“Non siamo tutti sulla stessa barca”. Un contributo del Cip San Concordio sulla crisi Covid-19

Riceviamo e pubblichiamo come contributo al dibattito un documento del Cip San Concordio contenente alcune riflessioni sulla crisi in corso, sulle risposte date finora tanto sul piano nazionale e locale, e che si conclude ponendo sul tavolo una serie di rivendicazioni.

 

“NON SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA. RIFLESSIONI E PROPOSTE SULLA CRISI CORONAVIRUS

In questo tempo difficile per tutti non è vero che siamo sulla stessa barca. Anche sul piano immediato dell’emergenza sanitaria e delle misure adottate.

Il ritardo e le forme con cui il Governo ha imposto il distanziamento sociale, non fermando in tempo la produzione nei settori non essenziali, rispecchiano la visione e gli interessi delle classi dominanti di anteporre il profitto a tutto, anche alla salute pubblica e alla vita dei lavoratori.

La risposta insufficiente del sistema sanitario, nonostante l’abnegazione e il sacrificio del personale, riflette anni di tagli alla sanità pubblica fatti da quelle stesse classi dominanti nell’interesse del settore privato. Esempio drammatico: nella sola regione Lombardia, dove la pandemia ha il tasso di mortalità più alto del mondo, sono stati tagliati 300.000 posti letto negli ultimi 30 anni. In questo sono responsabili tutti i governi di centro-sinistra-destra e le forze politiche che li hanno sostenuti. “Ce lo chiede l’Europa”, ricordate?

L’Unione Europea, appunto. Qualsiasi strada (liberista o neo-keynesiana) verrà intrapresa dall’UE e dal Governo per affrontare la crisi economica sarà sempre nell’ottica di rilanciare il sistema economico basato sul profitto privato delle classi benestanti e sullo sfruttamento dei lavoratori, quello stesso sistema che ci ha portato in questa situazione. Verranno distribuiti dei “contentini” insufficienti per chi ha perso il lavoro, deve pagare un affitto e/o un mutuo, o era costretto a vivere di lavoro nero, mentre non mancheranno gli aiuti alle banche e alle imprese, in misura crescente rispetto alle dimensioni. Giusto in questi giorni il ministero dell’economia stanzia fondi per prestiti garantiti per 200 miliardi per imprese medio-grandi, mentre dopo Pasqua arriveranno 40 miliardi con misure a sostegno di sanità, aziende, lavoratori, enti locali e famiglie. Insomma più soldi ai ricchi e briciole per i poveri che vedranno semplicemente transitare quei soldi dalle loro tasche verso quelle dei ricchi, dovendo appunto far fronte alle spese per sopravvivere.

 

IL PROFITTO è LA NOSTRA MORTE

Negli ultimi anni abbiamo visto cancellare sempre più i diritti dei lavoratori: salari bassi, sicurezza sul lavoro ridotta al minimo, riduzione del potere di acquisto. Tutto questo è il risultato di concertazioni al ribasso da parte dei sindacati confederali che da decenni hanno venduto loro stessi e i lavoratori tutti ai padroni.

Lasciando aperte tutte le fabbriche per quasi un mese dall’esplosione del contagio, pur  consapevoli dei rischi e certi di non poter garantire le disposizioni di sicurezza, i sindacati nel loro silenzio si sono resi responsabili insieme a Confindustria, Stato e comitato scientifico, di un aumento esponenziale di contagi e di morti in tutta la penisola, specie nel nord Italia. Tutti sapevano della pandemia e dei rischi, ma per un mese hanno lasciato contagiare i lavoratori e le loro famiglie. Il profitto al di sopra di tutto e di tutti.

Ma c’è a chi va forse anche peggio. L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza l’esistenza di una fetta importante di lavoratori, che più per obbligo che per scelta, sono costretti ad accettare lavori senza tutele e diritti, dove spesso l’orario lavorativo va oltre le ore concordate dal contratto, quando ce ne è uno, e dove si percepiscono salari da fame.

Dal campo della ristorazione a quello di colf e badanti, dai servizi inerenti la cura della persona al settore dell’artigianato, dai semplici operai ai facchini, dagli addetti ai call-center fino ad arrivare ai braccianti nei campi del Mezzogiorno.

Un vero e proprio esercito di sfruttati, (3.700.000 unità, stando ai dati ISTAT più recenti, pari al 12,1 % del PIL) che non hanno o che hanno solo in parte tutele sanitarie ed economiche, vittime, ben da prima dell’emergenza sanitaria, di un sistema lavorativo che favorisce il profitto dei padroni ai danni dei lavoratori. Per loro non ci sarà nessuna cassa integrazione straordinaria, o si ridurrà a pochi spiccioli in base ai contratti-capestro fittizi a cui sono sottoposti.

Che ne sarà di tutti loro ora che non lavorano?

È necessario che il Governo attui subito un estensione del reddito di cittadinanza o introduca un reddito di quarantena.

Tutti devono avere il diritto a una vita dignitosa e quindi un salario garantito. 

Chiediamo inoltre che tutte le utenze basilari (elettricità, gas, telefono, connessione internet, ma anche assicurazione e bollo della macchina ad esempio) vengano sospese, non solo per il periodo durante il quale ci viene richiesto di rimanere chiusi in casa, ma finché non sarà garantito il ritorno ad un tenore di vita accettabile.

Infatti nel momento in cui il Governo ci permetterà di ritornare al nostro lavoro (per chi ce l’ha, e non è detto che lo ritroverà) e che il reddito ritornerà quelle che era prima della crisi (peraltro già insoddisfacente per la grande maggioranza della popolazione), le persone che durante il “restate a casa” non hanno guadagnato niente, con cosa dovrebbero poi pagare le spese?

Anche quelle che riceveranno il contributo di 600 euro (una tantum) dovrebbero poi spendere quei soldi per pagare appunto bollette, mutuo e affitto. Quanto gli rimarrà per comprarsi da mangiare e per pagare il resto?

 

CHI GUADAGNA DALLA CRISI DEL CORONAVIRUS?

Non siamo tutti sulla stessa barca perché da questa crisi c’è chi ha già guadagnato e continua a farlo.

Nel febbraio 2020, prima dell’esplosione del corona virus in borsa, Jeff Bezos, proprietario di Amazon, nonché l’uomo più ricco del mondo secondo l’ultima classifica di Forbes, ha fatto la più grande vendita di azioni personali della sua storia imprenditoriale, realizzando guadagni per 2,3 miliardi di dollari, guarda caso ha messo in vendita in una settimana quanto le altre volte non vendeva in un anno. Poi chiaramente ha ricomprato quando non valevano nulla.  Non è che ha venduto Amazon, ha fatto cassa. E con lui altri pochi fondi di investimento che però sulla crisi Coronavirus hanno guadagnato miliardi di dollari in totale!

La fetta individuale più grossa Bezos, come certificato da Bloomberg Billionaire Index, che ci tiene a tenere sempre aggiornata la classifica, ma tutti i grandi capitalisti del pianeta ci hanno già guadagnato incredibilmente tanto.

Senza contare che il commercio online, in tempo di segregazione da Coronavirus, ha conosciuto un incremento di profitti già di suo. C’è chi calcola un incremento di oltre l’80% del commercio online, e Amazon in occidente è il leader incontrastato del settore. Inoltre tenendo presente la quantità di attività al dettaglio chiuse in questo momento, opera praticamente in regime di monopolio di fatto dell’intera distribuzione che non sia alimentare.

 

CHI È CHE DEVE PAGARE LA CRISI?

In italia più della metà della ricchezza (il 57%) è posseduta da un 10% di popolazione, per un totale di 4000 miliardi di €uro. Basterebbe una patrimoniale del 10% solo sui super ricchi per reperire subito 400 miliardi (pari circa a 10 anni di finanziarie ordinarie).

Inoltre l’Italia stanzia oltre 26 miliardi di euro l’anno in spese militari, di cui oltre 1,5 miliardi per le missioni all’estero. Un incremento costante negli ultimi anni che lo portano ad essere oggi il decimo paese al mondo per spese militari, oltre l’1,2% del PIL, ma non basta.

L’Italia è membro della NATO, e come tale è stato più volte richiamato dagli USA, anche in questi giorni di Coronavirus, in cui il Patto atlantico si è allargato ulteriormente ad Est con “l’annessione” della Macedonia del Nord, ad aumentare il suo tetto di spesa per portarlo all’1,5 % del PIL. Uno sforzo richiesto a tutti gli alleati che non raggiungono questa cifra, ma necessario secondo il Segretario di Stato statunitense per “mantenere la capacità di difendersi” dall’aggressione Russa.

Tempo di Coronavirus, lo stesso in cui impossibilitati per evidenti motivi sanitari  ad inviare in Europa il più grande contingente di soldati mai dispiegato in un’esercitazione (”Defender Europe 2020” con 30.000 uomini), si sostituiscono con un bel po’ di bombardieri nucleari B-12 Spirit ( costo: oltre 2 miliardi di dollari l’uno, l’aereo più caro del mondo) che sfrecciano sui cieli d’Europa per farci sentire tutti più sicuri e difesi.

Quindi chiediamo di ridurre le spese militari, ridestinandole all’emergenza e agli aiuti economico-sociali di medio e lungo periodo, rifiutando l’assurda logica che le vuole gonfiate in nome della difesa da un’inesistente aggressione russa e in particolare tagliare l’acquisto, praticamente imposto dagli Stati Uniti, dei famigerati caccia F-35 e chiudere subito tutte le missioni militari italiane all’estero.

 

COSA FA IL COMUNE DI LUCCA?

A differenza dei comuni principali della provincia, ovvero Viareggio e Capannori, per adesso Lucca aspetta. Dei fondi stanziati dal governo per l’emergenza alimentare Lucca riceve 470.000 € da destinare a buoni spesa per chi ne faccia richiesta. Tanti? Pochi? Non è dato sapere perché ad oggi non abbiamo i numeri reali di chi si trova in difficoltà.

Per il resto, è notizia di questi giorni che la Giunta ha deciso di posticipare al 30/06/20 tutte le tasse in scadenza dal 08/03/20 al 31/05/20. Attenzione: posticipare e non annullare.

Voci dicono che si tratta solo di un provvedimento provvisorio in attesa di circolari ministeriali. Tuttavia Viareggio ha posticipato di default al 30/09/20, cioè ben 3 mesi dopo e ha già deliberato riduzioni di aliquote e di canoni. Non risultano invece posticipate Tari e Imu: la prima perché in carico a Sistema Ambiente e la seconda perché non ci sono scadenze nell’immediato. Bontà loro, Geal e Sistema Ambiente non posticipano le utenze, ma non chiederanno interessi di mora (!!!).

Per le attività commerciali è stato invece istituito un fondo di 100.000 €, a cui possono contribuire enti, associazioni e fondazioni bancarie. E qui arriviamo al secondo nodo: il tessuto di piccole e piccolissime imprese chiuse per decreto al momento hanno come unica prospettiva l’accesso agevolato al credito, ossia l’indebitamento, e la carità pelosa delle fondazioni bancarie, degli enti e delle associazioni. Tralasciando le associazioni, che spesso sono gruppi di volenterosi come noi, fa un po’ specie che tra gli eventuali donatori ci siano proprio quelle fondazioni bancarie che, da una parte, costringono all’indebitamento attraverso la propria compagine finanziaria e, dall’altra, rendono le briciole in cambio di ossequi.

Del resto tutto questo è solo il microcosmo di un sistema economico che si fonda, dal singolo agli stati, sulle catene del debito, in mano al grande capitale.

Vogliamo aiuti alle famiglie, ai lavoratori, ai precari e disoccupati, ai piccoli imprenditori e alle piccole partite iIVA, non finanziamenti a banche e fondi di investimento con cui indebitarsi poi per tutta la vita. Non vogliamo essere schiavi economici!

 

NON SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA

PER AFFRONTARE LA CRISI CORONAVIRUS CHIEDIAMO:

  • TASSA PATRIMONIALE
    del 10% sul 10% più ricco della popolazione per recuperare 400 miliardi di euro
  • DIRITTO A STARE A CASA A SALARIO PIENO
    per tutti i lavoratori non operanti nei servizi essenziali, fino a fine pandemia
  • TAMPONE PER TUTTI
    prevenzione straordinaria partendo da chi è obbligato a lavorare
  • TAGLIO DRASTICO SULLE SPESE MILITARI
    e grandi opere da destinare alla spesa sociale e sanitaria
  • ASSUNZIONI STABILI
    e non precarie del personale sanitario e infermieristico
  • SALARIO DI QUARANTENA
    per tutti i disoccupati, i precari, i lavoratori non garantiti, comprese le piccole partite IVA
  • BLOCCO IMMEDIATO DI AFFITTI, MUTUI e BOLLETTE per chi perde il lavoro e moratoria per le fasce più deboli della popolazione
  • REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI STRANIERI oggi clandestini, quindi ipersfruttati e a privi di tutele sanitarie sul posto di lavoro
  • REQUISIZIONE DELLE CLINICHE PRIVATE per affrontare l’emergenza sanitaria in tutte Italia
  • UNA SANITà TOTALMENTE PUBBLICA E STATALE totalmente gratuita per tutti, cancellando ogni forma di sanità privata
  • CESSARE OGNI FINANZIAMENTO ALLA SCUOLA PRIVATA (500 milioni di euro l’anno, erogati a chiunque la frequenti aldilà del reddito familiare) per un’istruzione pubblica statale garantita per tutti per le scuole di ogni ordine e grado

 

CIP – S.CONCORDIO”

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