La Valsusa grida sempre più forte

Due compagne della nostra redazione hanno partecipato al Festival dell’Alta Felicità in Valsusa, trovando un’atmosfera intensa e formativa sotto molteplici aspetti. Abbiamo pensato di restituire anche ai nostri lettori e lettrici un po’ della ricchezza e del senso di potenza collettiva vissuti durante quelle giornate.

 

Si è conclusa da tre giorni la quarta edizione del Festival dell’Alta Felicità a Venaus, in Valsusa, dove i paesani da più di 30 anni lottano contro la realizzazione del Tav, l’inutile grande opera che, se costruita, andrebbe a distruggere l’intero ecosistema della valle.

Recentemente il Governo del ‘’cambiamento’’, con l’ennesimo imbarazzante voltafaccia del M5S si è rimangiato le sue promesse elettorali dando il via libera al Tav. Nel mentre, Salvini vantava il dispiegamento di circa cinquecento manganelli per la difesa del cantiere e minacciava ‘’zero tolleranza contro i teppisti’’. È con tali premesse che il Festival è iniziato, ma forse anche grazie a queste è proseguito con maggior partecipazione e tenacia da parte di tutte e tutti i presenti. Sono stati stimati complessivamente circa 40.000 partecipanti, principalmente provenienti da tutta Italia ma anche da Francia, Spagna e Inghilterra, e 15.000 circa durante la marcia al cantiere intrapresa sabato 27.

Il Festival è stato un perfetto esempio di una quotidianità diversa da quella proposta dal sistema occidentale ogni giorno: l’estrema condivisione degli spazi conviviali, culturali e festivi e la loro gratuità hanno contribuito a creare un’atmosfera orizzontale e responsabile. La collettività creata in quelle giornate è stata coerente con i valori antifascisti, antirazzisti e antisessisti e rispettosa di ogni forma di vita. La partecipazione è stata estremamente eterogenea. Movimenti e collettivi, anche di diverse ideologie, si sono ritrovati a condividere tempo, spazio e conoscenza al fine di contribuire alla lotta NoTav.

I e le 40.000 partecipanti hanno vissuto un clima estremamente politico e formativo, un’incessante lavoro di passaggio dall’individualità alla collettività. Delle quattro giornate passate a Venaus non ricorderemo solo il vittorioso assalto al cantiere e ciò che ne è conseguito, ma anche e soprattutto come i e le militanti NoTav e i presenti al Festival siano riusciti a creare uno spezzone di vita in cui ha regnato la fiducia e il rispetto del prossimo.

Le lotte possono essere praticabili tramite diverse strade ed è quando queste si incontrano che nasce qualcosa di effettivamente potente. È importante quindi riconoscere la necessità di un movimento che produca uno spazio di aggregazione, informazione, e al contempo di conflitto con lo stato presente, come lo è stato il Festival. Durante le giornate erano proposti eventi culturali, seguiti da dibattiti molto dinamici riguardanti principalmente le tematiche dell’ecologia, del femminismo e delle lotte sociali in tutte le loro sfaccettature; inoltre, tra una passeggiata e una chiacchierata, si poteva assistere a spettacoli musicali di artisti solidali alla causa dentro l’arena, lo spazio liberato nel 2005.

La giornata più calda è stata quella di sabato 27, il giorno della marcia verso il cantiere. Più di 15.000 persone tra famiglie, giovani e meno giovani sono partite e partiti dal presidio di Venaus con una determinazione ed una tenacia inaspettata. Si respirava un’aria pesante ma gioiosa, il corteo è stato accompagnato da cori, musica ed interventi. Arrivati al sentiero per percorrere il bosco, i manifestanti hanno incontrato il primo cancello che, dopo il massiccio uso di lacrimogeni e la ritirata da parte della polizia, è caduto aprendo il passaggio ai presenti che sono avanzati fino al secondo cancello. Intanto, un blocco di manifestanti ha deciso di disperdersi nel bosco al fine di attaccare il cantiere e le reti su due lati. L’operazione è riuscita grazie alla ferrea organizzazione dei NoTav/black bloc.

Una marcia durata dalle 13:30 fino alle 19:30 circa, momento in cui la maggior parte del corteo ha iniziato a tornare indietro a causa della nuvola di gas lacrimogeno creatasi nella bassa valle. Il movimento NoTav ha prodotto un’organizzazione impeccabile e una rete di comunicazione efficiente lungo tutto il corteo; grazie a ciò non vi sono stati momenti irreversibili di panico, così da dimostrare, ancora una volta, che 500 manganelli sono nulla contro militanti organizzati, solidali e determinati.

È doveroso affermare che il ritorno è stato vittorioso: nonostante le dure premesse che hanno minacciato il movimento, siamo arrivate e arrivati fino al cantiere, assaltandolo su due fronti e sono stati provocati danni che, simbolicamente, continuano ad alimentare la forza di chi lotta e a continuare un processo di liberazione territoriale il quale rende ben chiaro che il movimento NoTav non si arresta e andrà avanti fino alla vittoria.

Durante l’ultimo giorno ci siamo riunite e riuniti per portare al centro della discussione le prospettive della lotta NoTav. La situazione del cantiere è stata spiegata con un’accuratezza tale da confermare l’ineccepibile formazione tecnica e teorica delle e dei militanti sull’argomento.

A quanto pare, gli appalti per i lavori definitivi del tunnel sono partiti a giugno e, tra l’altro, è un mero processo burocratico della durata di 18 mesi. Questo procedimento si dilungherà fino a dicembre 2020 e quindi bloccherà i lavori fino a quel momento. Inoltre l’avanzamento dei progetti si basa su finanziamenti e soldi ottenuti fino ad ora, soldi che non ci sono a causa dell’inadempienza dell’Italia.
Infatti, mentre la stampa continua a ribadire che l’Unione Europea finanzierà per la maggior parte (50%/55%) i lavori, i tecnici NoTav svelano la realtà dei fatti: questi soldi potrebbero essere erogati solo se l’Italia avesse rispettato i programmi e le scadenze precedenti ed è proprio per questo che i potenziali investimenti impegnati nel Tav sono stati persi. La generale disinformazione non fa vedere lucidamente i dati di fatto: è per questo che è importante essere attivi nel movimento e affiancati da persone che scavano a fondo per scoprire tutti gli inghippi creati dall’inefficienza dello Stato e dalla burocrazia.

I risultati dell’incontro sono stati positivi e incoraggianti. La fiducia in qualsiasi governo diminuisce mentre quella nelle persone che lottano dal basso aumenta: ‘’Non esistono governi amici’’ è stato il motto del Festival. E’ stato ribadito che la strada per la vittoria è il rifiuto della delega e la fiducia nelle potenzialità dell’essere umano in quanto tale, dimostrato fermamente dall’aumento della componente giovanile alla lotta. Ogni donna e uomo, col passare del tempo all’interno del movimento, prende sempre più coscienza e responsabilità politica e penale per combattere la violenza del potere sulla natura e sull’essere umano.

Per concludere vogliamo invitare ogni lettrice e lettore a conoscere concretamente il movimento NoTav. Che le esperienze vissute con i e le militanti della valle possano essere di ispirazione per costruire forme di vita nuove, congrue con i valori che vogliamo portare avanti. Studiare, elaborare e praticare un processo di conflittualità incessante con l’esistente sistema e contro il potere, iniziare un processo di feroce critica alle informazioni che tentano di manipolare ognuna e ognuno di noi. È necessario mettere in discussione ciò che ci circonda e ci plagia e di conseguenza mettersi in discussione, dalla propria sfera individuale a quella collettiva. Il movimento NoTav non è solo una lotta sociale ed ambientale, è uno stile di vita liberatorio e solidale con gli esseri umani e con la natura.

 

 

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