Pianeti DIYfformi. Intervista al Borda!Fest – Produzioni Sotterranee

La chiusura di una prima quadrilogia di edizioni, un rapporto sempre più intenso con il network DIY nazionale e internazionale, l’inedita primavera lucchese del G7, il vecchio autunno di gentrificazioni culturali fattesi sempre più arroganti (Rolling Stones) e dal futuro da decifrare (Lucca Comics & Games): in quale atmosfera si è svolto questo BORDA! 2017

Mattia – Il festival si è svolto in un’atmosfera non proprio terrestre. Ma neanche extraterreste. Un clima molto particolare dato dal fatto che il pianeta a cui appartiene questa atmosfera non si trova nello spazio. Quel posto è il BORDA!Fest, zona lucchese del pianeta DIYfforme, terra del Popolo delle Produzioni Sotterranee, un corpo celeste autocostruito sul nostro vecchio e caro pianeta Terra.
Come hai ricordato noi organizziamo il festival in una città dove la merce viene venduta per cultura e la cultura si avvia alla completa svendita, con tutta la militarizzazione che il feticcio del consumo si porta dietro laddove prende spazio. Essendo quindi i componenti dell’atmosfera terrestre parecchio dannosi, irrespirabili e mortiferi c’è bisogno di un gran lavoro nella produzione dei componenti a noi favorevoli e vitali. Penso che uno di questi, o forse proprio il nostro ossigeno sia la visione del mondo da parte di una comunità.

Una visione del presente che sa comprendere quando gli spazi vanno chiusi, come nel caso della resistenza ai 7 assassini calati a Lucca per il G7 che citavi, e quando vanno aperti, come pure per gli amici del nostro network euromediterraneo di festival e di fumettisti e illustratori indipendenti che portano avanti la nostra stessa idea di mondo nelle loro città e nelle loro opere.
Questa è l’atmosfera nella quale si è svolto il BORDA!Fest – Produzioni Sotterranee 2017. Un’atmosfera difficile sicuramente, perché in controtendenza rispetto ai tempi che viviamo, ma finché ci sono l’ossigeno e tanta gente che ha entusiasmo a respirarlo allora è importante continuare.

Federico – Quest’anno, inoltre, è aumentato il numero degli espositori, da 80 l’anno scorso a circa 130, alcuni proveniente anche fuori dall’Italia, quindi chi si è avventurato nel baluardo ha subito un bombardamento costante di fumetti, fanzine, poster, serigrafia e immagini di ogni tipo, partorite dalle mani e le menti più calde in circolazione. Durante i quattro giorni si sono tenute mostre, installazioni, live painting, presentazioni, proiezioni e per la prima volta un paio di workshop dove chiunque ha potuto partecipare gratuitamente.

 

Si parla con insistente interesse del network DIY, il “pianeta DIYFFORME”, il “nostro mondo pieno di feste” di cui ormai il BORDA! è un punto nevralgico. Nella diversità di questo panorama, quali sono secondo voi le caratteristiche identitarie che ricorrono fra i vari festival DIY legati alle arti visive e limitrofe che ci sono in Italia e/o altrove? 

Federico – Si, quest’anno abbiamo deciso di spingere molto sul concetto di rete dei festival, nel 2017 abbiamo visto nascere due nuovi festival, lo Ué fest a Napoli e Olé a Bologna, dando un’ulteriore riprova che in tutta Italia esiste il bisogno e l’urgenza di vivere il mondo del fumetto e della comunicazione visiva in modo opposto alle logiche mercificanti delle fiere istituzionali. La visione che caratterizza questi festival è proprio nell’idea di mondo che abbiamo, il discorso non si ferma al vivere i festival di fumetti in un modo diverso, ma di vivere tutto in un modo diverso: autogestire i nostri spazi e il nostro tempo, creare socialità e gioia.

Mattia – Esatto, la visione del mondo, in questo caso di un network intero, la si ha tutti i giorni. Ed è proprio quello il punto d’incontro nella galassia dei festival. Quest’ultima è fatta di scambio libero dei saperi, di sperimentazione e innovazione nel fumetto e nell’illustrazione, di comunicazione visiva di parte che si opponga a neoliberismo e neofascismo. Un’identità, una cultura comunitaria, fatta anche da tutte quelle “way of life”, quegli stili e quelle tribù che hanno incanalato, nei diversi periodi, quella visione del mondo e quella rabbia sociale dentro le cosiddette “controculture”, ognuna di queste con un proprio modo di esprimersi nel segno grafico come nel suono. Un panorama, quindi, con un’identità anticapitalista e libertaria che ha la sua storia e le sue radici nell’hip-hop, come nel punk, nei dintorni creativo-rivoluzionari dell’autonomia ’77 e così via.

 

Esiste secondo voi un rapporto fra le circostanze organizzative (es.: autogestione, autofinanziamento, orizzontalità dei processi, assenza di una commissione giudicatrice, ecc…) e l’effettivo panorama artistico che un festival come il BORDA! presenta ogni anno? 

Mattia – Sicuramente. Il BORDA!Fest cerca di mettersi in connessione con quei mondi che comprendono i valori di un’organizzazione dal basso. Gli stessi collettivi, autori, musicisti ecc. nel loro quotidiano sono persone abituate a dare il meglio in un disegno per una fanzine, in un album o in una storia a fumetti nonostante la precarietà e l’esclusione sociale. L’unica soluzione è mettersi in rete, scambiarsi consigli, autopromuoversi e promuoversi a vicenda, fare comunità e non delegare.  Solo così si possono fare cose belle, con passione e provando a camparci. Esiste un legame tra il modo di organizzare il festival e il panorama artistico che lo vive ed è il credere nella cooperazione e non nella competitività. Se viene compresa l’orizzontalità è perché squali sociali al BORDA! non ce ne sono.

 

 

Attivismo politico da un lato e attività artistiche/curatoriali dall’altro sono costantemente richiamate nei vostri manifesti come due necessità indissolubili. In quale modo queste direttrici interagiscono fra di loro nel caratterizzare le vostre rispettive soggettività politiche e artistiche? 

Federico – Dunque, non so se son capace di darti una risposta soddisfacente, quindi cito una persona che ho avuto la fortuna di sentir parlare qualche giorno fa, Tano D’Amico – lui non disegna, è un fotografo, ma sempre di immagini parliamo: “Se è vero che vogliamo cambiare il mondo la prima che cambia è l’immagine, il modo di vedere, di guardare. E il modo di guardare degli artisti di qualsiasi secolo, è quello degli insoddisfatti. Dietro i cambiamenti dei modi di guardare esistono dei cambiamenti della storia che i pittori avevano visto prima”.

Chi non ha un minimo di coscienza politica e se ne frega di quello che gli succede intorno lo riconosci subito: fa dei disegni vuoti.

Mattia – Eh sì, se ti piace il mondo com’è il BORDA! non fa per te. Chi espone le proprie stampe, chi stampa i manifesti come chi monta una cassa o la propria installazione da noi è un escluso, un precario, uno che deve lavorare per vivere. E quindi per questo magari è anche un militante politico o un simpatizzate di un’organizzazione.
Il BORDA! è il festival dell’altra cultura, dal basso, autorganizzata, di classe, così come è anche la nostra politica. Oltre ad essere l’altro festival del fumetto di Lucca il BORDA! è l’appuntamento annuale di una certa parte della città, il festival del Mondo di Sotto.

 

Quale rapporto sentite oggi con “l’altra” fiera del fumetto di Lucca? Come vivete il ruolo di avanguardia che ormai l’industria mainstream attraverso i vari articoli apparsi su Repubblica XL, Doppiozero e altri ha riconosciuto al circuito DIY e al BORDA in particolare? Ritenete che ciò rappresenti più un riconoscimento non richiesto o una testa d’ariete per “contagiare” aree sempre più ampie?

 

Mattia – Chi anima e innova ogni giorno il mondo dell’arte sequenziale in Italia, ognuno con le sue differenze, i suoi linguaggi, i suoi immaginari e i suoi diversi obiettivi, trova nei quattro giorni dei Comics uno spazio dove tanti ambienti umani e culturali si mostrano e si incontrano. Alcuni di quegli ambienti hanno anche attraversato il BORDA! più volte e vi abbiamo collaborato. Quello che non ci appartiene è ciò che opprime tutto questo. È la logica di mercato di Lucca Comics & Games S.r.l, il modello di kermesse delle multinazionali dell’intrattenimento che si sta imponendo. Noi pensiamo che vi possa essere un altro modo di vivere la cultura. Per questi motivi siamo un “altro festival” e non abbiamo interesse a definirci “contro”.

Per quanto riguarda il riconoscimento penso che dopo quattro anni nessuno potesse continuare a ignorare quello che è successo. C’era un vuoto e l’abbiamo colmato, c’era un bisogno e gli abbiamo risposto. Il bisogno del pubblico appassionato e critico come del fumettista con attitudine ma senza una lira. Sul contagiare, penso sia una cosa auspicabile. È bene che le cose le vengano a sapere tutti. Certo, diciamo che ci interessa molto poco contagiare il nemico. Certi ambienti oscillano tra il dare spazio soltanto a ciò che è approvato dal “salotto” e a ciò che è stato messo nei supermercati della comunicazione visiva per le masse. Quegli ambienti non rappresentano la persona media che non ci conosce e che può rendersi conto con il il tempo delle nostre ragioni. Certi ambienti rappresentano soltanto il nemico intelligente che vuole eliminare la variabile anomala e impazzita, sussumere ciò che può essere messo a valore per poi normalizzarci. Quel nemico non vogliamo contagiarlo ma ridergli in faccia con i nostri mostri indecorosi di china, i nostri manifesti fluorescenti di lotta e le nostre canzoni di elettrica allegria. Parlate, parlate di noi, ma non è il vostro mondo che vogliamo!

Il Crack! al Forte Prenestino, lo UE’ allo Scugnizzo Liberato, il BORDA! al Baluardo San Martino, ossia tutti luoghi che, al di là delle rispettive circostanze gestionali e legali, hanno alle loro spalle un valore storico di utilizzo che viene rivendicato in modo esplicito dalle istituzioni attraverso narrative che si muovono perlopiù fra l’ideologia estetizzante, la mercificazione o l’abbandono. Cosa significa oggi organizzare un Festival DIY in un’ex-caserma dello Stato Pontificio, in un ex carcere minorile, in un ex bastione di presidio che continua a dividere ciò che dentro da ciò che è fuori?

Federico – Il fatto che molti di questi festival si svolgano in luoghi che furono di prigionia o costruiti per scopi bellici è effettivamente paradossale, se si pensa all’aria che si respira quando li attraversiamo oggi. Il caso del BORDA!Fest si differenzia dagli altri che hai citato, il Forte e lo Scugnizzo sono spazi occupati che indipendente dai festival ospitano tutto l’anno svariate attività e eventi. In questi quattro anni di BORDA! invece abbiamo utilizzato tre spazi diversi (solo quest’anno siamo riusciti a tornare nel baluardo San Martino, come nel 2016). Per chi conosce Lucca vedere utilizzato un baluardo delle mura in questo modo ha un che di surreale, a cose normali le mura sono un elemento intoccabile della città, gli spazi di queste (casermette, baluardi, gallerie),vengono concessi molto raramente e spesso per iniziative commerciali e turistiche di scarso interesse per la cittadinanza in generale, ancora meno per i giovani. Quindi per chi da anni lotta invano per ottenere spazi di socialità a Lucca è una soddisfazione enorme trasformare quello che solitamente è un ambiente di passaggio in un luogo di socialità e libertà.

Mattia – Vero. Purtroppo accade anche l’esatto processo opposto! L’XM24 di Bologna, spazio sociale autogestito che quest’anno ha ospitato l’Oltre L’Editoria festival – Olè è sotto sgombero e una delle ipotesi che si prospetta è che il posto sia convertito in una caserma dell’Arma dei Carabinieri(!!!). Uno dei motivi per i quali Olè è stato fatto all’XM24 è stato proprio quello di voler sottolineare come i luoghi liberati possano essere centri aggregativi e propulsori della creatività giovanile. Mentre nei dintorni della Bolognina di questi ultimi anni ’10 i quartieri sono a poco a poco trasformati in palazzoni e vetrine per accogliere la nuova Bologna smart “città del cibo”, e fare da cornice all’imponente FICO di padron Farinetti, all’XM24 il fumetto, la grafica, l’illustrazione e la musica socializzata resistono ancora.

 

Come sappiamo, sin dalla prima edizione il BORDA! ha vissuto una storia d’illegalità che ne ha poi di fatto caratterizzato l’identità in modo determinante; pensiamo ad esempio alle tematiche della solidarietà contro la repressione o alla citata riappropriazione di spazi fisici e sociali. Mentre constatiamo che un esperimento come il BORDA! abbia innegabilmente dato voce ad un vera e propria avanguardia artistica sotterranea – o, sarebbe il caso di dire, sotterrata – gli stessi individui, agenti attraverso gli stessi principi che motivano le loro azioni politiche e artistiche, vengono poi spinti lontano dalla dimensione civile attraverso strumenti moderni ma in fondo antichi di controllo sociale quale ad esempio il foglio di via, la messa al bando dal feudo affinché se ne preservi il decoro. Avete forse toccato un nervo scoperto dello sclerotico rapporto che la modernità ha intrecciato con la sfera estetica e il suo consumo?

Mattia –  Non so, sicuramente mentre riqualificavamo un chiostro lasciato all’incuria nel 2014, per potervi realizzare quattro giorni di cultura altra, diversa, nuova e arricchente, gli sbirri vennero in forze con volanti, camionette e ci trascinarono violentemente fuori per permettere all’intrattenimento colorato legale dei giorni dopo di svolgersi senza devianze. Quest’anno, mentre nel baluardo di S.Martino si sfogliavano le idee di qualcuno e si sedeva ai banchetti a scherzare con qualchedun’altro, poco più in là un carro armato (vero) presidiava una piazza per pubblicizzare un videogioco di guerra.

Come mi ha fatto notare il ragazzo che ha documentato il workshop sul subvertising, se da una parte l’entrata nelle mura durante Lucca Comics era totalmente militarizzata – con perquisizioni della polizia all’ingresso – appena entrati si veniva bombardati di immagini di sparatorie, guerra e uccisioni in computer graphic attraverso uno schermo gigantesco. Senza voler demonizzare i giochi di guerra, perché non è certo quello il punto, è evidente come la schizofrenia sta nel diffondere la paranoia del terrorismo arrivando a istituire check point militari ad ogni accesso della città e allo stesso tempo promuovere una cultura della violenza. Prima controllano che tu sia un innocuo cittadino, poi appena entrato ti fanno venir voglia di sparare (con il joystick).

Ma attenzione! Mentre poche grandi imprese decidono quali serie TV il cittadino globalizzato deve vedere in un preciso mese, un ministro dell’interno gioca a fare il democratico con l’elmetto e decide che alcuni territori devono essere banditi dall’essere attraversati da alcuni corpi (leggi fogli di via per la contestazione al G7 lucchese [violati nel corso del festival, ndr]). Sì, probabilmente questa è una nevrosi che non possono nascondere più di tanto perché è il gelido e delirante riflesso di questi duri tempi, qua ad ovest come dovunque la battaglia DIYfforme della classe non ha ancora sconfitto il dominio liberista. Ce n’est que le début du soulèvement souterrain, continuons le combat!

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