Lavoro precario. Intervista a un ex vigile del fuoco discontinuo

A inizio 2018, la paventata chiusura a livello regionale del servizio mensa in alcune caserme dei vigili del fuoco – servizio che a causa di un cambio di appalto al ribasso rischiava di essere sostituito da cibo precotto, determinando inoltre il licenziamento di 25 lavoratrici delle cucine – poi fortunatamente e momentaneamente sventata dopo una serie di proteste , ha in ogni caso riportato all’attenzione dell’opinione pubblica le condizioni di lavoro di questa categoria di lavoratori.

Siamo andati a intervistare Andrea, un ex vigile del fuoco discontinuo per saperne di più. 

 

1)Per quanti anni hai lavorato come vigile del fuoco? Come giudichi l’andamento delle condizioni di lavoro a partire dalla tua esperienza?

 

In totale sono stato nei vigili del fuoco per più di dieci anni, generalmente con contratti di 20 giorni rinnovati di volta in volta. Quindi in questa condizione contrattuale capisci bene che noi discontinui siamo all’ultimo grado della piramide, dopo di noi vengono i volontari che non tutte le province dispongono. Da qualche anno tuttavia anche questo contratto di breve durata è stato ulteriormente ridotto a 13/14 giorni per via dei tagli che abbiamo subito. Con questa riduzione infatti non godiamo più del TFR.

 

2)I contratti di molte categorie del pubblico impiego sono fermi da anni, determinando un blocco dei salari per tutti i dipendenti. Vale lo stesso anche per i vigili del fuoco? Quanto si guadagna al mese lavorando a tempo pieno o come discontinuo?

 

Un vigile del fuoco che lavora come permanente oggi guadagnerà indicativamente come un operaio specializzato del privato, dai 1200 ai 1400 euro. Non so dirtelo di preciso in quanto ho lavorato come discontinuo, prendendo circa 1000 euro a richiamo nel periodo contrattuale di venti giorni.

Un aspetto che suscita un certo fastidio sicuramente è il fatto che lo stipendio è più basso di 3/400 euro rispetto a chi lavora nei corpi armati, che oltretutto ogni 4/5 anni oltre allo scatto di anzianità hanno anche un anno in più di a fini pensionistici. Un privilegio secondo me ingiusto, dato che non si può certo dire che la nostra categoria non sia allo stesso modo esposta ad attività di alto rischio durante il turno di lavoro (come ad esempio intervenire dentro una macchina incidentata con sostanze combustibili, o in una casa con una bombola del gas a rischio esplosioni).

 

3)Per quanto riguarda invece l’organico, siete in numero sufficiente o c’è una carenza di personale? E come funzionano i concorsi per accedere alla professione? 

 

Bè sì, l’organico è senza dubbio insufficiente, e questo si sente soprattutto in certi momenti, come ad esempio nella stagione estiva dove sono richiesti più interventi antincendio, o in occasione di disastri naturali (vedi negli ultimi anni ad esempio i terremoti dell’Aquila, in Emilia o nel Centro-Italia), quando parte del personale che dovrebbe prestare servizio sui territori viene dirottate nelle zone colpite da queste calamità.

 

Si fa sentire molto nella nostra categoria la mancanza di ricambio data dai pochi concorsi e dai pochi posti che vengono messi a bando di concorso nel momento in cui escono. Il risultato è che l’età media dei vigili del fuoco è piuttosto avanzata e questo sicuramente non va a vantaggio né della salute dei miei colleghi che della sicurezza dei cittadini. Per prontezza di reazione e sforzo fisico, un uomo di circa 60 anni non dovrebbe trovarsi esposto a compiere certi lavori.

 

Va poi detto che anche la dinamica di selezione concorsuale lascia molto a desiderare. Tieni conto che ogni 100 posti per essere assunti come vigili del fuoco permanente, 45 sono riservati a chi ha effettuato il servizio militare, 25 ai discontinui,20 a chi ha fatto il servizio civile nel corpo stesso e infine 10 a tutti gli altri. In questo modo succede che tanti colleghi che come me hanno lavorato per anni nei vigili del fuoco, e quindi hanno un’esperienza già vasta del mestiere, hanno meno della metà dei posti di chi ha fatto il militare ma non ha mai svolto questa professione. Dovrebbe eventualmente essere l’inverso, secondo me.

 

4)Sempre riguardo all’organico. Questa carenza di personale comporta quindi un aumento consistente dei carichi e delle ore di lavoro per chi è in servizio, anche a fronte dei tagli? E che tipo di differenza di mansioni c’è tra lavoratori permanenti e discontinui?

 

Va detto che il tipo di lavoro è poco confrontabile, se parliamo di produttività, con quello che accade ad esempio in un’azienda privata, dove più produci, più guadagni. Al contrario, viene fatto  un lavoro sul territorio nell’ottica della prevenzione, sensibilizzando le persone rispetto ai rischi, oppure eseguendo protocolli d’istallazione, progettazione o comportamentale per i locali, aziende o anche privati stessi.

C’è però stata, per fare un esempio, il taglio di un fondo regionale per interventi in ambito boschivo che permetteva a noi discontinui alcuni giorni di servizio in più in collaborazione con la guardia forestale ed altri enti, facendoci maturare giorni utili ai fini concorsuali. Si può dire in generale che noi discontinui siamo la prima categoria esposta ai tagli, data la nostra condizione di lavoratori precari.

 

5)Parliamo invece della situazione relativa ai mezzi con cui lavoravate.

 

Sicuramente il parco mezzi è in buona parte longevo, i ricambi sono lenti per motivi burocratici o di copertura finanziaria. Alcune volte il problema invece è la presenza di un solo mezzo specializzato o più idoneo per compiere un intervento su un territorio troppo ampio.

Chiaramente in un mestiere del genere dove la tempestività è essenziale, la mancanza di investimenti sufficienti in mezzi adeguati non può così che ripercuotersi sulla sicurezza dei cittadini prima ancora che sul modo e sicurezza in cui operare. Cerchiamo quindi di sopperire con quello che abbiamo.

 

6)Rispetto a questa condizione complessiva, che tipo di mobilitazioni ci sono state da parte dei lavoratori?

 

Per quanto riguarda gli scioperi che ci sono stati, va detto che vale per la nostra categoria lo stesso principio che si ritrova ad esempio negli scioperi di altri comparti, come quello della sanità. Quelli di noi che scioperano sono comunque tenuti (per quanto ne sia a conoscenza) ad essere presenti sul posto di lavoro e ad intervenire in casi di sola emergenza, ma non svolgono una serie di compiti e di mansioni ordinarie all’interno la caserma. Le proteste in questi anni ci sono state, per noi è importante che vengano fatti più concorsi e che vengano integrati nell’organico un numero maggiore di permanenti e discontinui. Anche gli aumenti salariali sono ovviamente al centro delle nostre rivendicazioni, che vedono sostanzialmente un’unità vigli del fuoco permanenti e discontinui.

 

7)Oltre al servizio mensa venite in contatto con altri lavoratori durante i vostri turni di lavoro (servizi di pulizia, altro)? Che rapporto avete con loro? Ci sono state delle battaglie sindacali comuni?

 

Per quella almeno che è la mia esperienza e conoscenza non ci siamo finora mai trovati a fare insieme delle battaglie sindacali vere e proprie, anche se abbiamo un buon rapporto con loro. Indubbiamente la lotta degli uni, come è avvenuto ad esempio recentemente con la vicende delle mense, ha delle ripercussioni anche su le altre categorie con cui siamo a fianco tutti i giorni.

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