Libropolis o Fasciopolis a Pietrasanta?

Dal 18 al 20 ottobre prossimo si terrà a Pietrasanta, in provincia di Lucca, la terza edizione di “Libropolis – Festival dell’editoria e del giornalismo”. Sembrerebbe bello no? Una fiera dell’editoria in più in un paese in cui si legge sempre di meno, come dirsi contrari? Peccato che a uno sguardo minimamente attento questo festival appare per quello che è realmente: una vetrina per giornalisti, autori ed editori di destra ed estrema destra. Al di là degli ospiti, in gran parte collaboratori de Il giornale, basta dare un occhio alla lista delle 20 case editrici presenti e cercarne su internet i relativi cataloghi per farsi un’idea del colore dominante del festival: tre di queste (Bietti, Eclettica, Passaggio al Bosco) sono infatti esplicitamente indicate sul sito di Altaforte (la casa editrice di Casa Pound) all’interno della famiglia degli editori di estrema destra.

Sul catalogo di Oaks (che il festival presenta come “una casa editrice nuova, coraggiosa, giovane e anticonformista”)  troverete invece pubblicati gli scritti di ideologi dell’ estrema destra francese del Novecento come Charles Maurras e Leon Daudet, saggi su Evola, la requisitoria di un collaboratore di Goebbels contro il processo di Norimberga e, per finire, a pochi chilometri di distanza dalla strage di S.Anna di Stazzema, troverete esposti vari titoli sul “sangue dei vinti” di pansiana memoria (le vere vittime della seconda guerra mondiale sarebbero stati i nazifascisti insomma). Ma non mancano neppure una biografia di Lenin e di Stalin, alcuni scritti di Mao e altri testi sul comunismo russo.

Sulla stessa lunghezza Nova Europa, dove troneggiano gli scritti del comunitarista euroasiatico Aleksandr Dugin, fondatore del Partito Nazional-Bolscevico – la composizione del nome vi ricorda qualcosa? – nel 1993 e insieme a Costanzo Preve (anch’egli presente nel catalogo) principale ideologo internazionale del rossobrunismo, di una “quarta teoria politica” oltre liberalismo, comunismo e fascismo. Ma che guarda caso va a finire quasi sempre a braccetto con i seguaci di quest’ultima. Nel catalogo della stessa, con il font smaccatamente uguale a quello solitamente in uso nel Ventennio, potete trovare un titolo eloquente come “Cuba. Dio patria e socialismo” e altri sguardi da destra sul marxismo.

Dal canto suo “La Vela editrice” si distingue per la riedizione completa della rivista fascista degli anni Settanta “La voce della fogna” (un titolo che basterebbe di per sé ad esaurirne il progetto editoriale), per la pubblicazioni di libelli contro le ONG e “il pensiero unico globalista”, non senza una “rivalutazione” del modello nordcoreano. Completano il quadro la presenza di alcuni titoli antifemministi (a proposito, su 26 autori pubblicati vi sono solo 3 donne) e reazionari come “La cultura della morte. Aborto, eutanasia e nuovo vangelo progressista”, che probabilmente devono avere una discreta circolazione in luoghi come il Congresso delle famiglie di Verona e i circoli di fanatici pro-life.

Chiude il cerchio la Gog, progetto editoriale del think tank “L’intellettuale dissidente”, organizzatore di Libropolis e punto di riferimento di tutta la melassa di figure, gruppi e siti (“Oltre la linea” per citarne solo uno) che si pongono “oltre la destra e la sinistra”. Non è un caso allora, che dopo aver già ospitato un cialtrone rinomato come Diego Fusaro (da qualche tempo anche collaboratore del Primato Nazionale, organo di stampa di Casa Pound) che di questo slogan ha fatto una bandiera, sia uno dei principale ideologi di destra del secondo Novecento, Alain De Benoist, l’ospite più atteso dell’edizione di quest’anno.

Ce ne è abbastanza insomma per denunciare senza pregiudizi la vera natura di questo festival: un evento che serve a sdoganare e a rendere accettabile la cultura dell’estrema destra. Già, perché a dispetto della vuota e autoreferenziale spocchia della sinistra che pensa di detenere un monopolio sovrastorico in questo campo, anche l’estrema destra ha una sua cultura. Spesso confusa, raffazzonata, irrazionalista e retrograda, ma che accoglie nel suo pantheon anche figure intellettuali di spicco.   

Precisiamo che per noi questa parola (come l’oggetto libro, del resto), “cultura”, per altri sacra, non ha diritto ad alcuna devozione particolare. I libri, gli autori che li scrivono, le idee che promuovono non stanno in una dimensione separata dove, come per magia, i conflitti che lacerano il resto della vita politica e sociale scomparirebbero o si annacquerebbero, fino a diventare accettabili e compatibili in un sereno dibattito a cui tutti possono prender parte.

Della democrazia e della libertà di pensiero di per sé, ci importa davvero poco. Quando sono i fascisti stessi a invocarle con i loro piagnistei ogni volta che trovano una minima opposizione al loro agire, è evidente che queste parole sono ormai svuotate di significato all’interno dello scontro reale in cui siamo dentro e in cui siamo chiamati a prendere parte. Ci interessa invece l’antifascismo. Che in fondo, si riduce a un principio semplice: se si è antifascisti, non si può stare accanto ai fascisti rimanendo (e facendoli rimanere) a proprio agio. E quindi agire di conseguenza.

Bene ha fatto allora Christian Raimo rifiutandosi di andare a Pietrasanta, così come bene ha fatto a far esplodere il “caso AltaForte” al Salone del Libro di Torino qualche mese fa. Sulla scia di quest’esempio, e della battuta d’arresto che hanno subito i camerati di CPI in quell’occasione (ma ricordiamo che a molte delle case editrici che abbiamo citato sopra, è stato comunque permesso di partecipare tranquillamente al Salone), riteniamo quindi necessario boicottare apertamente Libropolis.

Il punto fondamentale che va capito è che c’è un nesso circolare tra la crescita politica (benché ancora non elettorale, nel nostro paese) di partiti e organizzazioni neofasciste, il loro radicamento nella società, l’egemonia che le loro parole d’ordine sono riuscite a imporre a tutto l’arco politico istituzionale (si pensi allo slogan “Prima gli italiani”) e lo sviluppo di un loro tessuto culturale da cui possono uscire, in un futuro neanche troppo lontano, pezzi della futura classe dirigente di partiti come la Lega Nord e Fratelli d’Italia. Già, perché i fascisti del nuovo millennio stanno costruendo, pezzo dopo pezzo, un proprio tessuto culturale fatto di librerie, case editrici, piccoli festival in cui sono benvoluti e si fanno conoscere da un pubblico neutro e còlto alla sprovvista da simili presenze.

Questo processo di espansione passa anche, se non soprattutto, dalla capacità di farsi largo in contesti torbidi e ideologicamente ambigui, dove ritorni in auge di pensatori dell’estrema destra convivono fianco a fianco con le opere di pensatori e uomini politici appartenenti alla tradizione comunista, vittime di strumentalizzazioni e appropriazioni indebite (per una parziale ma efficace analisi di quella che è una vera e propria distorsione del marxismo rivoluzionario, rimandiamo a due pezzi di Mauro Vanetti pubblicati su Giap: qui  e qui). 

Non abbiamo lo spazio sufficiente per una decostruzione dettagliata dei fondamenti ideologici e delle contraddizioni di quest’area ibrida, cosiddetta rossobruna. Certo è che essa è impegnata da tempo in un’opera di costante annacquamento e spoliticizzazione di una teoria e di una prassi rivoluzionaria coerenti, incardinate sulla centralità della lotta di classe concreta come mezzo di liberazione dal capitalismo e dai suoi meccanismi di oppressione e sfruttamento. Nel loro manifesto, i fondatori de “L’intellettuale dissidente” affermano infatti, programmaticamente, che “l’azione politica deve essere <<spoliticizzata>> e trasferirsi interamente nella cultura, nella garanzia di accessibilità che questa offre, al di là delle fazioni e degli schieramenti, come rete unitaria, come apparato organico, come adesione a un progetto unico, non delineato, non scritto, non manifestato”.

Ne viene fuori appunto una melassa in cui gli antiliberali di ogni risma figurano fianco a fianco in una santa crociata contro il cosiddetto “pensiero unico globalista”, trovando nel sovranismo un ideale punto di incontro tra istanze della destra e della sinistra radicale (non mancano infatti fra gli ospiti figure facenti capo a quest’area come Thomas Fazi e Carlo Formenti e, tra gli organizzatori, emblematica la presenza di Francesco Iacopetti, militante del Partito Comunista stalinista di Rizzo, fra i 7 membri del consiglio direttivo del festival) come denunciato già da Valerio RenziCome da tutto questo possa uscire un qualcosa di utile e di intellettualmente impugnabile sul terreno concreto della lotta di classe da parte degli oppressi di ogni razza e genere, rimane un mistero.

A fronte di una così palese egemonia dell’editoria fascista o criptofascista a Libropolis, quelle case editrici che nulla avrebbero a che spartire col ciarpame ideologico che troverà spazio a Pietrasanta dal 18 al 20 ottobre prossimo, crediamo che dovrebbero assumersi la scelta di abbandonare il festival.

Oggi l’antifascismo militante viene spesso delegittimato e criminalizzato in nome dell’idea che i fascisti si possano  e anzi si debbano combattere quasi esclusivamente con i libri e con la cultura. Bene, diciamo a costoro: questa è un’occasione buona per dimostrarlo. Non si espongono i propri libri accanto a quelli dei fascisti, non ci si confronta con loro, non si dà loro legittimità, né si partecipa ai festival che li accolgono a braccia aperte. Oppure, semplicemente, non si è antifascisti.

Siamo da poco entrati in una fase pericolosa, a rischio sonnolenza e smobilitazione. Lo strano esito della crisi agostana scatenata da Salvini e ritortasi poi contro di lui, rischia di produrre in un pezzo largo di società un acquietamento, un senso di distensione per la minaccia scampata che è del tutto sciocco e irresponsabile già sul breve-medio periodo. Coi fascisti e con l’estrema destra dovremo ancora fare i conti a lungo, e non sarà certo la censura di facebook (a proposito, per quelli che “la sinistra riparta da Zuckerberg”: la stessa censura ha già colpito innumerevoli volte pagine e profili personali solidali con la causa della rivoluzione del Rojava, ovvero uno dei bastioni mondiali dell’antifascismo contemporaneo. Quindi di che cavolo ci si entusiasma?) a farli scomparire dalla circolazione. è responsabilità di ognuno e ognuna mantenere alta la vigilanza antifascista, togliere ai camerati e ai loro sodali (sdoganatori di sinistra compresi) ogni spazio di agibilità e di visibilità che ne possa favorire la crescita e il radicamento. Nei festival culturali come nelle strade, nelle scuole, negli stadi, nei quartieri.

Boicottiamo Libropolis!

Boicottiamo le vetrine dell’estrema destra!

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