Vita di un rivoluzionario inquieto. A proposito de “Il giovane Karl Marx”

Un commento dell’ultimo film di Raoul Peck a cura di Andrea Rinaldi

Finalmente un pezzetto di storia comunista appare sul grande schermo, e a farlo non è la solita menata hollywoodiana sugli yankee che importano democrazia in URSS a suon di proiettili dello Stallone di turno, ma con un prezioso film biografico del giovane Karl Marx. Non aspettatevi una biografia completa o una noiosa cronistoria, Raoul Peck porta in scena uno spaccato di vita, fedelissimo e sincero. Come sincera è la rappresentazione del protagonista, interpretato dal tedesco August Diehl, che riesce a decostruire l’immagine del barbuto filosofo di Treviri, e a ridare vitalità a Marx e alla sua opera, strappandola alla narrazione scolastica che tutti abbiamo sorbito in maniera parziale e asettica così schiacciata sui libri e sui massimi sistemi, così lontana dalla pratica rivoluzionaria. Non un noioso filosofo ricurvo sui suoi libri ma un uomo e un rivoluzionario, soggetto a passioni, dubbi, errori e incoerenze con l’unico filo conduttore dettato dal non accontentarsi mai, dal non smettere mai di criticare il presente e rompere sempre con il pensiero dominante dei circuiti progressisti come della borghesia. Sembra quasi eretico narrare di un’icona accademica come Marx e renderlo un giovane qualsiasi, geniale certo, ma non dissimile da qualsiasi uomo o donna insoddisfatto dalla piattezza del suo futuro e dall’ingiustizia intorno a lui. Karl Marx appare come è stato veramente, un giovane innamorato, figlio del ceto medio, che abbandona la sicurezza familiare per scrivere, studiare e militare in qualcosa di più che un circolo progressista di giovani hegeliani. Come si muove il giovane filosofo ‘fa danni’, non passa inosservato e dicendo sempre quello che pensa si fa tanti avversari, sopratutto tra i più benvoluti pensatori del suo tempo. Ma non lo fa certo per un’innata arroganza o supponenza, lo fa consciamente e volutamente perché il movimento operaio del tempo era insufficiente, privo di direzione politica, e di un bagaglio teorico capace di darla questa direzione. Il primo nemico del giovane (come del vecchio) Karl Marx è l’ortodossia, l’attaccamento a pensieri nati morti e a maestri che hanno dato al proletariato poco più che una versione di sinistra dei gesuiti. Sopratutto al pensiero che è sempre uguale a sé stesso, nonostante la realtà materiale, nonostante il mondo intorno stia evidentemente cambiando. Cambiamenti che Marx coglie sopratutto grazie all’incontro con Friderich Engels, giovane dell’alta borghesia che come lui non si piega al futuro dettatogli dal padre. Engels è il figlio rompicoglioni di un capitalista, un crudele padrone inglese come tanti, che gestisce varie aziende con il pugno di ferro e con la coercizione, e cerca di placare il figlio che si vergogna profondamente della sua estrazione sociale e del suo benessere basato sullo sfruttamento altrui. Proprio questo incontro rimette in moto la vita del giovane Marx. E’ grazie alla mente di Engels, scientifico studioso della classe operaia (come ne “La situazione della classe operaia in Inghilterra”) che si innesca quel così proficuo rapporto intellettuale tra i due tale da sfociare in scritti e azioni cruciali per il movimento operaio. Marx ed Engels sono due anime affini, che nel film appaiono giustamente come due giovani in continua lotta contro l’ortodossia e l’umanesimo fuori tempo massimo. Nel breve lasso di tempo raccontato (1843-1848) la vita di Marx è intensissima, si distacca presto dai giovani hegeliani, si trasferisce a Parigi, incontra Proudhon e presto si scontra con il venerabile maestro e i suoi baciapile che come in ogni epoca storica si distinguono per i grossi paraocchi e la caparbia insistenza nello scoraggiare ogni tentativo di rottura reale. Presto la repressione di Stato rende la sua vita ancora più dura e come un precario ricercatore moderno si trasferisce in lidi meno oppressivi, a Bruxelles incontra la Lega dei giusti e all’alba delle rivoluzioni del 1848 riuscirà, insieme all’inseparabile Engels, a trasformarla in Lega dei Comunisti.
Nella vita di Marx, come rappresentata in questo film, poco importa l’accademia, quella arriverà postuma a depurarne il pensiero e a renderlo inoffensivo per le giovani menti della scuola pubblica che lo assumono come un qualsiasi altro pensatore, come fosse metafisica spicciola, teoria disincarnata dal movimento reale, buona per qualche chiacchera tra intellettuali. La filosofia di Marx ed Engels è invece sapere vivo e metodo per affrontare il presente, non un manuale di istruzioni da seguire sempre e comunque alla lettera, come certi epigoni del marxismo hanno tentato di fare, e neanche idee buone per il diletto dei socialdemocratici d’Occidente, ma l’incudine su cui abbattere solidamente il martello della lotta armata e della rivoluzione. Marx ed Engels non sono un filosofo fuori dal mondo e un caritatevole riccone, ma due giovani inquieti, sempre alla ricerca della svolta, della rottura dell’esistente, che chiaramente si muovono in un mondo dettato dal logiche economiciste e che pertanto devono essere comprese, lasciando al proletariato un metodo per scardinarlo, non favole paradisiache buone per un comizio ogni tanto e neanche semplici paradigmi da ripetere ad occhi chiusi. Il rivoluzionario moderno è combattuto e mai soddisfatto e non assume mai la teoria distaccata dalla prassi. Karl Marx ce lo ha insegnato prima di tutto con le sue azioni e poi con i suoi scritti. I messia, i preti e i pompieri della socialdemocrazia dei loro tempi, diverranno presto voci nel vento della rivoluzione che scuote l’Europa nel 1848, Marx questo lo sa e con Engels stende, appena in tempo, il suo più prezioso libro, che sintetizza i pensieri di quegli anni burrascosi raccontati nel film, “il Manifesto del Partito Comunista”. Dal ‘48 non si torna indietro e loro, che hanno colto la svolta del presente, si ritrovano al centro delle lotte sociali del secolo: l’umanesimo è morto con i suoi profeti, rimane la solida certezza proletaria che la rottura del capitalismo non è affare per stomaci deboli né per filantropi radical chic.
Il film forse pecca di retorica e di un’eccessiva staticità che catturerà difficilmente il pubblico a digiuno di teoria comunista, ma riesce comunque ad essere storicamente impeccabile. Mancano certi passaggi interessanti e stimolanti come la contestualizzazione del ‘48 in Europa o della disastrosa vita dei proletari nel pieno della rivoluzione industriale e si sarebbe potuto forse azzardare dei salti temporali in periodi cruciali come la Comune di Parigi o durante la lunga stesura del libro primo della sua opera maggiore, “Il Capitale”. Comunque Peck mette in rilievo i giusti spunti di riflessione in un compito che come detto non è facile nel cinema moderno: raccontare di politica e comunismo. E lo fa in maniera per nulla banale, rispolverando tematiche non semplici, in modo attualizzante. Questo modesto ma prezioso film ci racconta, come Marx credeva, che la fine del capitalismo non è una questione derogabile alla speranza, ma una scelta in mano alle classi subalterne, basata su una critica materialistica del presente e sopratutto una necessità sempre vitale. Il capitalismo è e rimane quello che all’inizio del film viene ben rappresentato dalla scena dove i servi di qualche padrone irrompono per fermare, uccidendoli, dei contadini che prendono legna secca da un bosco divenuto proprietà privata: furto violento delle possibilità di vita. Alla violenza altrui non si risponde quindi con sogni di fratellanza, ma con concrete azioni di lotta e una solida critica del presente. Il capitalismo, racconta il Marx del film a una platea di operai, non è un fenomeno naturale e pertanto può essere spazzato via, ma solo se si continua a lavorare per la rottura e non per l’accomodamento su ciò che è semplice o ciò che è facilmente raggiungibile. Insomma questo pregevole e sincero tentativo di ricostruzione storica coglie nel segno, anche se con qualche piccola pecca ci porta comunque a ricordare come la storia di Karl Marx sia prima di tutto la storia di un uomo passionale e di un rivoluzionario instancabile che ha dedicato la sua vita alla critica del presente e alla lotta contro il potere, e in questi tempi di cultura supina alla dottrina capitalista se ne sentiva proprio il bisogno.

Lascia un commento

commenti

Shares