Zero, e qualche cosa di più. Tutti i report dai tavoli di discussione del 2/3 giugno

La due giorni bolognese di Zero è stata per noi un’autentica boccata d’ossigeno. Da tempo non ci capitava di prendere parte a un’assemblea nazionale da cui si tornasse a casa con la consapevolezza che (quasi) tutto è ancora da ricercare, da sperimentare, che soluzioni già pronte e collaudate per uscire dal ghetto in cui siamo finiti non ne abbiamo a disposizione. Ci siamo trovati per discutere con onestà e franchezza dei nostri limiti e delle nostre inadeguatezze, e ne è venuta fuori una discussione aperta e libera, senza recite o tatticismi, mossa dalla voglia di ascoltare e di imparare in una ricerca collettiva. Di ridiscutersi fino in fondo insomma.

Un segno tangibile di questo spirito si è manifestato per esempio nello scarso o nullo riferimento alle proprie sigle e strutture di appartenenza: era importante guardare non alle nostre identità attuali o pregresse, ma alle problematiche specifiche che ci vengono poste dai territori in cui viviamo e dai pezzi della composizione di classe con cui abbiamo (o, il più delle volte, non abbiamo) un qualche contatto. L’identità politica adeguata alla fase storica che attraversiamo, è in gran parte ancora da costruire. Da qui anche la sincera curiosità e il piacere di tanti incontri fra compagni e compagne che non si conoscevano, oltre alla ricchezza di stimoli da ridiscutere e approfondire collettivamente.

Circa la qualità degli spunti rimandiamo ai report dei diversi tavoli che pubblichiamo qui sotto. Questi temi non esauriscono certo l’insieme delle questioni su cui è necessario misurarsi oggi ma rappresentano senza dubbio una buona selezione di partenza. Perché la necessità di ricostruire e di far nostro un metodo (parola che è risuonata molto nella due giorni e che ha attraversato quasi tutti i momenti di discussione) che guidi la nostra azione politica, ha molto a che fare con la capacità di selezione e dunque di gerarchia dei terreni su cui è più promettente scommettere. Concetti purtroppo abbastanza desueti se non proprio rifiutati nella prassi effettiva del “centro-socialismo reale”, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

In conclusione quindi, secondo noi quello che si è aperto è uno spazio di confronto e di circolazione di esperienze e spunti di ragionamento che è prezioso mantenere fluido, vivo e itinerante. Attraversarlo può essere secondo noi assai utile, non solo a chi fa già parte di strutture o aree nazionali (senza alcuno spirito competitivo che sarebbe davvero fuori luogo, vista l’eterogeneità della dimensione di cui stiamo parlando) ma anche a quei “territori dimenticati”, a quelle tante realtà di provincia che spesso si ritrovano isolate e tagliate fuori da una dimensione politica più ampia, e che invece sono state protagoniste della due giorni di giugno.

A seguire, il testo dei report dei vari tavoli di discussione (qui invece le tracce di partenza), buona lettura.

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