Anche a Lucca è Climate Strike

Ieri, venerdì 15 marzo, si è assistito a una mobilitazione mondiale per il clima che ha toccato più di 120 paesi. Oltre 2000 piazze nel mondo si sono riempite per manifestare contro il cambiamento climatico e contro l’inerzia dei governi nel farvi fronte. Siamo senza dubbio di fronte a un movimento ampio e variegato, dove cercano di inserirsi e ritagliarsi spazi di agibilità politica anche forze e partiti che certo non possono dirsi innocenti rispetto al disastro climatico, e che anzi continuano ad essere complici di un modello economico distruttivo dell’ambiente e dei territori quale è quello capitalista.

Pur consci dell’ambiguità che possono quindi presentare queste piazze e del carattere a volte non troppo definito degli obiettivi che si prefiggono, ci sembra importante valorizzare e riconoscere questo bisogno di attivazione sul tema ambientale, come del resto hanno già intuito i movimenti di lotta contro le Grandi Opere (inutili) che manifesteranno a Roma il prossimo 23 marzo. Quale direzione possa poi prendere questa attivazione, pensiamo dipenda anche da come e da quanto chi ha chiara la correlazione diretta tra sviluppo capitalistico e distruzione dell’ambiente, deciderà di interfacciarsi con chi compone questo movimento.

Riportiamo qui di seguito una breve cronaca del corteo di ieri mattina a Lucca, che ha visto la partecipazione di più di 1000 persone con una massiccia presenza giovanile e a seguire un’intervista che abbiamo fatto ad alcuni degli organizzatori.

 

Una marea di giovanissimi e giovanissime ha invaso a partire dalla mattina le piazze e le vie lucchesi per alzare la voce contro i cambiamenti climatici ,manifestando a fianco del movimento Earth Strike Lucca.

Arrivati sul posto, oltre alla grande partecipazione, la prima cosa che salta all’occhio è il generale clima spensierato di gioiosità, costellato da cartelloni con svariati slogan caratterizzati da giochi di parole come “CO2 palle così” e “ci avete rotto il clima”. Oltre alla massiccia affluenza scolastica, erano presenti molte associazioni vicine alla causa ambientalista, come quelle per la salvaguardia delle Apuane e del parco della Montagnola (comitato San Concordio), donando alla manifestazione una sostanziale varietà generazionale.

Il corteo è partito da piazzale Verdi intorno alle 9.30, approdando in piazza Grande dove si è svolto un flash mob: i presenti sono stati invitati a  sedere per terra non appena avessero sentito la parola “2030”, anno oltre il quale si prevede una catastrofe ambientale nel caso non dovessero cambiare le politiche ecologiche. Giunti poi in piazza San Michele, gli organizzatori e le organizzatrici hanno riunito in cerchio i manifestanti  affrontando svariati temi, partendo dall’utilizzo della plastica fino ad arrivare alla critica della dieta carnivora, seguendo quindi in maniera sommaria le linee guida del movimento nazionale. Nonostante i problemi tecnici dovuti al malfunzionamento dell’impianto audio e l’impossibilità di sentire in maniera costante gli interventi, l’entusiasmo non si è spento e ogni discorso si è chiuso con uno scroscio di applausi.  Da qui il corteo, inizialmente bloccato con estrema facilità dalla polizia nel tentativo di cambiare percorso, è ripartito per arrivare nuovamente in piazzale Verdi, dove si è sciolto, al grido di “Se non ora, quando? Se non noi, chi?”.

Il corteo di ieri mattina è stato uno dei più partecipati degli ultimi anni (1000 se non 15000 persone presenti), fatto determinato probabilmente dal suo essere percepito come sostanzialmente apolitico. Tra facce colorate, bandiere della pace e dell’Unione Europea, tra selfie e cartelli, l’accoglienza cittadina se  paragonata ad altre manifestazioni di carattere antagonista, è stata molto calda, tanto che alcuni esercenti di vari locali incitavano i manifestanti invece di chiudere le serrande dei negozi.

 

 

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1) Cos’è il progetto Earth Strike? Quali sono le rivendicazione che vuole portare avanti a livello nazionale ed internazionale?

 Earth Strike è un movimento che è nato da poco, a novembre, seguendo l’esempio di Fridays for Future, che è il movimento che ha preso vita da Greta Thunberg. Quello che vogliamo fare è appunto far notare alle persone che stiamo affrontando un’emergenza climatica importante e che ce la possiamo fare solamente se tutte le persone si uniscono e si rendono conto che bisogna fare qualcosa adesso. Quello che vogliamo fare è ridurre le emissioni, cercare di convincere il governo a cambiare le leggi e a non incentivare i produttori di combustibili fossili. Nello specifico vorremmo che entro il 2030 le emissioni nette siano portate a zero. Molto molto ambizioso però se non partiamo dall’essere abbastanza drastici non otteniamo risultati. Questo vale sia a livello locale che nazionale, quindi le emissioni vogliamo che vengano ridotte ora. Pensiamo a Lucca, però quello che vorremmo è che tutta l’Italia segua l’esempio.

Sì, anche perché le emissioni globali provengono da più di 100 produttori di combustibili fossili, quindi parlare di locale forse ha senso per entrare in contatto con le persone, però non ci vogliamo dimenticare che l’obiettivo principale è quello, e per farlo c’è proprio bisogno di un movimento globale.

Noi essendo una realtà piccola, agiamo nel locale. Però il movimento, seguendo le orme di Greta Thunberg e di Fridays for Future, parte da quello che pensiamo sia il fallimento delle convenzioni internazionali che ci sono state fino a questo momento, che hanno preso provvedimenti non abbastanza forti e non vincolanti. Noi invece, l’obiettivo che vorremmo raggiungere a livello globale sarebbe quello di una conferenza internazionale, come quella che si è fatta a Parigi e a Marrakech (e altre), che però prenda accordi vincolanti. Ottimo sarebbe se si riuscisse a far prendere questo obiettivo molto ambizioso di zero emissioni nette entro il 2030.

A differenza di Fridays non puntiamo solo agli studenti ma puntiamo tanto sui lavoratori, infatti vorremmo riuscire ad ottenere per il 27 Settembre 2019 l’indizione di uno sciopero come segno di protesta contro il sistema produttivo che non funziona e che ci porterà a una crisi.

 

2) Come siete arrivati alla decisione di aprire una delegazione lucchese? Da quali persone è composta? Vi concentrate anche su problematiche locali?

Un nostro amico di Lucca, che è una sorta di coordinatore nazionale e che ora studia Relazioni internazionali in Olanda,  non potendo gestire tutto da solo ha detto: <<Se mi date una mano intanto creiamo un gruppo qui>>, quindi abbiamo reclutato qualche ragazzo interessato. Diciamo che lui ci coordina da lontano, quindi ha detto <<Se riusciste a portare questa cosa intanto a Lucca…>> Noi all’inizio eravamo un po’ dubbiosi, cioè a Lucca è un po’ dura, no?! Lui fa parte del movimento nazionale e diciamo che Earth Strike punta a fare gruppetti piccoli nelle varie città e noi quindi lo abbiamo fatto qui.

Abbiamo fatto un incontro conoscitivo all’Agorà e la risposta di pubblico che abbiamo riscontrato è stata importante per darci spinta. Va detto che probabilmente avevamo la strada già un po’ spianata, perché il movimento a livello globale è già molto radicato. A livello nazionale non molto in realtà, ma stava cominciando a farlo, e a Lucca proprio non c’era niente. La risposta è stata bella, e da lì poi appunto è stato un passaparola, abbiamo fatto vari incontri nelle scuole e ci siamo fatti conoscere.

Per la questione locale, rispetto alle problematiche ambientali nella lucchesia, diciamo che noi non entriamo nello specifico. Siamo consapevoli che Lucca è una città molto inquinata e quindi vogliamo, in generale, cercare di fare qualcosa per ovviare a questo problema, semplicemente.

Non abbiamo preso di mira una situazione specifica, anche perché è difficile recuperare i dati che permettano di capire dove agire. Riguardo le emissioni nette a Lucca, chi è che inquina di più? La situazione di Lucca l’abbiamo un po’ studiata, ma i dati di Arpat sono un po’ generici e non sono molto disponibili a dare i dati più specifici. Quello che chiederemo anche al Comune sarà più trasparenza per poter avere questi dati e una maggior capacità di leggerli.

Noi non scendiamo nello specifico di certe tematiche (nel locale) particolari, anche perché ci rende un po’ vulnerabili dall’essere sfruttati dal politicante di turno, soprattutto dalle liste dell’amministrazione. Abbiamo già avuto esperienza di persone che cercano di trattare la nostra manifestazione come se essa sostenesse anche il loro punto di vista politico, le loro particolari iniziative.

 

3)Come giudicate l’operato degli ultimi governi in materia ambientale?

Insufficiente, non ci sono state abbastanza azioni. Viene messa al primo posto l’economia, e quindi l’ambiente, quando ci sono interessi economici, viene messo da parte. Soprattutto non c’è una grande lungimiranza da parte della classe politica, cioè si guarda al risultato delle prossime elezioni e non alla situazione che avremo in Italia nel 2050 – le ultime proiezioni la vedono sostanzialmente un deserto. Comunque un’altra cosa che volevo dire è, per esempio riguardo all’accordo di Parigi: le intenzioni potevano essere anche buone inizialmente, perché comunque l’obbiettivo era quello di limitare l’aumento di temperatura di 2 gradi. Però poi un po’ come tutto finisce in discorsi, in chiacchiere. Diciamo che si sono dati degli obbiettivi che non siamo sicuri realizzeranno e anzi probabilmente non potranno realizzare, come l’adottare energie rinnovabili. Hanno posto l’obbiettivo del 32% però c’è un tasso di crescita che è bassissimo, allo 0,3% annuo, una cosa del genere, e quindi le previsioni sono che  per il 2030 non si arriverà al 22% se non ci sono incentivi, e quindi sono discorsi. Poi fra l’altro a livello europeo con gli ultimi accordi siamo andati ancora più indietro perché le temperature aumentano e aumenteranno di 3 gradi e quindi non siamo già più nell’accordo di Parigi, e ci siamo ben lontani. E anche l’accordo di Parigi era comunque un tentativo di calmierare la situazione, perché perché puntava ai 2 gradi e invece bisogna puntare a 1,5 gradi. La situazione italiana è che come al solito arranchiamo un po’ dietro a quella che è la media europea, e già la media europea, quelli che sono gli standard europea e le linee guida stabilite a Parigi negli ultimi anni, non possono che essere negative.

 

4)Vi sentite vicini ad altri percorsi di lotta come quello No Tav e No Tap? qual è l’impatto ambientale di queste opere?

Ci vorrebbero delle conoscenze che forse noi non abbiamo ancora, quindi non ci possiamo di certo schierare su queste cose che sono molto dibattute…

è così, ci vorrebbero delle conoscenze che noi ora non abbiamo quindi ci stiamo concentrando su altro diciamo. Una cosa che vorrei dire è che queste faccende vengono spesso strumentalizzate molto da questo o quel partito politico anche perché dietro ci sono grandi interessi economici. Noi saremmo (più in generale sulla politica non solo su TAV e TAP) per delle politiche stabilite scientificamente, quindi vorremmo che si riuscisse ad avere un dialogo su queste questioni libero da logiche, slegato da interessi economici e politici.

 

5) In Italia vi sono stati svariati casi di emergenza ambientale che hanno raggiunto l’opinione pubblica, Ilva e Terra dei Fuochi in particolare. In che modo è stato compromesso l’ambiente in Italia? Chi sono i responsabili?

Dentro Earthstrike queste problematiche non si sono affrontate ancora…

Diciamo che più che altro siamo partiti da un obiettivo globale, e quindi ora nel calarci nel locale c’è bisogno di uno studio ulteriore.… In fondo siamo nati da 4 settimane qui a Lucca, quindi è uno studio che sicuramente dovremo fare dopo il 15.

Quello che pensiamo è che le catastrofi succedono, ma si potrebbero evitare facendo qualcosa prima. L’Ilva di Taranto purtroppo ormai è una situazione arenata.

 

6) Vi sono altre emergenze ambientali di cui non si parla a livello nazionale? Vi sono emergenze ambientali in lucchesia?

In lucchesia siamo consapevoli dei livelli di pm1 0 e pm 2,5 che hanno superato più volte i limiti standard imposti. Questa è una delle criticità lucchesi, e a parte questo, ci sono problemi di strade e legate alle esondazioni del Serchio.

 

7)Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha annunciato che visiterà Lucca. Come giudicate le sue politiche sulla deforestazione della foresta amazzonica? Pensate che Earth Strike protesterà per la visita di Bolsonaro?

Se ci sono delle tematiche ambientaliste rilevanti la cosa ci interessa. Ora, di questa contestazione nell’ambito di Earth strike non ne abbiamo ancora parlato, però di sicuro alcuni di noi protesteranno individualmente. Sono tematiche che ci toccano nel profondo quindi ci sentiamo vicini a chi contesta queste persone.

La foresta amazzonica è uno dei grandi polmoni verdi, quindi che la deforestazione sia istituzionalizzata come sta facendo Bolsonaro, o che sia ignorata quella praticata abusivamente come è successo nei decenni scorsi, è un pericolo non solo per la popolazione del Brasile, ma per tutti gli abitanti del pianeta. Quindi non solo deve interessare a chi Bolsonaro se lo ritrova come presidente ma a tutti noi, perché la foresta amazzonica produce l’ossigeno che respiriamo tutti quanti.

 

7) Il 15 marzo [ieri, l’intervista è stata realizzata due giorni fa] a Lucca ci sarà la manifestazione di Earth Strike. Perché le persone dovrebbero scendere in piazza al vostro fianco?

Quello che pensiamo è che più siamo meglio è perché naturalmente essere di più da più visibilità a noi ma ci da più credibilità, soprattutto facendo conto che non siamo solo studenti ma siamo appoggiati da diverse associazioni, consiglieri comunali.

Vediamo un clima di accoglienza da parte dell’amministrazione locale, sembra che forse siano disposti a collaborare con noi.

Il motivo per cui scendere in piazza è contro la crisi climatica. Crisi è un termine che vorremo aggiungere al posto di “cambiamento climatico” proprio perché gli effetti si vedono già ora, non è qualcosa di troppo lontano nel futuro, lo si vede dagli aumenti della temperatura, dalle catastrofi che sono sempre di più. La crisi climatica è in atto, è inutile negarlo, e per le prossime generazioni sarà sempre peggio, quindi se davvero c’è un interesse per il futuro è il momento ora di scendere in piazza e far vedere che abbiamo un interesse oltre ai soldi.

E non solo far vedere che abbiamo interesse ma che siamo preoccupati per come stanno andando le cose, che di sicuro non miglioreranno rispetto ad ora, quindi quello che possiamo fare è espandere questa consapevolezza a sempre più persone.

Secondo alcuni dati abbiamo ancora circa 12 anni, questo è il numero che è diventato famoso. 12 anni per cercare di arginare il più possibile i danni di questo cambiamento climatico e se non facciamo qualcosa adesso, dodici anni sono un battito di ciglia.

Probabilmente saremo i nuovi migranti del futuro, noi italiani molto prima rispetto ad altri paesi credo, perché la desertificazione in Italia è già in atto, quindi probabilmente saremo noi nel futuro che dovremmo andarcene, che dovremmo lasciare posti che una volta erano abitati perché la terra non sarà più fertile.

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