L’altra faccia di Lucca. Un’inchiesta di Potere al Popolo

Diamo spazio sul nostro sito al lavoro d’inchiesta svolto da Potere al Popolo Lucca riguardo alla situazione criminale del famoso fondo di Via dell’Angelo 33, portato alla ribalta della cronaca cittadina per l’aggressione subita da un pizzaiolo lo scorso sabato e la successiva scoperta da parte delle forze dell’ordine di un vero e proprio dormitorio abusivo abitato in condizioni disumane da una ventina di persone tra italiani e stranieri paganti un affitto in nero di 250 € (a testa). Anche l’intervistato si è trovato a passare del tempo in quel fondo e porta oggi la sua testimonianza. Dalle sue parole viene delineato un sistema fatto di abusi, ricatti, criminalità, prostituzione e lucro sui più deboli, operato praticamente alla luce del sole e già segnalato, non senza difficoltà, alle forze dell’ordine che però hanno, non si sa bene perché, tardato ad agire. Questo spaccato ci mostra un’altra Lucca nascosta in bella vista, ci mostra come un noto parafascista ed ex esponente di Fratelli d’Italia, che con la caccia al disperato ha fatto la propria fortuna politica, ha fatto sugli stessi lauti guadagni. Ovviamente nessuno di questi figuri ha ancora subito conseguenze, mentre le loro vittime sono state sgomberate dal comune, senza però una soluzione di ripiego: l’amministrazione li ha indirizzati verso i dormitori comunali che però sono già pieni. Come al solito l’unica risposta che riescono a dare le istituzioni è lavarsene le mani e far ricadere tutto il peso della vicenda su coloro che ne sono le vittime. Vedremo gli sviluppi della faccenda. Ci torneremo sicuramente sopra.

 

“ESTORSIONE, RICATTI E PROSTITUZIONE
Una storia della Lucca sotterranea che nessuno vuole raccontarvi.

Vi avevamo già parlato di Roberto (nome di fantasia).

E’ stato uno dei primi beneficiari dei pacchi alimentari che stiamo distribuendo grazie alla Cassa di Resistenza della Società di Mutuo Soccorso “G. Garibaldi”

Roberto ha avuto anni difficili e si è trovato più di una volta a dormire per strada. Negli ultimi mesi ha spesso trovato da dormire, pagando in nero 250 euro al mese, in un rifugio per disperati in centro città.

Stiamo parlando proprio del fondo commerciale, di proprietà della famiglia di un noto imprenditore e politico cittadino e preso in gestione da una società a delinquere che pare essere dedita alle truffe immobiliari, finito al centro della cronaca cittadina degli ultimi giorni, in cui a seguito di una grave aggressione 15 persone sono state trovate ammassate come animali.

Roberto ci aveva già accennato alle cose terribili e al sistema contorto che i gestori di quel posto avrebbero messo in piedi per spremere denaro dagli inquilini: una fitta rete di minacce, ricatti, prestanome e fogli fatti firmare in bianco per tenere gli ospiti in una situazione di precarietà e vulnerabilità.

Oggi Roberto, a seguito della ribalta mediatica ottenuta dal caso, ha piacere a rilasciarci questa intervista, per aiutarci (ed aiutarvi) a capire com’è la vita di un senzatetto nella Lucca sotterranea, quella che non vedrete vicino alle vetrine o durante i grandi eventi.

Roberto, inizia parlandoci di come sei finito in via dell’angelo custode 33.
L’anno scorso avevo perso il lavoro e subìto uno sfratto, quindi mi sono messo a cercare degli alloggi temporanei. Su internet tutti gli annunci per case condivise e posti letto a prezzo contenuto rimandavano alle persone che gestivano quello scantinato, così a dicembre ci sono entrato per la prima volta.

Ci puoi parlare delle condizioni in cui era l’alloggio?
Il fondo era in condizioni disastrose: si trattava di uno stanzone unico, il lavandino era rotto e l’acqua arrivava fino al corridoio. Poco dopo il mio arrivo hanno messo degli armadi come divisori creando “stanze” da 6 posti letto. Non c’era cucina, il bagno era un disastro, gli inquilini cucinavano con piastre elettriche personali, mancavano frigoriferi, nessuna privacy. La luce mancava anche per lunghi periodi, così come l’acqua corrente.

Chi erano gli altri coinquilini?
Si trattava quasi esclusivamente di immigrati. Ogni “stanza” da 6 era riservata ad una nazionalità: marocchini, afghani, pakistani. Quasi subito comunque ho capito che via dell’angelo custode era una specie di base di smistamento verso altri alloggi

Ci sono quindi altre strutture in città?
Assolutamente si, che io sappia almeno 6, tutte riconducibili alle stesse persone. Gli altri alloggi sono in condizioni un pochino migliori e gli inquilini vi vengono mandati quando riescono a pagare una cifra maggiore, oppure quando iniziano a lavorare per il gestore.

E chi è questo gestore?
Si chiama V., è colui che attraverso varie società e prestanome gestisce tutta la rete degli alloggi, oltre a condurre altre attività truffaldine sempre in campo immobiliare in collaborazione con altri soci italiani.

Quindi V. In qualche modo “recluta” alcuni inquilini? Per quale tipo di lavori?
Si, alcuni di loro. A volte offre lavori normali (anche se a nero), tipo imbiancatura, lavori da elettricista, idraulica, traslochi. Poi ci sono i lavori meno leciti

Ad esempio?
Quando vede che una persona è disponibile, gli offre di diventare uno dei suoi scagnozzi: controllo degli inquilini, minacce, riscossione degli affitti con metodi intimidatori. V. cerca sempre di avere almeno uno dei suoi in ogni struttura, per vigilare e intervenire dove necessario. Aveva offerto anche a me di farlo ma io mi sono rifiutato. Alle donne, soprattutto se carine, vengono offerti lavori di “intrattenimento”, nonché collaborazioni con potenziali clienti per ampliare il giro d’affari. Il resto ve lo potete immaginare. Chi accetta di lavorare per lui spesso non deve più pagare l’affitto, chi invece si rifiuta e non può pagare viene buttato per strada.

Ci sono altri metodi con cui V. tiene sotto controllo gli inquilini?
Certo. Ogni volta che qualcuno firma un contratto semiregolare (che fosse di affitto o di lavoro in una delle sue società) gli fa firmare anche dei fogli in bianco. Questi fogli poi li utilizza in vario modo: fa accendere volture a nome degli inquilini per non figurare in prima persona, chiede prestiti a Findomestic che poi incassa lui. In tale modo si è creato una serie di prestanome ricattabili e lui estende la sua rete di affari esponendosi il meno possibile.

Quello che ci racconti è di una gravità assoluta. Ma non avete mai avuto contatti con le forze dell’ordine, per denunciare questo stato di cose?
Si, io personalmente sono stato chiamato ed ho rilasciato molte dichiarazioni alle forze dell’ordine, ma poi non ne ho più saputo niente. Dovete capire che è difficile esporsi quando si è vulnerabili e ricattabili: nonostante tutto io non avevo altra scelta se non continuare ad abitare negli alloggi riconducibili a V., e lui ci ha sempre detto di non avere paura di niente, di avere molte conoscenze e protezioni. Anche le volte che sono stato fermato per controlli per strada gli agenti mi hanno confermato che conoscevano V., non so a che titolo. Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto fare, ma poi apparentemente non c’è stato seguito.”

(Intervista a cura di Potere al Popolo Lucca)

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