Non si può lavorare in queste condizioni. Intervista a un operaio della Essity (ex Sca) di Porcari

Proponiamo qui sotto un’intervista a un operaio della Essity (ex Sca) di Porcari che ci racconta dello sciopero verificatosi martedì nella sua cartiera, scaturito dalla pretesa dell’azienda di aumentare i volumi di produzione nonostante il perdurante  rischio di contagio.

Da diversi giorni in tutta Italia sta emergendo e crescendo in forma spontanea una indisponibilità dei lavoratori e delle lavoratrici a continuare a mandare avanti la produzioni nel quadro dell’epidemia di Coronavirus. Riteniamo inaccettabile che si continui anche in questa situazione a mettere il profitto dei padroni davanti alla salute di chi lavora e dei loro famigliari. Non ci sorprende nemmeno la vergognosa accondiscendenza dei sindacati confederali, capaci solo di collezionare rese senza condizioni prima ancora di dar battaglia. è solo su se stessi, sulla loro capacità di autorganizzarsi che i lavoratori e le lavoratrici possono fare affidamento

Per parte nostra dunque non possiamo che appoggiare e incoraggiare tutte le forme di sciopero e rifiuto del lavoro che si stanno dando in questo momento nei settori produttivi non essenziali, perché se dobbiamo restare a casa, dobbiamo avere il diritto di restarci tutti, e in condizioni di sicurezza economica.

Con l’auspicio che simili gesti di insubordinazione si moltiplichino, mettiamo a disposizione il nostro sito per raccogliere testimonianze, storie di disagio e lotta di tutti coloro che sperimentano ogni giorno sulla propria pelle che no, neanche ora siamo tutti sulla stessa barca.

 

1)Quali sono state le motivazioni del vostro sciopero? Che cosa rivendicate?

Le motivazioni sono molto semplici: riteniamo i protocolli sicurezza molto deboli, inconsistenti da un punto di vista scientifico, non conoscendo bene ancora tutte le casistiche e le modalità di contagio. Di difficile applicazione in tutte le realtà lavorative, devi essere forte per farle rispettare ed è impossibile comunque. E per un problema politico e democratico enorme: chi lo ha firmato? Chi lo ha deciso? Si è ascoltata la base e i lavoratori? Per cui lo sciopero è stato prima contro il sindacato confederale, poi contro i padroni che alla richiesta di fermo o diminuzione modulare hanno avuto la faccia di chiedere un aumento della produzione e dei volumi, probabilmente perché in Germania e in tutto il Nord Europa manca carta igienica.

 

2)Come vi siete organizzati?

Siamo organizzati da sempre! Lo abbiamo fatto soprattutto in modo telefonico, ci sono stati giorni e giorni di confronto per arrivare ad una sintesi.

 

3)Quali sono state le reazioni del sindacato e dei padroni?

La reazione del sindacato è stata inconsistente, non ci hanno ufficialmente ostacolato, ma certo non hanno fatto niente per sostenerci, spettatori a cui paghiamo le tessere e che hanno ascoltato la voce anche dei loro padroni, difendono un mondo che si sta sgretolando, perché anche loro fanno parte di quel mondo di privilegi e potere. Personalmente la mia tessera Cgil si vaporizzerà orientandomi su sindacati di base.

 

4)Avete ricevuto solidarietà da qualcuno? Pensate che la vostra lotta possa essere esportata in altri contesti lavorativi?

Abbiamo ricevuto molta solidarietà interna, da parte di pezzi del sindacato ed esterna moltissima.

 

5)La pandemia coronavirus e la sua gestione da parte del governo e dell’UE ha scoperto nervi malcelati dal punto di vista del lavoro, del diritto alla salute e più in generale ha messo in evidenza le contraddizioni insite nel sistema neoliberista. Che prospettive pensi che tutto questo possa aprire nelle lotte nel breve e nel lungo termine?

Le prospettive e gli scenari che si apriranno sono moltissime, credo ci sarà un tentativo di ulteriore accentramento capitalistico, le tensioni che si creeranno saranno enormi e nelle tensioni e nelle lotte nascono nuove idee. D’altra parte il capitale per governare queste dinamiche e tensioni potrebbe tentare svolte autoritarie e diminuzione delle libertà e dei diritti. Un pericolo reale che dovremo fronteggiare se si creano i necessari rapporti di forza.

 

6)Tutta Italia è relegata in casa, la libertà personale è duramente ristretta ma i lavoratori devono recarsi ogni giorno nelle fabbriche, gomito a gomito coi propri colleghi e senza protezioni adeguate, col rischio non solo di contrarre il virus ma di contagiare i propri cari. Cosa pensi di tutto questo?

È assolutamente demenziale. Vorrebbero far passare questo principio di massima cautela, tutti a casa. Ma se sei un lavoratore NO, come se i lavoratori fossero in una specie di bolla protetta a se stante. No, questa ipocrisia prima di tutto sindacale nasconde la faccia padronale, è la borghesia nazionale che teme che fermandosi perderebbero quote di mercato e profitti! In questo quadro la classe dirigente in questo paese chiede il sacrificio dei lavoratori considerati poco più che “effetti collaterali” per mantenere su il loro baraccone con i privilegi e il potere di prima. Si aprono scenari unici, credo che i lavoratori devono lottare per prendersi uno spazio, per decidere sempre di più sulle proprie vite.

 

7)Fa scalpore la vicenda di due addette alle pulizie della Cooperativa Innova Salento nell’ospedale di Livorno per aver denunciato la mancanza di mascherine e guanti. Cosa ti senti di dire su ciò?

Ci sono realtà di proletariato e sottoproletariato dove la prepotenza dei padroni trova tutta la violenza e la negazione dei diritti possibili. Dove non si possono organizzare, dove i lavoratori sono troppi deboli i padroni mostrano la loro faccia orrenda che in altri luoghi, in realtà multinazionali come la nostra, è nascosto dietro una finta disponibilità per poi portare avanti la stessa formuletta della “tecnica” ossia il raggiungimento massimo degli scopi. Con l’utilizzo minimo dei mezzi. Cercando di trasformare tutti in funzionari di apparati tecnici che rispondono solo all’apparato. Mi permetto di finire questa breve chiacchierata con una citazione del filosofo Günter Anders: “il nazismo è solo un teatrino di provincia rispetto a quello che l’età della tecnica metterà in scena.”

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