Bolsonaro a Lucca? Lo strano caso del fascista eccellente e di una sua ammiratrice

Nonostante ci si continui a ripetere che in questa lunga e nera notte non ci si debba più stupire di niente, certe cose ancora riescono a farci gelare il sangue nelle vene. Oramai l’abbiamo capito, la destra tiene le redini del discorso politico nazionale e internazionale: Salvini, Trump, Orban e altri simili figuri riempiono giornali, telegiornali e il web con le loro dichiarazioni piene di odio verso il povero e l’emarginato alle quali, se non obbligati a condividerle, veniamo piano piano abituati. D’ovunque sono sotto attacco le rivendicazioni in fatto di lavoro, casa e reddito, è a rischio la possibilità di autodeterminarsi e di essere padroni delle proprie scelte in materia sessuale, affettiva e di vita, si cerca il capro espiatorio nell’immigrato che si vuole narrare come competitore diretto dell’autoctono nella battaglia per l’accaparrarsi delle poche briciole che il capitale ancora è costretto a darci. A questo vero e proprio pantheon dell’orrore si è aggiunto, neanche a farlo apposta qualche giorno prima di Halloween, il brasiliano Jair Messias Bolsonaro. 

Questa elezione è stata salutata dalla sempre tiepidamente inorridita stampa mainsteam, che ha definito Bolsonaro un personaggio “controverso”; non abbiamo qui paura di descriverlo con il più calzante epiteto di fascista (in sinonimia con molti altri e più coloriti aggettivi che non riporteremo qui ma confidando nella pronta fantasia del lettore). Dalle sue sentenze emerge infatti la figura di un uomo profondamente razzista, sessista, amante della dittatura violenta, amico di chi detiene ricchezza e ha in odio qualsiasi forma di rivendicazione sociale o desiderio di libertà e autodeterminazione, insomma un fascista in piena regola. Per chi ancora non è convinto, proponiamo qui un’antologia, un best of del neopresidente brasiliano:

“Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò un ipocrita: preferirei che mio figlio morisse in un incidente piuttosto che presentarsi con un tipo con i baffi”. (Giugno 2011)

“Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido”. (Ottobre 2002)

“Non cambierà mai nulla in questo paese attraverso il voto. Niente. Assolutamente niente. Le cose cambieranno solo quando inizierà una guerra civile e noi faremo il lavoro che il regime militare non ha fatto”. (Maggio 1999)

“La feccia della terra si sta facendo vedere in Brasile, come se non avessimo abbastanza problemi da risolvere”. (Settembre 2015)

“Sono a favore della tortura”. (Maggio 1999)

“Ho cinque bambini. Quattro di loro sono maschi, ma per il quinto ho avuto un momento di debolezza ed è uscita una femmina”.(Aprile 2017)

“Ho detto che non ti violenterei perché non te lo meriti”. (Dicembre 2014, in risposta alle accuse di misoginia della politica Maria do Rosário).

“Non corro il rischio di vedere i miei figli uscire con donne nere. Sono molto ben educati”. (Marzo 2011)

“L’errore della dittatura militare è stato quello di torturare e non uccidere” (2008)

“Le minoranze si devono piegare alla maggioranza… le minoranze devono adattarsi o semplicemente scomparire”

Considerato questo illustre pedigree d’ignominia che un personaggio come Bolsonaro si porta dietro, sembra impossibile pensare che qualcuno possa considerarlo un’eccellenza da valorizzare piuttosto che una vergogna da nascondere con ogni mezzo, a meno di non avere in simpatia ciò che dice o di essere irreparabilmente miope e stolto. Sembra però che un piccolo miracolo per il neopresidente brasiliano ci sia stato: la presidentessa dell’associazione “Lucchesi nel Mondo” Ilaria Del Bianco gli avrebbe infatti inviato all’indomani della vittoria elettorale una sicuramente attesissima lettera in cui, complimentandosi per il risultato ottenuto, lo avrebbe invitato a visitare la città toscana che diede i natali ai nonni materni. Scopriamo infatti con orrore che i due, chiamati Guido Bonturi e Argentina Pardini, emigrarono dal quartiere di Sant’Anna fino al Brasile agli inizi del ‘900: il Mostro di San Paolo viene in parte dalla nostra città e non lo sapevamo!

Ormai abituati a quanto di stupefacente la nostra città continua a offrirci rispetto alle sfumature di nero, il nostro Comitato Centrale si è interrogato sulle ragioni di questo invito, senza venirne a capo. Simpatia per il personaggio? Sottovalutazione o assuefazione a un certo tipo di idee? Smania di protagonismo? Non conoscendo la suddetta Ilaria Del Bianco (e avendone anche poco desiderio, a questo punto) non riusciremmo a sceglierne o escluderne una in particolare. C’è da dire che lo spirito lucchese è sempre stato quello di cercare di apparire di più di quello che si è in realtà. Chiunque viva giornalmente la nostra città ad esempio sa come sia mantenuta linda, pulita e gentrificata, più simile a un salottino di una vecchia zia ricca, e di come si sia pronti a urlare al degrado per una qualsiasi cosa che non sia fare shopping o che semplicemente accada dopo le nove serali. Inoltre, sempre più spesso, ha preso il brutto vizio di mascherarsi da Paese dei Balocchi, mandando in soffitta il tanto decantato decoro e limitando la fruibilità di vie, piazze e aree verdi, sacrificate senza troppo pensarci pur di sbandierare all’indomani della grande manifestazione del momento affluenze da record e incassi esorbitanti. Quindi chi se ne frega se Bolsonaro è un mostro: è un potenziale altro trofeo per rimanere sulla cresta dell’onda ancora un po’.

Chissà se la suddetta Del Bianco è a conoscenza del curriculum di orrori verbali del nostro illustre pezzo di esportazione. Ci riesce difficile pensare a un peccato di ingenuità, dato che le sue dichiarazioni sono tanto stigmatizzate dagli oppositori di Bolsonaro quanto rivendicate dai suoi ammiratori. Andando a spulciare un po’ in rete, abbiamo trovato questa intervista apparsa su “La Gazzetta di Lucca” del fascistissimo Aldo Grandi in data 21 novembre 2013. Una chiaccherata dove, tra le righe dei toni apparentemente equilibrati e privi di frasi choc, viene reiterato il mito degli italiani “brava gente”, del popolo portatore di civiltà e cultura nel mondo. Non una parola invece per le centinaia di migliaia di uomini e donne libici, somali, etiopi ed eritrei uccisi, torturati, incarcerati, stuprati da oltre 50 anni di colonialismo italiano in Africa, promosso tanto dai governi liberali prima che da quelli fascisti poi. Il tutto condito dalla consueta simpatia dell’intervistatore che scherza sul “ributtare a mare” gli immigrati, in quanto a suo dire privi di ricchezze culturali e di progresso, senza che l’intervistata obietti granché. Solo chi viene qui per sgobbare e farsi sfruttare dai padroni italiani avrebbe diritto di entrata e di integrazione…

In un periodo storico come questo, in cui l’orrore dell’ideologia dell’odio e della destra estrema ci viene presentato continuamente su schermi e teleschermi (senza dimenticare però il razzismo dei governi democratici che l’ha preceduta e le ha spianato la strada) , ci è più facile dare il proprio avvallo a personaggi di una certa risma, tanto più in una città come la nostra i cui anticorpi contro il fascismo sono molto deboli, e lo si è visto anche di recente. Tante persone in questa città devono giornalmente fare i conti con la costante minaccia che persone come Bolsonaro rappresentano per loro, a volte ne portano i segni addosso: davvero vogliamo continuare a dare loro spazio, risalto, agibilità? Davvero vogliamo continuare a spacciarli per presentabili, quando non dovrebbero essere in nessun luogo i benvenuti? 

Siamo, come ormai abbiamo ripetuto fino allo sfinimento, di fronte allo sdoganamento della destra estrema e dei suoi ideali e valori da parte sia delle forze di destra che di sinistra. In un momento come questo quindi, se la storia ci insegna qualcosa, occorre essere ancora più duri e intransigenti: ogni centimetro che concederemo al fascismo, al razzismo e al sessismo ci si ritorcerà contro. Se la Del Bianco è ancora convinta nel fare della nostra città una lercia passerella (col silenzio tacito delle istituzioni locali) per un personaggio come Bolsonaro ci troverà dall’altra parte della barricata, pronti a resistere e a contrattaccare.

BOLSONARO NOT WELCOME!

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