Quarantena e abusi in divisa

Ricondividiamo il comunicato del centro sociale Sars di Viareggio che denuncia un grave episodio di violenza poliziesca avvenuto ieri pomeriggio a Stiava, frazione di Massarosa, a danno di un signore che stava semplicemente portando a passeggio il cane.

I media locali sono stati puntualmente imbeccati dai verbali del commissariato che ha ribaltato i ruoli fra aggressori e aggrediti, secondo un copione già visto; copione che dovrebbe destare spontaneamente sospetto in un paese che ha conosciuto nei dettagli il caso Cucchi, e a cui, soltanto di recente, è stata propinata la versione di una decina di detenuti morti di overdose durante la repressione delle rivolte carcerarie di inizio marzo.

Denunciare queste violenze e queste forme di abuso, creare un tessuto di solidarietà attorno alle vittime, diventa sempre più indispensabile e necessario a fronte delle tensioni sociali che non potranno che aumentare nei prossimi mesi in conseguenza della crisi economica. 

 

“MASCHERINE E MANGANELLI!
Anche ieri, giovedì 9 aprile, è successo qualcosa di grave.
Il colpevole non è il virus ma qualcosa di ancora più deplorevole: la violenza da parte delle forze dell’ordine che vediamo esponenzialmente aumentare in questi giorni.
E’ successo a Stiava, piccola frazione di Massarosa (LU) intorno alle 17:00. Un uomo di 65 anni che molti in paese conoscono e salutano con un sorriso, stava portando a passeggio la sua giovane cagnolina, nei paraggi, come di consueto, quando due carabinieri del comando di Massarosa (anch’essi molto noti…) lo hanno fermato, ritenendolo troppo lontano dalla sua abitazione e perché sprovvisto di mascherina (che neanche i carabinieri indossavano),e hanno iniziato a minacciarlo di multe e denunce, mentre l’uomo sarebbe tornato a casa nel giro di pochi minuti.
Ne è nata una discussione presto fatta degenerare dai militari, che, prontamente scesi dalla vettura, hanno spintonato il pericoloso passeggiatore, lo hanno buttato a terra e colpito con manganello e calci. Alla vista del sangue, una signora dalla finestra chiedeva a gran voce di chiamare un’ambulanza.
Il malcapitato è stato portato via malconcio, ma in manette e senza ambulanza.
Nel frattempo il vicinato allarmato è sceso in strada. Sono infatti diversi i testimoni oculari. Sopraggiunta la polizia municipale, è stato ordinato a tutti di rientrare in casa.
Mentre la vittima si trovava ancora al Pronto Soccorso, i vertici dei carabinieri locali, supportati da qualche anonimo pennivendolo, si stavano già prodigando per creare e diramare una versione tanto creativa quanto vigliacca per coprire il loro ignobile operato.
Questo è il racconto dei fatti, la realtà sarà presto sotto gli occhi di tutti grazie alle diverse testimonianze dei paesani. Sebbene evidente lo stato di eccezionalità che viviamo, non è accettabile l’abuso di potere di chi da tutore si autoproclama sceriffo.
Viene da chiedersi fino a che punto l’emergenza sanitaria, che presto sarà economica e sociale, potrà giustificare un uso sproporzionato della forza.
Che ruolo avrà questa forza nel futuro prossimo quando il problema non sarà più difendere la salute di tutti ma reinstaurare quell’ordine che si è dimostrato fallace e privativo per molti? Purtroppo gli scenari che si aprono sono cupi e vedranno emergere l’ingiustizia strutturale sulla quale questo sistema si fonda.
Quale sarà la risposta quando disagio e impoverimenti ci costringeranno a ripensare e difendere i nostri diritti sul lavoro, negli ospedali, nelle scuole e nelle strade?
Le soluzioni non verranno dall’alto, solo la solidarietà e la capacità di autorganizzarsi potrà aiutarci a uscire da un futuro buio che sembra già scritto.”

 

Dalla pagina facebook di Acad – Associazione Contro gli Abusi in Divisa Onlus  riportiamo inoltre la testimonianza diretta della vittima, versione confermata da ben 5 testimoni che sono stati contattati dai familiari:

“Stavo portando a spasso il canino, al massimo a 600 metri da casa, non davo noia a nessuno, non potevo contagiare nessuno”.

“Mi hanno fermato i carabinieri, mi hanno detto che non avevo la mascherina ed ero troppo lontano da casa. Ho spiegato di non stare nemmeno a scrivere il mio nome tanto sono disoccupato e 280 euro di multa non li posso pagare. Mi hanno messo le mani addosso. ‘Guardi che le mani addosso non me le potete mettere’, ho detto. Hanno cominciato a spintonarmi, e poi spintonarmi ancora, senza mascherina, un’altro a messo le mani due o tre volte sulla pistola, un altro ha tirato fuori il manganello, io a quel punto per difendermi ho tirato un calcio. Mi hanno buttato a terra, picchiato sulla fronte e sulla faccia, sanguinavo in faccia, mi hanno messo le manette e portato per un’ora e mezzo in caserma”.

“Poi sono andato al pronto soccorso e mi hanno dato 5 giorni di prognosi. Ora voglio denunciarli. Tra l’altro, dopo che mi hanno licenziato da un calzaturificio, io anche i 280 euro per la multa non ce li ho proprio”.

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