Capire, elaborare ed agire il presente. L’1-2 dicembre secondo appuntamento di Zero – Discussione collettiva

Pubblichiamo il programma completo del secondo appuntamento di Zero-Discussione Collettiva, che si terrà il prossimo 1-2 dicembre presso la Casa Rossa Occupata di Montignoso (MS). Un metodo di discussione che ci ha convinto, tanto per le premesse che per gli esiti del primo appuntamento bolognese avvenuto alcuni mesi fa. Nel bel mezzo di un momento storico che fatichiamo ad incidere e prima ancora a comprendere, pensiamo che sia fondamentale, tra le altre cose, ricostruire spazi di discussione come questi, dove ragionare non sulla pressione di scadenze a breve termine, ma in un’ottica di medio-lungo periodo, per tornare a capire, elaborare ed agire il presente. Tutti i compagni e le compagne che condividono questa esigenza, sono invitati a partecipare.

 

Zero – Discussione Collettiva (qui l’evento facebook di riferimento)

“Cosa significa ricominciare da zero? Innanzitutto proviamo a dire cosa non significa. Non significa, per esempio, pensare che ciò che sta alle nostre spalle vada ignorato o buttato via, per dirlo in una parola rimosso. Al contrario: prima dell’anno zero vi è una storia lunga e densa, fatta di faticosi passi avanti e rapidi precipizi, di nodi da ripensare ed errori da non ripetere, di domande che bisogna porre e risposte che non bisogna copiare, di ricchezze e limiti. Per non rimuovere ciò che sta alle nostre spalle, dobbiamo dunque ricominciare, perché le rivoluzionarie e i rivoluzionari in qualche modo ricominciano sempre.” 

Così si apriva il testo di presentazione della prima edizione di Zero che si è tenuta a Bologna lo scorso 2-3 Giugno ed è con questo spirito che abbiamo il piacere di ospitare questo nuovo appuntamento di Zero alla Casa Rossa Occupata di Montignoso (MS) il prossimo 1 e 2 Dicembre. 

Zero è un’esperienza affascinante; una possibilità di confronto schietto e curioso, attraversato da quella sana inquietudine di chi sente nel profondo la necessità di trasformare l’esistente.
Zero è un metodo. Un’occasione di incontro che abbia l’intensità dell’approfondimento seminariale e l’apertura composita del confronto assembleare. 
Zero è aperto e orizzontale per chi sente che la rivoluzione non è una traversata in solitaria ed è disposto a mettere sempre in discussione le proprie analisi, pratiche e prospettive. 
Un tentativo di guardare ad una temporalità di medio e lungo periodo, non in funzione della propria identità ma alla ricerca di un agire politico che sappia inquadrare le problematiche di fondo ed affrontare le contraddizioni del presente. 

“Se oggi non facessimo nulla, non ci sarebbe mai un domani da cui cominciare a cambiare veramente le cose” così Giovanni Pesce, comandante dei GAP di Torino, sintetizza tutta la genuina e istintiva necessità di agire in prima persona e ‘senza tregua’ contro l’oppressione nazifascista. 
Ecco, affiancare alla necessità di agire qui e ora momenti e spazi di elaborazione collettiva e di discussione, questa è la proposta di Zero. 

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INFO UTILI & PRATICHE:

> Quando e dove? 
Zero si terrà sabato 1 e domenica 2 dicembre presso il centro sociale Casa Rossa Occupata. La CRO si trova in via Castagneta 1 a Montignoso (MS)

> Programma e orari:

Sabato:
11:00 Apertura e presentazione della due giorni
13:00 Pranzo collettivo
14:00 Tavoli tematici 
20:00 Cena collettiva
A seguire musica dal vivo

Domenica:
9:30 Colazione collettiva
10:00 Plenaria
A seguire pranzo collettivo e saluti

> Per dormire?
Verrà allestito uno spazio foresteria. È necessario arrivare attrezzati con sacco a pelo e stuoini. Non vi sono costi per l’alloggio però è OBBLIGATORIA la prenotazione tramite messaggio privato alla pagina Facebook Casa Rossa Occupata. Chi avesse necessità particolari ci contatti!

> Altre informazioni utili:
– ogni pasto avrà alternativa vegan
– dentro la CRO non si fa uso di droghe pesanti né si spaccia
– tutti i pasti saranno a offerta libera
– per chi dovesse raggiungere la CRO in automobile preghiamo di utilizzare il parcheggio di fronte alla Ekom per arrecare meno problemi possibili al vicinato

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TAVOLI:

TAVOLO 1
“Aspettative tradite del ceto medio: crisi, spazio urbano, reddito”

Nel primo incontro di Zero abbiamo fatto un tavolo sul ceto medio, discutendo di realtà, problemi e ipotesi politiche attorno alla crisi di un soggetto tradizionalmente avulso dagli interessi dei gruppi di “movimento”. I primi passi del governo giallo-verde, in quanto forma specifica di una complessa tendenza internazionale riduttivamente costretta nella vuota categoria di “populismo”, dimostra una volta di più che è proprio attorno a questo soggetto e alla sua crisi che si gioca una parte importante della partita politica. Nel secondo appuntamento di Zero vogliamo quindi continuare quella scommessa, provando a fare un passo in avanti dal punto di vista delle ipotesi di analisi, di ricerca, di intervento politico. Concentrarci sulle promesse tradite ci sembra una buona traccia di ragionamento in una doppia prospettiva. Una è quella di genealogia della crisi del ceto medio. Questa figura nasce infatti politicamente da una promessa capitalistica di progresso e stabilità, riassumibile nella garanzia di reddito, riconoscimento e status in cambio della sua funzione di mediazione e diga rispetto alla polarizzazione della lotta di classe. Nel momento in cui, nella crisi contemporanea, questa promessa si è infranta, il ceto medio si è polarizzato al suo interno. L’altra prospettiva riguarda il presente e la tendenza. L’attuale governo (come cifra dei trend internazionali di cui sopra) sta forse tentando di costruire nuove promesse espansive per un restaurato o nuovo ceto medio, nella saldatura tra Stato e “popolo”? Quanto queste nuove promesse hanno a che fare con la questione del reddito e degli spazi urbani? E soprattutto, che ruolo giochiamo noi rispetto a questi tentativi? È possibile immaginare di collocarci dentro e contro, cioè forzando e rovesciando queste promesse in direzione del conflitto e non di una rinnovata pace sociale? Sono immaginabili dei campi di ricerca, intervento e sperimentazione su base territoriale? E come costruire uno spazio comune di confronto tra queste differenti sperimentazioni?

TAVOLO 2
“Il lavoro nell’industria del sociale”

Quella che oggi chiamiamo “industria del sociale” è frutto di un lungo processo di privatizzazione del welfare e dei servizi, che assieme all’esternalizzazione delle prestazioni sociali, hanno portato ad una gestione imprenditoriale del welfare in cui il profitto diviene il primo interesse.
Di quella che chiamiamo mercatizzazione dei servizi ne pagano i costi gli utenti (poveri) a cui viene offerta un assistenza insufficiente e gli operatori e le operatrici del sociale a cui vengono negati tutele, garanzie e stipendi degni.
Cooperative sociali, onlus ed associazioni “benefiche” sono i principali attori di questo settore. A garantirne la riuscita indisturbata dei propri affari, vi sono spesso sindacati collusi, ma soprattutto una vasta fetta di lavoratrici e lavoratori che accettano condizioni pessime di lavoro, in quanto considerate le regole di quella che diventa una vera e propria missione a cui hanno dedicato la propria vita. 
In questo quadro, agli operai ed alle operaie che svolgono mansioni di cura, viene sempre più richiesto di svolgere una funzione di controllo e normalizzazione che nulla ha a che spartire con la cura.
Riteniamo necessario ragionare su come porsi in maniera antagonista di fronte a questo processo, elaborando strumenti di contrattacco, partendo anche da quei piccoli focolai di lotta che cominciano ad accendersi.
Per questo invitiamo i compagni e le compagne interessati/e a partecipare e portare contributi al tavolo.

TAVOLO 3
“Mondo giovanile. Linguaggi e comportamenti tra formazione, lavoro e spazi di socialità”

In questo tavolo, vorremmo provare a riprendere alcune delle questioni e degli interrogativi emersi durante la discussione svoltasi nella prima edizione di Zero, per cui rimandiamo all’apposito report rintracciabile sulla pagina fb.
Lo precisiamo ancora una volta, perché ci sembra necessario per impostare al meglio il prosieguo della discussione: con condizione giovanile non intendiamo uno stadio rigidamente anagrafico, intendiamo una condizione che si definisce in rapporto al resto della società capitalistica sulla base di tempi di vita, aspettative, forme di socialità, e molto altro ancora. Ci si rende ben conto quindi, che se volessimo ad esempio definire come giovane chi ancora non ha un lavoro fisso, chi accetta lavoretti precari/umilianti/gratuiti come soluzione temporanea sperando in un qualche miglioramento futuro, o infine chi non ha ancora costruito un nucleo familiare autonomo da quello di origine, saremmo costretti a riconoscere che esistono anche giovani di 35, 40 o 45 e più anni.
Ciò detto, vorremmo provare a porci una serie di domande, che non consideriamo sicuramente esaustive, ma che riteniamo abbiano un carattere di priorità:
Come anticipare e concorrere a possibili forme di conflitto su un tema come quello dell’alternanza scuola-lavoro diverse da quelle che magari ci siamo immaginati finora e che non si sono verificate?
E quali sono invece i conflitti che potrebbero darsi rispetto alla ulteriore militarizzazione delle scuole promossa da Salvini, anche in forme individuali di sottrazione, rifiuto e sabotaggio?
Che impatto avrà lo pseudo-reddito di cittadinanza promesso dal M5S su una gioventù che, vista la permanenza di tassi di disoccupazione altissimi, potrebbe riversarsi in massa sui centri per l’impiego e si troverà invischiata ancora una volta in meccanismi di sfruttamento, controllo e svalutazione dei propri desideri e aspettative? Che forme di conflitto riusciamo a immaginare anche in questo caso, al di là della pura critica ideologica del “reddito” pentastellato?
Come ricostruire spazi e tempi di vita dove sia possibile per le generazioni più giovani fare delle esperienze collettive, combattere la solitudine e il senso di impotenza, generare soggettività capaci di essere contro? E come entrare in relazione con quelli che magari ci sono già ma non riusciamo a vedere perché fuori dai nostri codici e dai nostri strumenti di lettura della realtà? Quali i ruoli e i limiti dei nostri spazi politici attualmente esistenti rispetto a questo compito?
E come possiamo, infine, mettere in campo forme di inchiesta e di conricerca capaci di fare tutto questo, di conoscere meglio e di mettere a confronto la realtà dei diversi territori, della provincia come della metropoli, del Nord come del Centro, del Sud e delle Isole? 

TAVOLO 4
“Immaginario e linguaggio per una (im)possibile gestione del territorio”

Il crollo del ponte Morandi a Genova, la devastazione di una intera valle per un’opera inutile, il sacrificio di vaste aree naturali in nome della speculazione economica, sono tre esempi della relazione perversa della società capitalista verso l’ambiente che ci circonda: uno stato di emergenza permanente che si srotola sui nostri territori ad ogni terremoto, alluvione, mareggiata, tempesta. 
Le apocalittiche narrazioni che quotidianamente ci vengono proposte da un apparato mediatico ormai strumento di governamentalità, apre il campo all’accettazione di uno status quo immutabile, l’impossibilità di costruire una società che non sia quella dello sfruttamento dell’uomo sulla natura e dell’uomo sull’uomo. Una prima domanda sorge spontanea: qual è la società che vogliamo contrapporre a quella neoliberista, coloniale, estrattiva? Dobbiamo immaginare le forme della società futura per servirci di specifiche pratiche e linguaggi o costruiamo passo passo la società futura attraverso continue sperimentazione di pratiche e linguaggi?
In particolare, il crollo del ponte Morandi ha polarizzato con forza la nostra attenzione sulle possibili modalità di gestione del territorio. Da una parte i falchi del libero mercato, della gestione privata e profittevole costruita sulla vita di chi abita il territorio. Dall’altra la nazionalizzazione, inserita però nel modello attuale di gestione imprenditoriale dello Stato, o comunque, anche in un modello storico comunista, tendente ad una gestione centralizzata del momento decisionale. Senza rispolverare proposte astratte o reperti storici che fatichiamo ad attualizzare, qual’ è la nostra posizione rispetto alla polarizzazione nazionalizzazione / privatizzazione?
Entrambe queste soluzioni mal si conciliano con la stessa domanda che, anche se da un punto di vista diametralmente opposto, da anni ci pone la battaglia NOTAV in Val Susa, la cui rivendicazione è quella di poter decidere per il proprio territorio e non dover subire decisioni prese dall’alto e da altri.
Porci oggi il problema, ad esempio, di come conciliare la necessità di infrastrutture di grande portata e il diritto delle comunità a gestire il territorio che vivono, può sembrare pretenzioso, al di sopra delle nostre possibilità o delle nostre prospettive reali. Crediamo però sia necessario, perché solo attraverso queste domande pratiche possiamo discutere sul mondo che vorremmo, su come farlo funzionare davvero, su come renderlo una proposta credibile. Pensare a come vorremo fosse organizzato è l’unico modo per iniziare a capire come organizzarci oggi.

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