Si sposta per cercare lavoro ma viene multato. Il dramma della quarantena senza un reddito

Da un articolo di Lucca in Diretta pubblicato ieri pomeriggio abbiamo letto di un uomo che, residente a Viterbo, si era spostato fino a Viareggio in cerca di lavoro ed è stato quindi multato secondo le ultime normative anti-contagio del 25 marzo. Al di là della cronaca di quello che, a detta della fetta benpensante di questo paese, è solo uno dei tanti comportamenti sconsiderati in questo periodo di quarantena, vorremmo esprimere le nostre considerazioni riguardo a quella parte che nolente o volente, non può permettersi di rimanere a casa ad aspettare tempi migliori.

 

Che la quarantena non sia uguale per tutti è un dato di fatto: non tutti hanno gli stessi spazi domestici, non tutti possono uscire a prendere una boccata d’aria in giardino, non tutti possono sopportare la reclusione allo stesso modo. C’è poi chi ha un problema più radicale: in questo periodo di quarantena non sta percependo alcuno stipendio o lo ha visto ridimensionato. Stiamo parlando di lavoratori a nero o a chiamata, cassaintegrati e coloro che invece sono stati licenziati, sfruttando magari un contratto scaduto che non è stato rinnovato.

Per tutti questi rimanere in casa senza fare niente non è un’opzione: nonostante i timidi tentativi dell’esecutivo Conte di porre una pezza a una situazione già disastrata prima della pandemia, si fa fatica a fare la spesa, a pagare affitti e bollette. E se non ho niente da mangiare, davvero andrà tutto bene? Se non riesco a pagare l’affitto e vengo sfrattato, come farò a restare a casa potrei chiedermi?

L’altra faccia della medaglia invece appartiene a coloro che, nonostante il lockdown, devono lavorare gomito a gomito con colleghi e/o clienti potenzialmente infetti, magari senza nessuna protezione o protezione molto scarsa. Caso eloquente è la provincia di Bergamo, dove gli industriali hanno ben più di un morto contagiato sulla coscienza, presto ripulita da un minuto di silenzio istituzionale.

Ci appare chiaro dunque che ora come ogniqualvolta si presenti una crisi, il Capitale cerchi di riversarla su coloro che stanno più in basso: sta a noi non permetterglielo. La paura e l’incertezza per l’ora, ancora prima del dopo quarantena, come anche la voglia di riscatto si ritrova già in molti episodi che ci suggeriscono che una parte del paese non ce la sta facendo e, spontaneamente o in modo organizzato, sta cercando di riprendersi la propria dignità. In molti sui posti di lavoro stanno scioperando, per chiedere di poter lavorare al sicuro dal contagio o essere mandati a casa con lo stipendio; nei supermercati gruppi di persone si organizzano spontaneamente per non pagare la spesa. A nostro avviso ora più che mai serve organizzarsi per far fronte comune e chiedere un reddito di quarantena universale e inclusivo, il blocco degli affitti e degli sfratti e la cancellazione delle bollette. Alcuni di noi non hanno i mezzi per sopravvivere queste settimane o quelle del dopo, prendiamoceli!

 

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