25 aprile a Lucca. Tante resistenze, tante liberazioni ancora da ottenere

Sono state circa un centinaio le persone che hanno risposto alla chiamata in piazza promossa da Non Una di Meno, Potere al Popolo, Cip San Concordio e Lucca Antifascista. Un 25 aprile plurale che ha cercato di stendere un filo tra le resistenze di ieri e quelle di oggi.

Forte e di impatto la presenza di Non Una di Meno Lucca, che ha voluto dare risalto al ruolo spesso sottovaluto delle donne nella resistenza antifascista, sia dal punto di vista politico che militare. Le biografie di alcune di loro sono state poste accanto a quelle di altre martiri della libertà, da Anna Campbell, giovane internazionalista inglese arruolatasi nelle YPG per difendere il Rojava dall’aggressione turca, caduta il 16 marzo nell’assedio di Afrin, fino a Marielle Franco, storica attivista nelle lotte sociali brasiliane il cui assassinio ha indignato e toccato i cuori di tutto il mondo.

La compagnia teatrale Papalagi ha quindi dato vita a uno spettacolo contro la violenza sulle donne, ricordandoci che la sopraffazione machista e patriarcale è ancora un problema enorme che affligge le nostre società, come ci dimostra la scia interminabile dei femminicidi e le più sottili forme di sopraffazione psicologica che si perpetuano nel privato come sui luoghi di lavoro.

Altre e diverse voci hanno voluto riempire questo 25 aprile, da quella di alcuni rifugiati che hanno rivendicato la necessità di abbattere il muro di diffidenza e di razzismo che li divide dal resto della società fino ad arrivare agli interventi in solidarietà alle resistenze dei popoli oppressi, da quella di Gaza a quella del Rojava.

Potere al Popolo ha voluto invece denunciato il trattamento inumano a cui sono sottoposti i detenuti in regime di 41 bis, chiedendone nuovamente l’abolizione, mentre la Società Popolare di Mutuo Soccorso Giuseppe ha voluto ricordare con una serie di pannelli storici i crimini del colonialismo italiano in Africa.

Presente infine anche la Calcistica Popolare Trebesto con un suo banchetto e un cartellone con le foto e i nomi dei principali protagonisti della Lucchese antifascista del 1936/37 , dall’allenatore di origini ebraiche Erbstein fino al futuro partigiano Bruno Neri.

La giornata è poi proseguita fino a sera al Foro Boario in un clima di festa e nel ricordo di tutti i compagni/e che non ci sono più, con una cena sociale a sostegno di tutti i manifestanti denunciati per aver preso parte alle lotte sociali degli ultimi anni in città, e il concerto finale de La Serpe d’Oro.

Nel pomeriggio si è inoltre tenuto un ricco dibattito sulla repressione delle lotte e sulla necessità di nuove resistenze. Sono qui intervenuti l’avvocato Filippo Antonini, che ha illustrato la profonda continuità tra la legislazione del ventennio fascista e quella della Repubblica in tema di ordine pubblico e legislazione repressiva, dal ricorso ai decreti penali di condanna fino ai fogli di via e a seguire una compagna di Bologna di Noi Restiamo, che si è invece è concentrata sulla natura propriamente razzista e classista dei decreti Minniti-Orlando, contestualizzandone l’approvazione da parte del vecchio governo a guida PD nel clima xenofobo e securitario che da alcuni anni attraversa il paese, dove la guerra tra poveri è riuscita a prevalere sulla solidarietà e la coscienza di classe.

 

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