Politici e polizia professori di antibullismo?

Il famigerato episodio di bullismo avvenuto ai danni di un professore dell’ITC Carrara ha portato i riflettori nazionali su Lucca, dando voce agli opinionisti di ogni risma. I video parlano da soli: non c’è alcuna contestazione politica dell’autorità docente, siamo di fronte a una pura sopraffazione di gruppo, con annessa l’umiliazione reiterata ad ogni sguardo che si sarebbe dovuto posare sul video che immortalava l’insubordinazione dei ragazzi. Non ci possono quindi essere dubbi sulla condanna di un simile episodio, così come di tutte le forme di bullismo.

Ci pare tuttavia grottesco e anche preoccupante il clima di caccia alle streghe che questa vicenda ha generato, dentro e fuori la scuola. Per quel che riguarda la punizione dei responsabili, è a nostro avviso parecchio discutibile sul piano educativo la scelta del preside Cesare Lazzari di procedere alla denuncia  contro i 6 ragazzi coinvolti nell’episodio, quando il tutto poteva limitarsi alle sanzioni già giustamente dure della bocciatura e della sospensione fino a fine anno. Dalla denuncia del preside sono infatti scaturite perquisizioni, sequestri di cellulari e l’inizio imminente degli interrogatori per reati quali minacce, violenza privata e addirittura (sic) tentato furto del tablet. Manco fossimo di fronte a una cellula terrorista in erba.

La decisione di coinvolgere la polizia e la magistratura in una vicenda che poteva benissimo essere gestita e risolta dentro la scuola, unendo alle sanzioni un lavoro realmente pedagogico che ad oggi risulta trascurato o insufficiente (parliamo qui in generale, non dell’istituto specifico), appare quindi come una scelta politica vera e propria. “Delle loro scuse non me ne faccio nulla: devo mostrare la faccia dello Stato”. Così ha dichiarato il preside Lazzari, vero e proprio superprotagonista della vicenda, il cui risalto spicca ancor di più a fronte della più completa eclissi del professore vittima dei ragazzi, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa.

Viene allora da chiedersi se la faccia dello Stato, non coincida sempre più e soltanto con la repressione. Anche e proprio dentro quell’istituzione per sua natura ambivalente come è appunto la scuola, frutto di una tensione dinamica tra il tentativo di promuovere l’emancipazione intellettuale e morale degli individui da un lato,  e l’azione di spinte contrarie tese a produrre adattamento e conformismo verso la società e i valori dominanti.

Un’istituzione che però è molto cambiata negli ultimi anni, diventando un ambiente in cui tanto i ragazzi quanto i professori sono sempre più sottoposti a un regime di monitoraggio e controllo costante. Esempio lampante di ciò è l’introduzione del registro elettronico, che ha cambiato completamente il rapporto tra professori, genitori e figli. è noto infatti che dove c’è controllo, non può esserci fiducia e uso responsabile della propria libertà. Ma non dovrebbe consistere proprio in questo l’educazione?

Forse anche di questo dovremmo approfonditamente discutere quando si parla di crisi del mondo della scuola.

Non addentrandoci in un dibattito la cui drammatica serietà richiederebbe un’ampiezza di ragionamento e una pluralità di approcci che non siamo qui in grado di proporre, ci preme però concentrarci su alcune derive pericolose che episodi come quello di Lucca, posto in una scia allarmistica, sta già incoraggiando. Siamo dunque di fronte all’estensione dell’ “emergenza sicurezza” (sicurezza percepita ovviamente; non ci risulta siano ancora emerse delle statistiche certe che comprovino un aumento effettivo ed esponenziale di episodi di violenza nelle classi) anche negli istituti scolastici? Parrebbe proprio di sì.

è di lunedì scorso la notizia di un tavolo tenutosi in questura a cui hanno preso parte il provveditore provinciale agli studi, i dirigenti scolastici, il comandante dei Carabinieri e ovviamente il padrone di casa, il questore Montaruli. Tra le decisioni prese vi è anche la possibilità di far entrare le forze nell’ordine nelle scuole non solo per le consuete giornate di educazione alla legalità ma anche “durante lo svolgimento delle normali attività”. Dopo il poliziotto di quartiere e il militare con il mitra ad ogni crocicchio di metropoli, potremmo quindi vedere istituita anche la figura dello “sbirro di corridoio”. Fantastico. Mancano solo le telecamere in classe a questo punto. 

è questa la scuola che vogliamo? Una scuola sempre più permeata da perdita di senso, clima di sospetto, sfiducia e incomunicabilità tra le diverse figure che la attraversano, e infine repressione?

Viene infine da chiedersi quanto la sfilata di politici e forze dell’ordine che presumibilmente varcherà le soglie dell’ITC Carrara nelle prossime settimane, allo scopo di rieducare i “selvaggi” alla civiltà e alla buona educazione, abbia le carte in regole per fare lezioni di anti-bullismo.

Quale esempio di rispetto della dignità e dell’integrità umana potrebbero dare quelle forze dell’ordine che ancora accolgono tra i propri ranghi gli assassini brutali di Stefano Cucchi o Federico Aldrovandi, o i torturatori di Genova 2001, per non parlare della violenza quotidiana contro poveri, migranti e senza tetto che vediamo dispiegarsi ad ogni retata e ad ogni sgombero?

E quale esempio di educazione potrebbero dare tutti quei politici che in questi anni non hanno fatto altro che umiliare materialmente e psicologicamente un’intera generazione di giovani, condannandola non solo a un futuro di precarietà e sfruttamento ma  anche a sorbirsi gli insulti dei vari Fornero e Poletti rispetto alle proprie scelte di vita, che si tratti di andare all’estero per cercare un lavoro che qui non c’è, o di avere ancora la pretesa di non voler lavorare gratis?

Sul serio, verrebbe da chiedere: ma qui il bullo chi è?

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