattiti politici sulle lotte delle donne negli anni ’70, arte e musica, dissociandosi dalla decisione della  maggioranza delle associazioni territoriali di donne di non riconoscere il punto 4 degli 8 definiti dal movimento NUDM, relativo al reddito di autodeterminazione.

Tra un’assemblea nazionale e le manifestazioni di piazza, le donne di NUDM continuano a confrontarsi sulla stesura  del Piano Femminista contro la violenza in un percorso declinato nelle specificità dei territori e realizzato tramite il confronto in tavoli tematici.

L’ultima assemblea nazionale di NUDM si è svolta il 14 e 15 ottobre a Pisa, città dove la mobilitazione delle donne è molto vitale e ha prodotto di recente la nascita di due nuovi spazi autogestiti: Mala Servanen Jin – Casa delle donne che combattono, e la Limonaia – Zona Rosa, ed è stato attivato uno spazio d’ascolto del collettivo Quersquilie, dedicato a giovani e adolescenti LGBTQI.

Da questa assemblea dopo due giorni di incontri, il primo con la partecipazione ai tavoli e il secondo con l’assemblea plenaria di chiusura, è stata affermata la decisione di ritornare in piazza a Roma il prossimo 25 novembre con una manifestazione nazionale.

Numerosi i temi affrontati e i percorsi di mobilitazione in progress, dalla salute alla difesa della legge 194 contro l’obiezione di coscienza, al lavoro e welfare, alla solidarietà con le donne migranti, alla lotta contro la guerra, uniti dal filo rosso di “connotare questo movimento come intersezionale e transnazionale, valorizzando la capacità di attraversare le frontiere, siano queste fisiche, culturali e simboliche”.

L’incontro di mercoledì si inserisce nel percorso di avvicinamento alla mobilitazione del 25 novembre. Per ulteriori informazioni rimandiamo al sito nazionale di Non una di meno. Voglia adesso parlare di quella che è la situazione del nostro territorio.

Anche Lucca è infatti luogo in cui si perpetra la violenza sulle donne e, in questi ultimi anni, il femminicidio sì è manifestato in tutta l’inumana violenza che lo sta caratterizzando a livello nazionale e internazionale

Come emerso da un convegno tenutosi lo scorso settembre in Provincia, i dati del Codice rosa dell’azienda Usl Toscana nord-ovest relativi al nostro territorio sono decisamente allarmanti. A livello provinciale si sono registrati dal 2012 al giugno 2016 un totale di 2.028 casi, di cui 1.370 nell’ambito territoriale di Lucca e 658 nel territorio della Versilia

“Per quanto riguarda le zone di Lucca e della Valle del Serchio (strutture di Pronto soccorso di Lucca e Castelnuovo di Garfagnana) – ha dichiarato la responsabile del Codice Rosa – dal 1° gennaio 2012 al 30 Giugno 2017,  ci sono stati 1.712 casi di codice rosa, di cui 1.657 ai danni di persone adulte e di questi il 90% sono rappresentati da donne, con età da 18 a 93 anni. Di questi 1.657 casi, 1.581 sono stati maltrattamenti, 34 abusi e 42 stalking.”

Per la violenza sui minori, non si registra una differenza tra maschi e femmine (50% ciascuno) fino alla fascia di età fra 0-13 anni. I dati cambiano invece in maniera significativa nella fascia d’età 15-18 anni, anche  in questo ambito la percentuale delle ragazze che subiscono violenza aumenta fino al 70%. 

Ne emerge l’esigenza di potenziare i consultori territoriali, la cui attività al momento non è certo ottimizzata e tanto meno rappresenta le competenze previste per legge, i centri di accoglienza protetta, i centri anti-violenza e soprattutto i punti di ascolto che possano indirizzare chi chiede aiuto a strutture competenti.

Anche gli ultimi casi di femminicidio nel nostro territorio, ci spingono come donne a essere attive nel contrastare la violenza sempre più diffusa, nelle famiglie e nei luoghi di lavoro, dove la donna continua a essere discriminata sia nella retribuzione che nella definizione degli ambiti lavorativi, dove frequentemente è sottoposta a molestie ed abusi.

Nel convegno provinciale precedente, risalente al 2014, per il periodo 2006-2013 Lucca risultava al secondo posto in Toscana per femminicidi, dal 2013 al 2015 Lucca risulta invece scesa al terzo posto, preceduta da Firenze e Pisa.

I dati Istat pubblicati in occasione dell’8 marzo 2017 sono ben riassunti nella tabella sotto riportata e mostrano una realtà allucinante, risultato dell’analisi dei dati provenienti dall’indagine sulla Sicurezza delle donne, di cui un primo report è stato pubblicato a giugno 2015 (“La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia“) e il secondo a novembre 2016 (“Stalking sulle donne“).

 

 

Nel nostro territorio, l’assurdo e gravissimo omicidio di Vania Vannucchi del 2 agosto 2016 è la chiara testimonianza  di come non ci siano stati grandi passi avanti nel nostro paese per cancellare i comportamenti sbagliati “contro la donna” invece che “per la donna”, nella società, nella famiglia e sul lavoro. Governi nazionale e locali  continuano a NON intervenire seriamente e ad ampio raggio sul problema, dedicando maggiori risorse sia per gli interventi nell’educazione e nella formazione, che per gli interventi nell’apertura di strutture adeguate diffuse sui territori, consultori, centri anti-violenza, case di accoglienza e punti di ascolto.

Come donne da sempre impegnate per rappresentare le istanze necessarie a una definitiva parità di genere, per la difesa delle categorie più deboli e discriminate, senza distinzione di sesso, per una lotta contro una società capitalista e neoliberale, ci impegniamo per un percorso che ricomincia a Lucca con la manifestazione del 25 novembre a Roma.

 

Alcune femministe lucchesi

Contatti: Marina (3496600656), Simona (3409293735)

Lascia un commento

commenti

Shares